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Parchi di Roma, la notte fa paura: Alfonsi chiede più pattuglie. Cosa cambia con telecamere e cancelli chiusi

Parchi di Roma: Alfonsi chiede più pattuglie nelle ore notturne. In arrivo nuove telecamere col 5G, chiusure serali e 250 posti in tensostrutture

Alberi di Villa Borghese di Roma

Quando il sole cala, Roma cambia faccia. Le ville storiche si svuotano, i viali diventano scorciatoie silenziose, gli angoli meno illuminati si trasformano in punti dove basta poco per sentirsi vulnerabili. È su questa Roma serale che l’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi torna a battere: “Servono più forze dell’ordine soprattutto di notte e nelle zone sensibili”. Non è un allarme generico, ma un ragionamento che parte dalle segnalazioni, dalla vita reale dei quartieri e da una certezza: la Capitale può anche risultare “fra le più sicure” guardando i numeri, ma questo non cancella le paure né gli episodi che finiscono nei racconti quotidiani di chi usa i parchi.

Sicurezza notturna nei parchi romani: l’appello e la realtà dei quartieri

Chi vive Roma lo sa: il verde è una ricchezza enorme, ma chiede regole e presenza. Perché un parco non è soltanto alberi e panchine, è anche passaggi, sottopassi, ingressi laterali, cespugli che coprono la visuale. Alfonsi parla di “zone sensibili” e il riferimento corre a quelle aree dove, dopo una certa ora, i residenti preferiscono non passare più. L’assessora ricorda che la richiesta di più presidio è stata rilanciata più volte ai tavoli istituzionali, dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica alle interlocuzioni con il governo. Il punto, però, è il risultato: “una cosa che purtroppo non sta avvenendo”, denuncia, chiedendo un salto di passo sul personale disponibile nelle ore serali.

Nuove telecamere a Roma: 5G, occhi elettronici e controlli in tempo reale

Se il presidio “umano” non dipende soltanto dal Campidoglio, la tecnologia invece sì, e infatti l’amministrazione spinge forte sulla videosorveglianza. Alfonsi annuncia l’arrivo di duemila nuovi dispositivi legati alle risorse del 5G, che si aggiungono alle telecamere già presenti e a quelle della Polizia Locale. L’idea è costruire una rete sempre più fitta: non per sostituire le pattuglie, ma per ridurre le zone cieche e accelerare le verifiche quando succede qualcosa. E in una città grande come Roma, dove spostarsi richiede tempo e coordinamento, anche pochi minuti fanno differenza. Sullo sfondo, i progetti pubblici del piano 5G cittadino che prevedono installazioni diffuse e integrazione con sistemi digitali.

Cancelli chiusi la sera: da volontari e comitati a Risorse per Roma

C’è poi un dettaglio concreto, di quelli che i residenti notano subito: i cancelli. Per la chiusura serale dei parchi, Roma ha cambiato metodo, passando dal supporto del volontariato e dei comitati di quartiere a un servizio affidato a Risorse per Roma, attivo in 74 ville e aree verdi. Vuol dire orari più certi, responsabilità definite, una gestione che non dipende dalla buona volontà di chi “dà una mano” quando può. L’obiettivo dichiarato è evitare accampamenti stabili e scoraggiare micro insediamenti che spesso portano con sé rifiuti, bracieri improvvisati, tensioni, chiamate alle forze dell’ordine.

Villa Borghese, il parco che non si può chiudere: perché resta un caso a parte

E poi c’è lei, Villa Borghese. Bellissima e complicata. Alfonsi la cita come esempio limite: dentro passano strade, il flusso è continuo, e “chiuderla” come si fa con altri parchi è praticamente impossibile. È proprio qui che la richiesta di più pattuglie torna a pesare: se non puoi mettere un lucchetto alla notte, devi presidiare. E devi farlo con criterio, pensando a punti più isolati, percorsi più battuti, aree che cambiano funzione quando arrivano eventi, concerti o grandi afflussi turistici. Villa Borghese diventa così la cartina di tornasole: senza un presidio reale, la tecnologia da sola non basta a far sentire le persone al sicuro.

Senza dimora e aree verdi: tensostrutture, 250 posti e il tema dell’abitare

Nel discorso sulla sicurezza, Alfonsi inserisce anche una misura che spesso resta ai margini del dibattito pubblico: l’accoglienza. Le tensostrutture attivate per i senza dimora, con 250 posti complessivi, hanno l’obiettivo di togliere persone dalla strada e ridurre la pressione sulle aree verdi, dove più facilmente compaiono insediamenti di fortuna. È un passaggio che sposta la lente: non tutto si risolve con controlli e telecamere, perché una parte del “problema parchi” è sociale. E infatti viene richiamato anche il Piano casa, con la richiesta di maggiori investimenti nazionali sul diritto all’abitare. Su questo fronte, negli ultimi mesi sono arrivati aggiornamenti pubblici sui risultati dell’accoglienza e sulle prese in carico attivate insieme ai servizi territoriali.

Roma verde e sicura: cosa chiedono davvero i cittadini

Alla fine, la domanda che sale dai quartieri è semplice: possiamo tornare a vivere i parchi anche dopo cena? Perché il verde non è un lusso, è un pezzo di città. Se le famiglie rinunciano a una passeggiata, se chi corre cambia percorso, se un turista evita un viale che di giorno è pieno di vita, Roma perde energia, socialità, bellezza. La linea di Alfonsi prova a tenere insieme richieste al governo e interventi locali: più agenti nelle ore notturne, più telecamere, cancelli gestiti in modo stabile, più accoglienza per chi vive in strada. E adesso il punto è la risposta: quanta sicurezza si riesce a mettere davvero “a terra”, con tempi certi e presenza visibile.