Italia sotto lo scacco di Mosca. Russia ricatta sugli accordi durante la pandemia

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Da un paio di giorni si vocifera il ricatto della Russia nei confronti dell’Italia. La minaccia sembrerebbe essere legata agli accordi sulla pandemia avvenuti tra i russi e gli italiani.

Il ricatto dei russi all’Italia risale al periodo pandemico

Per capire le minacce russe sull’Italia bisogna andare indietro di due anni. Era il 22 marzo del 2020 quando all’aeroporto militare di Pratica di Mare alle porte di Roma sono atterrati bene tredici quadrireattori Ilyushin decollati da Mosca.

L’accordo era stato preso il giorno prima da una telefonata tra l’allora presidente del consiglio Giuseppe Conte e l’attuale presidente russo Vladimir Putin.

La missione russa diventa necessaria a causa della mancanza di ventilatori nella zona di Bergamo. Il luogo nella prima ondata più colpito da positivi e decessi.

Proprio su questo aiuto fa gioco la Russia. Infatti, l’ex console russo a Milano direttore del dipartimento europeo del ministero degli Esteri, Alexei Vladimorovic Paramonov, ha minacciato l’Italia di “conseguenze irreversibili” se approverà le sanzioni contro Mosca.

Una minaccia confermata dallo stesso ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, che afferma reputa ex console un falco che ha colto l’occasione di ricattare il nostro Paese poiché “ha dimenticato gli aiuti ricevuti dal Cremlino durante la pandemia“.

Il movimento 5 stelle rassicura sugli accordi

Il movimento pentastellato in queste ore ha rassicurato sulle minacce da Mosca. Tuttavia, come anche ha sottolineato in una nostra intervista il giornalista ed esperto di politica estera Marco Guididi questi accordi non si sa nulla. Gli stessi parlamentari chiedono spiegazioni“.

Anche la diplomazia e l’intelligence italiana in queste ore rassicurano che queste minacce sono da indirizzarsi alla propaganda di Mosca.

Tuttavia, non si esclude che queste non possano ricadere e coinvolgere tutti gli accordi siglati durante la permanenza dei militari russi in Italia.

Dunque, questo ricatto potrebbe davvero incrinare e mettere in crisi chi all’epoca aveva condiviso con i russi informazioni top secret e siglato accordi economici e commerciali.

“Più militari russi che medici sono arrivati in Italia”

Come sottolinea Guidi al tempo sono arrivata “più militari russi che medici in Italia“.

Infatti, come afferma su Twitter, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori col senno di poi è inevitabile tornare alla missione russa in Italia della primavera 2020. Sono testimone dell’aiuto prestato a Bergamo dai medici del contingente, ma va ricordato che a Pratica di Mare arrivarono più generali che medici. Fu aiuto, propaganda o intelligence?“.

Ci sono alcuni elementi che non possono essere ignorati come ad esempio il permesso che gli italiani hanno concesso ai russi di aver libero accesso nei reparti Covid ospedalieri.

Dalla stesso contagio di uno dei russi il 15 marzo poi è stato creato lo Sputnik. Questo era riportato anche dal New Yorker qualche mese dopo.

Oltre questo dei 150 ventilatori portati in Italia dai russi alcuni si erano infuocati uccidendo ben 5 pazienti.

Sputnik: accordo annunciato dall’assessore del Lazio Amato

Dopo un anno il vaccino Sputnik finisce sotto i riflettori. Infatti è stato annunciato dall’assessore della Sanità Alessio D’Amato che “per la collaborazione scientifica tra l’Istituto Spallanzani di Roma e l’Istituto Gamaleya di Mosca per valutare la copertura delle varianti di Sars-CoV-2 anche del vaccino Sputnik V“.

Tuttavia, però uno delle cose da sottolineare è che l’Ema non ha mai autorizzato lo Sputnik, ma nonostante questo come riporta il Corriere della Sera, ci sono stati molti scambi di dati tra le due strutture.

Una collaborazione che però si è interrotta dopo tre settimane dall’invasione dell’Ucraina da parte dei russi.

Ad alimentare i sospetti sulla missione top secret che si nasconde dietro quegli accordi è anche la lettera inviata al quotidiano La Stampa due anni fa dopo gli articoli del giornalista Iacopo Iacoboni che fu il primo a parlare della missione russa.

La lettera firmata da Igor Konashenkov, capo della comunicazione ufficiale di Mosca, si concludeva con “chi scava la fossa, ci finisce dentro“.