Pasticciaccio Gasometro

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C’è stato “un rimpallo di responsabilità tra l’Ufficio Eventi Cittadini del Gabinetto del sindaco e l’Ufficio Tributo del VIII Municipio”, come ha dichiarato Paolo Frullini, Project Manager dell’evento, alla base del clamoroso sequestro del Gasometro 3.0, divenuto ormai il simbolo dell’estate romana.

Il Gasometro Riva Ostiense quest’anno avrebbe inaugurato la sua terza edizione. La manifestazione, nata nel 2013, rapidamente ha conquistato i romani grazie allo standard estremamente alto dell’intrattenimento offerto e ad una location suggestiva. Novantadue metri di acciaio cilindrico, tanti sono quelli del dismesso gasometro di Roma, conferiscono alla manifestazione un sapore unico, quello di industriale pret à porter: a due passi dal centro e comodamente raggiungibile.

Il blitz, messo a segno lo scorso mercoledì da una dozzina di agenti del gruppo Sicurezza Pubblica Emergenziale diretti dal comandante Antonio Di Maggio e affiancati dai colleghi dell’VII gruppo Tintoretto, ha portato alla chiusura al pubblico dell’intera manifestazione. 

Stando alla denuncia di Frullini, i siglli sarebbero scattati a causa di un fraintendimento rispetto al quale il Gasometro 3.0 si dichiara innocente, “abbiamo agito nella massima legittimità e trasparenza”, puntualizza il manager.

Il qui pro quo ruota attorno alla quantificazione del canone OSP: il pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico, le cui tariffe vengono stabilite annualmente con delibera della Giunta Comunale e variano a seconda del tipo di occupazione e dei metri quadri interessati, è necessario per ottenere il provvedimento amministrativo autorizzatorio finale. Ed è proprio a causa della mancanza del nullaosta finale che Gasometro 3.0 è stato costretto a chiudere prematuramente i battenti. 

Se non paghi, non ottieni l’autorizzazione. Viceversa, se paghi dovresti ottenerla. Eppure, lamenta l’organizzazione, che si è vista sigillare l’intera area, il canone è stato pagato, anzi “strapagato” sebbene l’autorizzazione non sia mai arrivata. Frullini ha dichiarato di aver “provveduto a pagare il massimo del canone di occupazione previsto, pur di dar corso alla programmazione della manifestazione, così come approvata all’esito del Bando Pubblico dell’Estate Romana”. 

Stando alle accuse del manager si è trattato quindi di un’azione arbitraria, dovuta all’inefficienza amministrativa e non ad un abuso dei privati. Presunto black-out tra uffici pubblici e paralisi amministrative varie, andate a danno non solo della città di Roma, che si vede ingiustamente privata di una manifestazione particolarmente amata dai romani, ma anche alle 200 persone che, a vario titolo, avrebbero lavorato alla programmazione estiva.

Frullini fa sapere che “ha incaricato i propri legali di intraprendere tutte le iniziative più opportune per la tutela dei propri diritti e dei lavoratori coinvolti”.