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Ostia, stangate sui canoni ai lidi: il Consiglio di Stato boccia il Campidoglio e ordina i rimborsi

Ostia due stabilimenti vincono contro il Campidoglio: canoni demaniali e indennizzi calcolati male. Il Consiglio di Stato ordina i rimborsi. Effetto domino?

Spiaggia, Lido di Ostia (Dal sito del Comune di Roma)

Spiaggia, Lido di Ostia (Dal sito del Comune di Roma)

A Ostia, dove ogni stagione balneare è anche una resa dei conti fatta di carte, perizie e ricorsi, due stabilimenti incassano una vittoria che fa rumore nei corridoi del Campidoglio. Il Consiglio di Stato ha dato ragione a La Bonaccia e al Salus: canoni demaniali e indennizzi chiesti in eccesso vanno restituiti. Una storia partita dagli avvisi legati al 2020, passata dal Tar nel 2024, arrivata fino al secondo grado con una critica netta al modo in cui Roma Capitale ha determinato importi e metrature.

La Bonaccia, la richiesta da 42 mila euro e l’ombra delle “difformità”

Per La Bonaccia tutto si riannoda a una ispezione del 2016. Da lì, anni dopo, il Comune spedisce un avviso: oltre 42 mila euro “e rotti”, una parte canone, una parte indennizzo per aree demaniali considerate in difformità rispetto al titolo concessorio. Tradotto: l’idea che ci fosse un uso non autorizzato, assimilabile a irregolarità edilizie o occupazioni oltre quanto consentito. Solo che, secondo i giudici, quel pezzo manca: non c’è prova dell’uso difforme. Il Tar Lazio nel 2024 aveva già accolto il ricorso dell’impresa, Roma ha tentato l’appello e Palazzo Spada ha confermato lo stop, parlando di ricostruzione non convincente.

“Contraddittorio e incerto”: quando i numeri non stanno fermi

Il cuore della sentenza è una frase che, in una città abituata alla burocrazia muscolare, pesa come un cartello rosso: l’operato di Roma Capitale viene descritto come contraddittorio e incerto nella determinazione degli importi dovuti. In parole semplici: i numeri cambiano, le metrature non tornano, i documenti non raccontano una storia unica. Ed è qui che la vicenda smette di essere una lite su una bolletta e diventa un problema di metodo, perché sul litorale ogni metro di sabbia e ogni struttura contano, e contano pure nei bilanci delle aziende che lavorano con margini spesso stagionali.

Il Salus e la fattura quasi da 50 mila euro: “non si capisce come avete calcolato”

Per il Salus la scena è simile: richiesta vicina ai 50 mila euro, con circa 46 mila di canone marittimo “da perizia tecnica” e circa 3 mila di indennizzo dopo un tavolo tecnico. Anche qui i giudici non salvano i conteggi: viene contestata l’incomprensibilità dei calcoli, la mancanza di basi leggibili. E sullo sfondo resta il 2020, estate del turismo dimezzato e delle regole che cambiavano settimana dopo settimana: se si ritoccano canoni e parametri in un contesto del genere, servono criteri chiari, comunicati e dimostrabili.

Perché la decisione può allargarsi: altri lidi, altri ricorsi, stessa musica

La domanda che circola sul lungomare, e non solo, è inevitabile: finisce qui? Difficile. Il contenzioso sui canoni a Ostia è una saga fatta di aumenti, revisioni, riclassificazioni, ripensamenti. Negli ultimi anni ci sono già stati precedenti con richieste ritenute illegittime e risarcimenti importanti. La sentenza su La Bonaccia e Salus rischia di diventare un appiglio per altri concessionari che hanno impugnato avvisi simili o che stanno valutando il da farsi.

La città che guarda Ostia: regole, controlli e un litorale che non può vivere di carte bollate

In mezzo, come sempre, c’è Ostia: lavoratori stagionali, famiglie, sport, turismo di prossimità, una costa che Roma non ha mai davvero deciso come trattare. I cittadini chiedono spiagge curate e accessibili, controlli seri sulle opere, trasparenza su concessioni e superfici. Le imprese chiedono regole stabili e una pubblica amministrazione che, quando presenta il conto, lo faccia con numeri che reggono. Dopo questa sentenza, il Campidoglio dovrà scegliere se limitarsi a pagare e passare oltre o se rimettere mano al meccanismo che genera richieste contestate, perché ogni errore si trasforma in anni di ricorsi, spese e sfiducia.