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24 Settembre 2020

Pubblicato il

Che succederà?

Fase 2, se la convivenza col virus non funziona, che succede?

di Giulia Bertotto

Se la fase 2 non dovesse funzionare secondo le migliori stime, ci saranno lockdown mirati a singole regioni e città

Controlli termoscanner Fase2
Controlli termoscanner Fase2

Oggi, 4 marzo inizia la Fase 2, ma se la convivenza col virus non funziona, che succede? È una domanda inquietante, che però istituzioni e cittadini devono porsi per agire al meglio in queste settimane di graduale riapertura che ci attendono.

Il lockdown durato più di 50 giorni in Italia è servito ad evitare il collasso degli ospedali e delle terapie intensive, ma oggi, 4 maggio è il momento della riapertura. Una sorta di prova di coesistenza con il virus. In questa fase dovremo riuscire a conciliare vita pubblica e possibilità di contagio, relazioni sociali e professionali e norme igieniche e di distanziamento. Il prezzo di nuovi contagi e vittime è forse inevitabile, ma si può ridurre con attenzione negli spostamenti e nelle relazioni.

Se la Fase 2 non funziona come sperato

Ma cosa potrebbe accadere se qualcosa non andasse come nei piani? Le settimane decisive sono le prossime tre, giusto il tempo di verificare se il virus ha di nuovo trovato terreno di diffusione e se siamo di fronte a un nuovo picco di malati.

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Se le stime sui contagi non dovessero mantenere le loro previsioni, Conte fa sapere che il lockdown riguarderà le zone rosse, i territori più colpiti e le province con tassi più elevati di malati. Ma la chiusura totale non potrà più essere un provvedimento nazionale.

Immunità di gregge e vaccino

Per questo è fondamentale che ciascun cittadino faccia la sua parte col massimo impegno, senza mai dimenticare che le sorti di ciascuno in questa fase sono più legate che mai. Nel frattempo proseguirà il naturale corso di adattamento bio-ecologico esseri umani e nuovo virus, che condurrà all’immunità di gregge, e nei laboratori continuerà la ricerca del vaccino.

Tutto sta nell’indice R0, “Numero di riproduzione di base”, cioè quel parametro che ci dice il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto, come leggiamo dal sito dell’Istituto Superiore di Sanità. Questo insomma sarà uno dei dati che con il numero di decessi e guariti, guiderà le prossime cruciali decisioni del Governo.

 
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