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Roma. La chiusura di Pompi e il trionfo del vivere civile

Vince la legalità contro la sosta selvaggia

“Ecco a cosa porta la doppia fila. Il bar che minaccia: ‘O lasciate il caos qua fuori oppure licenzio 60 persone e vendo ai cinesi’ ”. Titola così il blog Roma Fa Schifo in merito alle voci che circolano sul futuro dello storico locale di San Giovanni, Pompi, marchio storico del tiramisù romano – che, diciamocelo, ultimamente non era più così eccellente.

Sono molte le voci indignate che da più parti si levano in merito ad una probabile emigrazione – al momento nessun conferma, tanto che si parla solo di una “provocazione” – di Pompi all’Eur e alla prossima venuta di un ristorante cinese proprio nei locali di via Albalonga. Ma c’è anche un altro modo di vedere la questione. “Ecco a cosa porta aver tollerato per decenni a Roma la doppia fila. Le attività commerciali si sono strutturate, adeguate attorno al degrado ed al sopruso. Hanno dimensionato la loro grandezza non sulla clientela che meritavano di avere, ma sulla clientela, drogata, che avevano grazie all’illegalità e al caos” – tuonano dal blog.

E infatti. Arrivano i new jersey in via Albalonga – siamo a settembre -, sparisce la sosta selvaggia e diminuiscono anche i guadagni. “Prima eravamo tartassati dai vigili che multavano i clienti in doppia fila (sacrilegio!, ndr), poi col nuovo new jersey che ha ristretto la carreggiata gli affari sono crollati. Perdo 4000 euro al giorno” – dichiara il gestore del bar a Repubblica.  4000 euro che Roma Fa Schifo definisce “usurpati. Dalla prima all’ultima lira. (…) Tanto più che il nuovo arredo non ha tolto manco mezzo posto auto. Semmai ha impedito quelli irregolari”. 

Di fatto, quindi, nessun marchio storico del made in Italy, nessun simbolo di Roma è in pericolo. Nessun attacco alle nostre radici, nessuna minaccia alle nostre tradizioni. Tanto che, poi, lo stesso signor Pompi, fa un passo indietro sulla minaccia della vendita ai cinesi e sempre a Repubblica spiega: “Nessun razzismo, per carità. Il mio voleva essere uno sfogo contro il Municipio che non mi ha permesso di continuare a lavorare serenamente”. Ma serenamente come? E allora, per dirla con Roma Fa Schifo, ci chiediamo anche noi: “Ma davvero il gestore di un esercizio commerciale ci sta comunicando che campa solo grazie alla sosta selvaggia fuori dal suo esercizio?”.

Insomma: se alla qualità del prodotto si preferisce la quantità, la colpa non è della doppia, tripla, quadrupla fila, né dei cinesi. Se, viste le possibilità di ‘comodi parcheggi’ ci si allarga a dismisura, senza fare i conti con i costi dei locali, la colpa non è del Comune di Roma che irroga sanzioni, né del Municipio che installa un nuovo arredo urbano. 

Se il signor Pompi intende farsi promotore di una pratica illegale, allora noi non piangiamo perché un marchio storico chiude o emigra. Se il signor Pompi intende additare la colpa della probabile chiusura dei suoi locali al ripristino del decoro e dell’ordine – senza che siano intervenuti altri fattori, quali: la crisi, le tasse, eccetera eccetera, – utilizzando la causa dei 60 licenziamenti come merce di scambio e trattativa con il Municipio, allora non ci disperiamo.

A Il Tempo Cinzia Pompi dichiara: “Se ci dicono che siamo soltanto capaci di creare problemi a questa zona, ci sentiamo offesi come persone soprattutto, e poi come commercianti di un’attività storica”. Secondo quanto riferisce il quotidiano, dal locale sarebbe arrivata la proposta di adibire “sulla stessa via Albalonga o poco lontano, a parcheggio delle aree per risolvere il problema della mancanza di posti auto”. Insomma: Pompi avrebbe messo in campo delle proposte per evitare di “chiudere o vendere”.

Ecco allora che non solo la storia di Pompi evidenzia un’idea distorta del fare impresa a Roma, ma porta anche alla luce tutte le criticità di un modo di vivere dei romani sui generis, dal momento che la zona è perfettamente collegata con la metro A, proprio a ridosso di questi storici locali.

Che emigri pure, Pompi. E che assuma nuovamente i suoi dipendenti visto che le possibilità le ha. E lo faccia in nuovi locali, anche lontano dal centro, ben collegati, senza istigare alla sosta selvaggia. Ma non provi a fare leva sulla pietà dei cittadini, dipinti come costretti a veder andare via un pezzo della storia di questa città. Non tutti i romani sono così ciechi.

*Foto da Facebook

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