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30 Ottobre 2020

Pubblicato il

Estate in città, il racconto cinematografico di chi è rimasto nella Capitale

di Mario Conti

Ammainate le vele dell’ Estate Romana, è stata inalberata quella, già futuribile nel nome, di RomaRama. E scusate se è poco...

Estate in Città, vista da Trinità dei Monti
Estate in Città, vista da Trinità dei Monti

Estate in città. A non andare in vacanza a ferragosto molti si sentono in imbarazzo. Io invece sono restato convintamente in città. Andrò a breve, quando gli altri saranno tornati tutti, accaldati, innervositi, già stanchi. E frattanto mi sto godendo Roma.

Non abbiate paura di passare l’ estate in città

La città – soprattutto una grande città e fuori dai percorsi turistici – d’agosto è letteraria e cinematografica. E’ un piacere decadente, e perciò più intenso. Quegli elementi urbani che costituiscono lo spauracchio dei vacanzieri forzati – silenzio, solitudine, serrande abbassate, pochi servizi – si offrono ad una contemplazione estetica diversa, se la sapete cogliere. Un po’ alla Hopper.

Il lockdown ci aveva dato un lungo assaggio (i commentatori si dividevano fra disfattisti e ri-scopritori). Ma ora c’è anche la canicola, che investe un altro dei cinque sensi: tutti quegli spazi evacuati, da ammirare sotto il sole battente o nell’afa metafisica della notte.

Un super assessorato per l’ estate in città

Ben conscia di questo, qui a Roma l’Amministrazione ci coccola, ha voluto strafare. Non è stato ufficializzato, ma sospettiamo la creazione di un super-assessorato pro-tempore che trasversalmente coordini la messa a punto di un pacchetto di misure straordinarie, finalizzate a perfezionare una scenografia apocalittica tale da mandare in visibilio quei cultori del fantastico e del distopico che siamo.

Tanto per cominciare, una mano di giallo ha accarezzato il Verde della città. Le aiuole a centro strada e nelle piazze hanno richiesto molti mesi, ma oggi appaiono proprio come in 2022: i sopravvissuti, di Richard Fleischer. Con due anni di anticipo! Netta anche la citazione, nei marciapiedi sconnessi e abilmente piantumati con vegetazione desertica finto-spontanea, di 1975: occhi bianchi sul pianeta Terra; chiaro anche l’omaggio a Charlton Heston, protagonista di entrambi.

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Tutti i sensi soddisfatti nella Capitale

Ma l’apoteosi di quel colore  si è raggiunta coi Parchi, dove uno sforzo faraonico ha trasformato intere distese a perdita d’occhio, grazie al geniale accorgimento – nel lontano mese di giugno – di tagliare l’erba dei prati – che altrove sono banalmente all’inglese – lasciandola in situ, così da trasformarsi in paglia e far da schermo alla luce per inibire la crescita della vegetazione sottostante; un grande effetto.

Ma ce n’è per tutti i sensi. Non si è voluto trascurare l’olfatto, precorrendo così il cinema multisensoriale del futuro. Ed ecco allora i cassonetti olfattivi. Quelli dell’organico, sono più consoni. Ma sperimentazioni sono in atto anche sull’indifferenziata. Tranquillizziamo i custodi del bio, preoccupati dall’uso avventato di sostanze artificiali: il super-assessorato, di concerto con quello preposto, ha per tempo avviato piani di fermentazione naturale, che gioca sulle temperature del periodo e sul tasso di umidità per dispiegare il massimo degli effetti.

Che ci sono, come i cittadini hanno potuto apprezzare e i turisti ci invidiano (pur col disappunto di non poter fotografare la sensazione, accontentandosi dei selfie vicino ai cassonetti traboccanti). Peccato che le mascherine rovinino un po’ l’esito pieno. Ma c’è chi, buongustaio, le abbassa di soppiatto passandoci a fianco, sul marciapiede.

Qualcuno potrà obiettare: ma niente innovazione in questo pacchetto?

Certo che sì, sciocchini: ammainate le vele dell’obsoleta Estate Romana, formula ormai polverosa e divenuta una stantia parola d’ordine in Italia e all’estero, è stata inalberata quella – già futuribile nel nome – di RomaRama. E scusate se è poco. E basta con lo stancamente identitario effimero nicoliniano: l’estate finisce presto, e poi? RomaRama è per sempre, “Siamo in un momento specifico che ci spinge a lanciare un messaggio che dice ‘il palinsesto culturale dura tutto l’anno”, annuncia giustamente orgoglioso il vicesindaco Luca Bergamo, e la sindaca lo guarda rapita nelle immagini dell’annuncio.

Gli invidiosi ci sono sempre, quelli di adesso accusano di damnatio memoriae i fautori e chiedono addirittura una commissione speciale per saperne di più di una iniziativa preparata nel più assoluto riserbo (per non rovinare la sorpresa, correggiamo noi). Dicono che non c’è una visione, che tutto si risolve nell’assemblare sotto un’etichetta comunale le poche iniziative individuali disponibili.

Invidiosi, ribadiamo noi, che invece siamo sicuri che l’apparente povertà dell’attuale offerta preluda ad un coup de théâtre assai prossimo.

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Insomma, continuo a godermela, nel migliore dei mondi estivi possibile.

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