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24 Gennaio 2021

Pubblicato il

L’angolo dell’umanista: l’Oriente della Ragione

di Daniele Lorusso

“Un tempo firmavano le loro lettere, come Kant e Hume, ‘servo umilissimo’ e intanto minavano le basi del trono. Oggi danno del tu ai capi di governo e sono sottomessi"

Quando c’è in ballo Kant, il nome dell'autore è quasi una garanzia. Così, anche nel caso di “Che cosa significa orientarsi nel pensiero” (Adelphi 1996), è possibile dire che non si tratta di un libro semplice, perché Kant facile non lo è mai. Si tratta di brevi saggi di messa a punto, scritti durante la grande stagione critica – la “Critica della ragione pura” era uscita, in prima edizione, nel 1781, la “Critica del Giudizio” uscirà nel 1790. Siamo, fra l’altro, a cavallo dello scoppio della Rivoluzione francese.

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Introdotti da Franco Volpi, brillante storico della filosofia dell'Università di Padova, prematuramente scomparso, recano, in appendice, una scelta di lettere tra Kant e la sua cerchia, a proposito della controversia su spinozismo e panteismo e di quella, successiva, sull’ateismo, che coinvolsero tutto il mondo culturale tedesco. Sorprendente, in questo Kant 'minore', è la sobrietà, la modestia, l'asciuttezza, la precisione

Un piccolo-grande aspetto, può essere notato, in questa corrispondenza, a proposito del rapporto tra cultura passata e pseudo-cultura presente. Nel capitolo sull’industria culturale della “Dialettica dell’illuminismo” (1947), Horkheimer e Adorno osservano: “un tempo essi firmavano le loro lettere, come Kant e Hume, ‘servo umilissimo’ e intanto minavano le basi del trono e dell’altare. Oggi danno del tu ai capi di governo e sono sottomessi, in tutti i loro impulsi artistici, al giudizio dei loro principali illetterati” (p. 140).

Ora, nella lettera del 7 aprile 1786 a Marcus Herz, Kant si firma “il Suo umile e fedele servitore e amico”. In quella a Jacobi, del 30 agosto 1789, si firma “quale Suo devotissimo servitore”. Fa una certa impressione leggere queste cose, in un’epoca prigioniera della propria meschinità come la nostra.

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In riferimento all'attualità, viene in mente questa considerazione: i social sono forme di pseudo-pensiero collettivo in grado di mobilitare grandi masse, sia in senso sovranista, ossia Salvini, sia in direzioni che oltrepassano il piano politico. La lezione di Kant è di tipo opposto, coerentemente alla sua fede illuministica: pensa con la tua testa, impara ad andare controcorrente, soprattutto di fronte al conformismo imperante.

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Ciò che appare drammatico, è il livello in cui le persone sono schiacciate sul presente. Senza i grandi voli dell'animo, la fede, la poesia, la filosofia, la follia, non solo non ci sarà un futuro, democratico o meno…non ci sarà nessun futuro.
 

 
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