Visite ed esami nel Lazio, ricette più brevi: così si riducono davvero le liste d’attesa?
Dal 1° febbraio nel Lazio le ricette per prime visite ed esami hanno scadenze legate alla priorità: cosa cambia, perché, critiche e come prenotare senza rischi
Francesco Rocca, presidente Regione Lazio
Dal 1° febbraio 2026, nel Lazio, cambia la validità delle prescrizioni mediche (impegnative) per prenotare prime visite specialistiche ed esami di primo accesso: non più un termine unico di 180 giorni per tutti, ma scadenze diverse in base alla classe di priorità indicata dal medico. È una decisione che la Regione collega al tema più sensibile: le liste d’attesa. E che, proprio per questo, sta già dividendo politica, medici e pazienti.
Nuova validità delle impegnative nel Lazio: le scadenze cambiano in base alla priorità
La misura è fissata dalla deliberazione della Giunta regionale n. 1298 del 23 dicembre 2025 (pubblicata sul Bollettino ufficiale regionale a fine dicembre) e riduce la validità delle ricette dematerializzate per il primo accesso, collegandola alle priorità cliniche. Il nuovo schema è netto: 10 giorni per le urgenze (U), 20 giorni per le priorità brevi (B), 40 giorni per le visite e 70 giorni per le prestazioni strumentali in classe differibile (D), 130 giorni per le programmate (P).
Per Rocca così si “rimettono in fila” le priorità: l’argomento dei dati ReCUP
Il presidente Francesco Rocca ha spiegato che l’obiettivo è far rispettare davvero l’urgenza indicata in ricetta: se una prestazione classificata come urgente può essere prenotata mesi dopo, il sistema perde la capacità di distinguere chi ha bisogno subito da chi può attendere. La delibera richiama anche l’analisi dei dati della piattaforma regionale ReCUP, secondo cui molte prescrizioni vengono utilizzate ben oltre i tempi coerenti con la classe di priorità, producendo un effetto “distorsivo” sulla misurazione dei tempi di attesa.
Un punto viene ripetuto anche dalle Asl nei vademecum pubblicati ai cittadini: la validità riguarda il momento della prenotazione, non il giorno dell’appuntamento. In altre parole, se si prenota entro i termini, la prestazione può essere fissata anche più avanti, senza perdere la ricetta.
Come prenotare subito e non perdere la ricetta: canali e indicazioni operative
Nelle comunicazioni delle aziende sanitarie la raccomandazione è semplice: attivarsi appena possibile e usare i canali disponibili, dal call center regionale ReCUP al portale online, passando per farmacie abilitate. Le Asl ricordano inoltre che la nuova regola riguarda prime visite ed esami di primo accesso e che, se la prenotazione non viene effettuata entro i giorni previsti, l’impegnativa scade e va rifatta.
Le critiche: “si scarica sul cittadino”, più burocrazia per i medici e rischio scadenze
Sul piano politico l’opposizione ha contestato l’impostazione, sostenendo che la riduzione della validità non aumenta di per sé il numero di prestazioni disponibili e rischia di trasformarsi in un rimpallo sui pazienti: se l’offerta resta insufficiente, il pericolo è ritrovarsi con ricette scadute e nuove richieste al medico di base. In queste settimane sono arrivate prese di posizione critiche anche da esponenti regionali ed ex responsabili della sanità, che chiedono interventi strutturali sull’organizzazione, sugli orari, sugli organici e sul governo dei percorsi di presa in carico.
Anche nel mondo della medicina generale si è acceso il confronto: la FIMMG di Roma ha segnalato che scadenze più rigide, specie su classi B e D, possono incidere sulla gestione pratica delle prenotazioni e sulla lettura stessa delle liste d’attesa, con il rischio che una parte delle prescrizioni scada prima che il cittadino riesca a trovare uno slot.
Il punto che torna sempre: il tempo “teorico” e l’appuntamento reale
È qui che la discussione diventa concreta. Nei racconti dei pazienti e nelle segnalazioni delle associazioni, il problema non è capire la regola, ma riuscire a ottenere un appuntamento compatibile con la necessità clinica. C’è chi porta esempi legati a esami delicati: una persona con sospetto tumore, racconta una testimonianza circolata in questi giorni, si sarebbe vista proporre una data oltre un anno per una biopsia e, nonostante la richiesta di attivare i percorsi di garanzia, avrebbe poi scelto il privato per stringere i tempi, con costi importanti. Storie che non fotografano da sole un sistema, ma che aiutano a spiegare perché molti temono che il “timer” sulla ricetta possa diventare un ulteriore passaggio burocratico se non cresce anche la capacità di erogare prestazioni.
Monitoraggio e correttivi: la partita vera dopo l’entrata in vigore
Associazioni e osservatori civici chiedono che l’effetto della misura venga misurato su dati verificabili: tempi reali, percentuale di prescrizioni che scadono, differenze territoriali, impatto su anziani e persone con minore accesso ai canali digitali, oltre al carico sui medici di famiglia. L’idea di “mettere ordine” può avere senso solo se, parallelamente, vengono rafforzati gli strumenti che trasformano la prenotazione in cura tempestiva, a partire dall’organizzazione e dalla disponibilità effettiva di slot.
Goffredo Martini
