19 Maggio 2021

Pubblicato il

Attenti ai limiti

Il Covid giustifica nuove misure restrittive che contrastano con le nostre libertà costituzionali

di Stefano Marafini

Con le restrizioni anti Covid si limitano così arbitrariamente tutte le libertà fondamentali dei cittadini garantite dalla costituzione

Covid libertà, Giuseppe Conte, Roberto Speranza
Covid libertà, Giuseppe Conte, Roberto Speranza

Mentre siamo ancora immersi nella seconda ondata pandemica, ecco che ci viene subito vaticinato l’arrivo della terza nella prossima primavera, forse a febbraio. Si aggiunge l’ipotesi che essa potrebbe essere peggiore delle precedenti ondate: pertanto, è più che mai necessario attrezzarsi per fronteggiarla.

La terza ondata peggiore delle altre

La funesta previsione è stata espressa non soltanto dai nostri esperti più prudenti e pessimisti, ma anche dall’OMS, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità che finora si è distinta per un comportamento non sempre deciso e lineare. Ricordiamo ancora che le sue informative arrivarono ai nostri governi in modo poco chiaro, anche per il ritardo della fonte primaria, cioè il governo cinese.

Pur avendo emanato uno stato di allerta già verso la fine di dicembre 2019, soltanto l’11 marzo 2020 l’0MS dichiarò lo stato di pandemia da Sars-Cov-2.

Inoltre, tra i rimedi consigliati per evitare la diffusione del male, si ricorda che all’inizio non si riteneva importante l’uso della mascherina.

Ma queste sono tutte cose note, ormai passate alla storia, come gli strani legami dell’OMS con i suoi finanziatori. Da un lato Paesi Onu come la Cina, dall’altro le grandi multinazionali dei farmaci e della tecnologia digitale.

Impreparazione delle strutture necessarie e polemiche. Tardiva corsa ai rimedi

Ora però, nel metterci sull’avviso per il rinnovato pericolo, il presidente Ghebreyesus non perde l‘occasione di bacchettare i governi europei, in particolare il nostro, per non avere adottato le misure necessarie al contenimento dell’epidemia già durante l’estate.

Ed ha ragione. Si è perso tempo per i primi interventi, c’è stato un confronto aspro tra governo e regioni per le relative competenze. Si è messo l’accento sulla responsabilità del cittadino nelle continue stucchevoli diatribe politico-televisive. Mentre nulla si è fatto per attrezzare gli ospedali ed i trasporti.

Come abbiamo già detto in precedenza, in vista della ripresa del lavoro e della riapertura delle scuole a settembre si doveva ristrutturare il servizio sanitario utilizzando almeno una parte dei tanti ospedali chiusi negli scorsi decenni per la politica dei tagli alla spesa pubblica.

Non soltanto per avere più posti letto di terapia intensiva e generale, ma anche per migliorare una sanità diffusa sul territorio di primo intervento e cura, coinvolgendo anche i medici di base.

Discorso analogo per il trasporto urbano, in cui si dovevano impegnare anche i privati costretti all’immobilità dal lockdown, che del resto bisogna risarcire delle perdite.

Con l’incremento dei mezzi su strada si sarebbe potuto diversificare gli orari di ingresso per il lavoro e per la scuola.

Invece, non si è fatto nulla

Soltanto ad ottobre, quando si sono rivelate le deficienze, qualcuno ha cominciato a muoversi: per esempio, nel Lazio l’azienda Cotral ha indetto una gara di appalto rivolta alle società di bus turistici.

Per la sanità, non soltanto il Governo non ha incrementato le strutture, ma neppure il personale medico e paramedico. Inoltre le Regioni si sono mosse in ordine sparso. La Lombardia non si è neppure dotata del necessario quantitativo del normale vaccino antinfluenzale!

Risultato: il caos sotto gli occhi di tutti, con l’aumento abnorme della pressione sugli ospedali.

Ma non è tutto

La prima ondata a febbraio ci aveva colti impreparati, però la curva rappresentativa dell’infezione si era praticamente azzerata per merito dell’impegno profuso da medici ed infermieri, nonché dei sacrifici che abbiamo fatto con il lockdown.

Tanto che avevamo nutrito la speranza che tutto fosse finito.

Ora che la seconda ondata (che poi è semplicemente la ripresa della prima) ci ha colto di nuovo impreparati, gli animi si sono esacerbati e c’è anche chi se la prende, a torto, con gli operatori sanitari. Gli infermieri, prima considerati eroi, oggi sono il primo bersaglio per lo sfogo del volgo ignorante incattivito dai socials.

L’azione del governo contrasta con le libertà costituzionali dei cittadini

Di nuovo i giornalisti, gli opinionisti e gli esperti che frequentano i salotti dei talk show buttano la croce sui cittadini che favoriscono la ricrescita dei contagi con il loro comportamento, pur rimarcando le inadempienze del governo.

Il quale da parte sua fa mostra di non volerci penalizzare eccessivamente e di preoccuparsi per la salute dei cittadini, oltre che del disastro economico. Perciò ha realizzato una mappa a colori dell’Italia, sulla base dei criteri oggettivi forniti dai parametri usati dal CTS ( Comitato Tecnico Scientifico ) per valutare la gravità della situazione sanitaria delle varie zone.

Colori cangianti in modo camaleontico da una settimana all’altra, secondo le ordinanze emesse dal Ministero della Salute.

Imporci come comportarci in pubblico e in privato

La preoccupazione del governo per la nostra salute arriva fino al punto di volerci consigliare, in pratica imporre, non soltanto il modo di comportarci nella limitata vita sociale, ma addirittura in quella privata ed intima, con le eclatanti restrizioni per le festività natalizie entro le mura domestiche.

A mio modesto parere, c’è da preoccuparsi di tanta preoccupazione.

Vero è che l’art. 32 della nostra Costituzione “tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività”; ma “nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

Perciò il Governo può, anzi deve, assumere su di sé l’onere di salvaguardare la salute dei cittadini, ma dovrebbe farlo per mezzo della legge ordinaria o tramite decreto legge, che va firmato dal capo dello Stato e poi segue l’iter parlamentare.

In casi gravi come quello della pandemia, certamente si dichiara lo stato di emergenza e si possono anche limitare le libertà dei cittadini, però in modo chiaro e circoscritto.

Osserviamo invece che, dopo aver fatto questa dichiarazione in modo generale tramite un decreto legge all’inizio (febbraio-marzo 2020), il governo Conte ha poi usato sistematicamente lo strumento del DPCM, Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Ma questo è un atto amministrativo, che non ha il valore normativo di legge ordinaria. Viene assunto dal premier, sentiti i ministri; quindi, successivamente comunicato al capo dello Stato ed al Parlamento, senza la necessità di essere discusso e approvato.

Si limitano così arbitrariamente tutte le libertà fondamentali dei cittadini garantite dalla costituzione: libertà personale (art.13); libertà di circolazione (art.16); diritto di riunione (art.17); libertà di culto (art.19). Infine, l’inviolabilità del domicilio (art. 14), con le minuziose ridicole norme sulle prossime festività natalizie.

Senza che nessuno elevi una critica sensata alla condotta del governo

L’opposizione rivolge quotidianamente accuse sguaiate e spesso prive di logica, ma non fa nulla per disinnescare il meccanismo avviato. Magari ne trarrà giovamento alla resa dei conti delle elezioni, che per ora appaiono un’ipotesi abbastanza remota. Il presidente Conte ha così la forza per rimanere in carica, perpetuando il governo ad libitum.

Come ultima speranza, adesso si punta l’attenzione sui vaccini allo studio e già pronti per la produzione e distribuzione. Ma anche questo tema è molto controverso.

Ovviamente, c’è la competizione tra le big pharma per affermare i propri prodotti come i migliori ed i primi, per accaparrarsi le maggiori quote di mercato (vedi Pfizer, Moderna, AstraZeneca).

Poi c’è il dibattito sulla validazione scientifica che richiede prudenza (vedi la dichiarazione di Crisanti), sull’efficacia del vaccino e sulla durata dell’immunità, etc.

Il dominio della globalizzazione e le forze che lo sostengono

Insomma, tutto sembra condurre a concludere che “dovremo imparare a convivere a lungo con la pandemia”, come affermato e ribadito da diversi esponenti politici, giornalisti ed economisti.

Ciò significa che dovremo accettare supinamente, ovvero senza avanzare troppe riserve, di modificare il nostro stile di vita, le nostre relazioni sociali e personali, secondo le prescrizioni che ci verranno imposte dai governi per il nostro bene primario, la salute.

Ma cosa ce ne facciamo della salute senza la libertà?

Nel frattempo, con l’ipertecnologia digitale si stanno modificando profondamente le strutture produttive e i rapporti di lavoro connessi. Le multinazionali fanno la gara per accaparrarsi le maggiori risorse disponibili a livello mondiale, le più pregiate. I mercati finanziari spostano enormi masse di capitali, sia a livello ufficiale mediante le contrattazioni di borsa, che a livello occulto tramite i canali meno controllabili del web.

E’ in corso una ristrutturazione profonda del sistema economico della globalizzazione che, così avviata e senza che nessuna forza la contrasti, porterà alla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, ancor più dell’ultima crisi del 2008.

Anche il lavoro verrà ristrutturato con la tecnologia. Probabilmente, serviranno molto meno lavoratori attivi con rapporti diretti, ed aumenterà la massa degli inattivi e degli assistiti.

Questo indirizzo sarà favorito dalla ripresa della direzione politica da parte del partito democratico negli USA. Infatti, il neopresidente Biden si richiama esplicitamente alla politica che fu di Obama e, ancor prima, di Clinton. La convinzione che il sistema della globalizzazione, il più spinto neoliberismo, possa portare il benessere per tutti.

Ovvero, l’illusione che la politica democratica e liberista (un’antitesi!) possa dirigere la globalizzazione, mentre invece ne è diretta.

Con ciò si spiega anche la posizione del nostro governo diretto dal già avvocato del popolo, Conte, e l’esultanza del PD, da sempre seguace pedissequo (perfino nel nome) dei Democratici americani.

A proposito del PD, il suo segretario Zingaretti, che oggi si atteggia a tutore della salute pubblica, è il governatore della regione Lazio. E’ la regione che ha chiuso più ospedali in tutta Italia, anche se è giusto sottolineare che le chiusure partono da lontano. Dai tempi della presidenza di Renata Polverini.

La funzione primaria che a simili governi viene riservata dai poteri forti (finanza e tecnologia) è quella del controllo dei cittadini proprio per mezzo delle misure restrittive.

L’abitudine induce anche assuefazione a lasciarsi guidare: questo è il pericolo maggiore, al quale è necessario reagire con la critica razionale, senza lasciarsi inquadrare nello schieramento complottisti-realisti.

L’ultima tentazione del governo: vaccino obbligatorio per tutti

 
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