30 Luglio 2021

Pubblicato il

Nidi convenzionati, per i gestori una vittoria a metà

di Redazione

Appuntamento a sabato 12 aprile, in p.za Ss. Apostoli: l'onda gialla non si arresta

Mozione in Campidoglio sull’istituzione di una Commissione Indipendente che certifichi i costi delle strutture che erogano servizi all’infanzia: per i nidi convenzionati di Roma, questa è solo una vittoria a metà.

Abbiamo incontrato i gestori e i lavoratori dei nidi convenzionati in ‘protesta’ pacifica sotto la sede dell’Assessorato alla Famiglia, dove sono in presidio da ormai più di due settimane.
Ciò che loro contestano è molto chiaro: la mozione, da quando è stata presentata in Campidoglio a quando è stata votata (dopo 3 sedute) è cambiata radicalmente. Via i riferimenti al pagamento del mese di luglio, via il riferimento agli affitti, ai costi fissi e agli utili, il guadagno dell’imprenditore. Ciò che resta, è l’istituzione di questa Commissione. “Considerando che sono stati appaltati i servizi a Srl, Sas e anche a persone, oltre che alle cooperative, loro devono ricordarselo, altrimenti avrebbero potuto evitare di fare gli appalti” – ci spiegano i gestori in presidio sotto in via Capitan Bavastro, in riferimento all’eliminazione di questi punti cardine dal testo della mozione.

Nella bozza della mozione, infatti “si specificava – ci spiegano ancora – che uno studio del CNEL stabiliva le quote a ora dei bambini, dai 4 ai 6 euro. Secondo noi, però, non venivano considerati i costi amministrativi, i costi degli affitti, l’utile dell’imprenditore. Ma ci hanno risposto che era solo una nostra libera interpretazione, per cui questa voce è stata tolta dalla mozione”.

“Ad oggi, quindi, la mozione riconosce sia la costituzione di un tavolo del CNR che l’istituzione di una Commissione Indipendente che certifichi i costi delle strutture, sia pubbliche che private” – proseguono i gestori dei nidi. E anche qui, sorge un problema: “Se si analizzano i costi del pubblico, è evidente che non si tengono in considerazione i costi dell’affitto, perché il pubblico non lo paga. Anche la certificazione delle spese, quindi dovrebbe essere differenziata a seconda che si riferisca al pubblico o al privato”.

C’è poi la questione di luglio: la delibera 244 dell’era Alemanno aveva stabilito che il pagamento della retta di luglio dovesse essere erogato dalle famiglie solo in caso di frequentazione effettiva. Una soluzione a primo impatto ‘giusta’, salvo poi considerare che i costi fissi delle strutture sono spalmati su 12 mesi e che, senza il pagamento della retta di luglio, né da parte delle famiglie né da parte del Comune,  vengono affrontati con 10 mesi di entrate e non 11.

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“Non condividiamo la proposta che è venuta fuori dall’Assessorato, che propone di risolvere la questione di luglio spostando i bambini dai comunali ai convenzionati, visto che a luglio i comunali vengono accorpati. Se si hanno degli esuberi, allora vengono spostati da noi, ma è tutto da vedere – spiegano i gestori – Potrebbero esserci esuberi, non è detto, e comunque fino ad ora non ne hanno mai avuti”.
Inoltre, tutti i dati che possono essere raccolti ora, sono suscettibili di variazioni: “Noi abbiamo già chiesto alle famiglie che intenzioni hanno per luglio, ma è ancora troppo presto per avere certezze”. Senza considerare che in alcuni Municipi ci sono molti più nidi convenzionati che comunali: “A chi andranno questi bambini eventuali? Si creerebbe discriminazione tra le nostre strutture convenzionate”.

I gestori, comunque, non sono contrari all’istituzione della Commissione Indipendente. “Con questa Commissione si valutano gli aspetti dei costi che noi abbiamo durante l’anno – spiegano – Ma al momento la questione più importante da affrontare e risolvere è una: quella di luglio. Poi c’è anche la questione delle rette che vanno sì aggiornate, e per questo la Commissione va bene, ma non va bene per risolvere il problema di luglio”.

Per questo, i gestori stanno lavorando ad una delibera, da presentare a tutti i capigruppo in Campidoglio per farla sottoscrivere, dove si terrà conto dei costi effettivi, tra cui anche quelli del personale, che si paga su 14 mensilità, “come pure le tasse” – spiegano. “La situazione non è più sostenibile: già abbiamo perso il 30% per effetto dei tagli precedenti e per effetto degli aumenti che sono avvenuti in questi 2 anni a livello nazionale, come 2 punti di IVA, IRAP, indice ISTAT. In più, ora, ci saranno i rinnovi contrattuali, e il costo del lavoro aumenterà. E dovremo tener conto degli arretrati, perché il contratto è scaduto 2 anni fa”.

Tutto questo, che per i gestori è inspiegabile – “Questi nidi sono nati per far risparmiare l’amministrazione, che ha anche investito sulla formazione del personale: costiamo 1/3 in meno di quanto cosa la gestione di un bimbo in un nido comunale”, spiegano – è stato riferito direttamente al sindaco Marino, in occasione della seduta del Consiglio Comunale di martedì scorso, giorno in cui è stata approvata la mozione a firma di Magi e Baglio.

“Sindaco, ora non può più dire che non sapeva nulla” – hanno ‘urlato’ sulle scale i gestori in protesta che, poi, all’interno dell’Aula Giulio Cesare hanno intonato l’inno d’Italia.

Stamattina, comunque, in occasione della protesta di un operatore del Comitato Comunità Giovanile Roma, i gestori dei nidi convenzionati, hanno anche potuto incontrare l’assessore Cattoi, che ha fissato un appuntamento per il prossimo 29 aprile, alle ore 13.

L’appuntamento più vicino, però, è quello di sabato 12 aprile, a p.za Ss. Apostoli, a Roma.
Dress code: maglia gialla, perché l’ “onda gialla” dei nidi convenzionati è decisa a non arrestarsi. Sabato, inoltre, sarà presentato ufficialmente il simbolo che vedrà riuniti tutti i gestori in protesta pacifica. 

 
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