24 Ottobre 2021

Pubblicato il

E’ omicidio. La Procura accusa i tre carabinieri che lo fermarono

di Redazione
I 3 militari colpirono Cucchi “con schiaffi, pugni e calci, provocandone tra l’altro una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale”

Stefano Cucchi, è omicidio. Lo sostengono, otto anni dopo la sua morte, il procuratore capo Giuseppe Pignatone e il pm Giovanni Musarò che chiudono l’inchiesta bis sui responsabili del suo pestaggio.

Le conclusioni dell’indagine sono chiare: ai tre carabinieri che lo arrestarono nel parco degli acquedotti di Roma viene contestato il reato di omicidio preterintenzionale.

Secondo l’atto di conclusione delle indagini, infatti, i tre Carabinieri colpirono Cucchi “con schiaffi, pugni e calci, provocandone tra l’altro una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale”; da questo derivarono “lesioni personali in parte con esiti permanenti”, che “determinavano la morte” del detenuto.

Insieme a loro, sono accusati di calunnia il maresciallo Roberto Mandolini, allora comandante della stazione dei carabinieri Appia e i carabinieri Vincenzo Nicolardi e Francesco Tedesco. Per Mandolini e Tedesco, infine, anche il reato di falso verbale di arresto.

Il nuovo capo di imputazione rappresenta una svolta per il caso Cucchi. Fino a questo momento, infatti, ai tre Carabinieri erano stati indagati soltanto per lesioni personali aggravate, così come Mandolini e Nicolardi di una falsa testimonianza. Con il cambio di imputazione non solo si aggrava la posizione degli imputati ma, soprattutto, viene eliminato il rischio prescrizione.

Quella di Stefano Cucchi, era fino ad oggi, una morte senza responsabili. I tre giudizi fino ad oggi conclusi, uno di primo grado e due di appello oltre ad una pronuncia della Cassazione, avevano portato solo ad assoluzioni (definitive quelle degli agenti penitenziari in servizio nelle celle di sicurezza del Tribunale di Roma, confermate nei due giudizi di appello quelle dei sanitari del Pertini)

L’indagine ‘bis’ è stata riaperta proprio a partire dall’assoluzione dei precedenti imputati e, grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali, è emerso il ruolo dei carabinieri fatti sparire dal verbale d’arresto e la cancellazione delle tracce del fotosegnalamento nella caserma in cui Cucchi sarebbe stato picchiato.

 
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