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Al via la Festa del Cinema di Roma n° 16. L’aria che tira

Ricomincia la Festa e, allentate le maglie del Covid, si respira di nuovo un’aria lieve. Con qualche scivolone tecnico e qualche presagio sui contenuti

Roma FilmFest riapre i battenti. E stavolta non li lascia socchiusi: li spalanca, forte dell’appena coniato provvedimento governativo che toglie il vincolo dell’occupazione contingentata di posti nei luoghi di spettacolo.

Guardando all’edizione passata

L’edizione scorsa fu – diciamocelo – sottotono: poltrone obbligatoriamente occupate a macchia di leopardo – una sì, due no, una sì… Dentro e fuori le sale si doveva procedere rigorosamente lungo percorsi one-way, per mai incrociarsi col prossimo; giammai fermarsi a chiacchierare, a commentare. E ai divieti si accompagnava – aspetto ancora più sensibile – uno spirito diverso: anche se avevamo scelto di non disertare l’appuntamento cinefilo, si percepiva (potremmo a buon titolo dire “si respirava”) l’ansia, il disagio.

Liberati

Invece quest’anno, alle proiezioni del primo giorno – ieri – nei corridoi e negli spazi comuni si incrociavano sguardi sollevati (dietro le mascherine!), si dissotterrava il rito degli incontri, ci si invitava a prendere un caffè; entravi in sala e tornavi a vederla riempirsi, quasi tutti i posti occupati (beninteso rigorosamente prenotati via app).

I buchi neri dell’app di prenotazione

Semmai, a turbare tanta ritrovata serenità ha provveduto il nuovo software di prenotazione degli spettacoli: apparentemente à la page, ricco di funzioni appetitose, a un approccio più profondo svela il suo volto minaccioso, a cui gli organizzatori dovranno in fretta mettere una pezza: lungaggine estrema (minuti!) nei tempi di risposta, prenotazioni infine acquisite ma spesso smarrite, all’insaputa del povero utente. Eppure lui si è dovuto mettere una sveglia di primo mattino, perché alle 8 si aprono le iscrizioni agli spettacoli di dopodomani. E come lui contemporaneamente tutti, al filo di partenza con l’indice sospeso sulla tastiera o il touch screen. Meno 4… meno 3… meno 2… meno 1… Schiaccia! Schiacciano tutti insieme, perché è una corsa col tempo per non perdere il posto. E sul sistema si abbatte uno tsunami che i tecnici avevano evidentemente ignorato o sottovalutato; di lì il collasso, o quantomeno la roulette. Vedremo come interverranno, vi terremo informati. Per il resto, l’organizzazione regge.

Qualche dato

Torna sul tappeto rosso (e negli Incontri Ravvicinati) una nutrita sfilata di ospiti: da Jessica Chastain (film di apertura) a Tim Burton, da Quentin Tarantino ad Alfonso Cuaròn, da Marco Bellocchio a Luca Guadagnino, i Manetti Bros, Joe Wright… Per non dire i presi in prestito dagli altri filoni di spettacolo e cultura: Zadie Smith, Claudio Baglioni, Zerocalcare

23 opere, tra film di fiction e documentari, nella Sezione Ufficiale, 11 Eventi Speciali. E poi, secondo tradizione, i Duelli, gli omaggi, le retrospettive e così via.

E naturalmente la rassegna “sorella”, Alice nella Città, che non poche volte ha riservato sorprese più interessanti della rassegna cosiddetta principale.

La Festa va in città

Una novità è la diffusione delle sale di proiezione: rispetto agli altri anni, le sedi affiancate allo storico Parco della Musica sono aumentate: alla Casa del Cinema, al cinema Savoy, al Teatro Palladium, al MAXXI, si sono aggiunti Palazzo Merulana, il Teatro dell’Opera, Scena, il Policlinico Gemelli con MediCinema Italia Onlus, Rebibbia, le dodici Case-rifugio della Regione Lazio. Coinvolti a vario titolo anche Palazzo Migliori, lo Spazio Rossellini, il “Mattatoio”, il Cinema Quattro Fontane, il Cinema Adriano, l’Hotel de Russie, alcune librerie indipendenti.

L’aria che tira dalle parti dello schermo

Giorni fa, così l’annunciava il Corriere della Sera: “Una Festa del Cinema pop, internazionale e romana. […] Se c’è un filo rosso, sono le storie di abusi e soprusi e i film biografici”.
Noi ci auguriamo che non sia esattamente così; il pop nel cinema ci piace, mentre chi ci segue su queste pagine di RomaIT, o nella rubrica TeleCinefili del Quotidiano del Lazio, sa che il biografismo a go-go ci sembra un cerotto sull’inaridimento della fantasia; e così pure abusare degli abusi: quel cinema ha saputo darci opere importanti ed utili a svegliare le coscienze; ma veder frugare ossessivamente in quelle cronache ci appare morboso; o peggio furbo.

Seguiteci e andremo a vedere insieme. Che la Festa cominci!

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