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Sabotaggi sull’Alta Velocità: pendolari ostaggi dei disservizi, il treno perde affidabilità

Sabato 14 febbraio atti dolosi su AV Roma–Napoli e Roma–Firenze: cavi bruciati, ritardi e corse cancellate. Indagini e timori pendolari

Treno, Frecciarossa

Sabato 14 febbraio 2026, su due direttrici fondamentali come l’Alta Velocità Roma–Napoli e Roma–Firenze, la giornata è scivolata presto dal disagio alla paralisi a singhiozzo: danni all’infrastruttura, rallentamenti, treni cancellati o limitati e una catena di ritardi che ha colpito viaggiatori e pendolari. Il Gruppo FS ha confermato che si tratta di atti dolosi, con rilievi dell’Autorità Giudiziaria e verifiche per capire se gli episodi siano collegati.

Atti dolosi sull’AV: cosa è successo su Roma–Napoli e Roma–Firenze

Il primo episodio, secondo quanto ricostruito da RFI e riportato nella nota diffusa dal Gruppo FS, ha interessato la linea AV Roma–Napoli nel tratto Salone–Labico: la sala operativa ha segnalato un’anomalia e i tecnici, arrivati sul posto, hanno riscontrato danni ai cunicoli che ospitano i cavi utilizzati per la gestione della circolazione ferroviaria. Gli stessi cavi presentavano segni di bruciatura, elemento che ha portato a qualificare l’evento come doloso. L’area è stata sottoposta a rilievi dell’Autorità Giudiziaria e solo dopo il nulla osta è stato possibile procedere con gli interventi tecnici di ripristino.

Sulla Roma–Firenze, un secondo episodio ha colpito il tratto Roma Tiburtina–Settebagni: anche qui il danno all’infrastruttura ha imposto rallentamenti e, in alcuni casi, deviazioni su percorsi alternativi. In parallelo, gli operatori hanno valutato una terza anomalia segnalata nella stessa giornata lungo la direttrice Roma–Firenze, nel tratto Capena–Gallese, oggetto di accertamenti per chiarirne l’origine.

Ritardi, cancellazioni e corse limitate: la giornata nera per chi viaggia

L’effetto per i passeggeri è stato immediato: nel corso della mattinata, sulle linee AV coinvolte si sono registrati ritardi consistenti, con picchi segnalati fino a 90 minuti su alcune tratte e, secondo ulteriori aggiornamenti, anche superiori in determinati collegamenti, oltre a cancellazioni e limitazioni di percorso. La gestione dell’emergenza ha comportato anche scelte operative come modifiche di fermate e instradamenti, con inevitabili ricadute su coincidenze, appuntamenti di lavoro, visite mediche e rientri del weekend.

Nel pomeriggio e poi in serata, la circolazione è rientrata gradualmente verso la normalità dopo gli interventi di RFI, ma con disagi che hanno continuato a trascinarsi per ore, proprio perché le attività tecniche complete dipendono dai tempi dei rilievi e dal via libera degli inquirenti.

Indagini e sicurezza: si cerca un filo unico fra i diversi episodi

Il punto più delicato, ora, riguarda la lettura complessiva di quanto accaduto. Gli episodi del 14 febbraio si inseriscono in una sequenza di criticità che ha riacceso l’attenzione sul tema della sicurezza della rete ferroviaria: l’ipotesi investigativa valuta analogie e possibili collegamenti, con accertamenti affidati agli organi competenti sotto il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria.

Sul piano politico, le reazioni sono state immediate: il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha parlato di “atti criminali” e ha annunciato un rafforzamento dei controlli e della vigilanza.

Il nodo rimborsi: quando il sabotaggio rischia di lasciare i viaggiatori senza tutele

Oltre al tempo perso, per molti passeggeri si apre il tema degli indennizzi. Associazioni dei consumatori hanno ricordato che, in presenza di cause imputabili a terzi (come atti vandalici o sabotaggi), possono scattare eccezioni che complicano l’ottenimento dei rimborsi standard, con il rischio di un contenzioso che si sposta dai tempi del viaggio ai tempi delle carte. È un fronte che rende ancora più pesante la percezione di incertezza: non solo “arrivo tardi”, ma “chi mi tutela davvero” quando il sistema si inceppa per mano dolosa.

“Il treno non dà più garanzie”: la frattura di fiducia di pendolari e famiglie

Per chi usa ogni giorno la ferrovia, il danno più profondo è quello che non si misura in minuti. La promessa del treno come alternativa affidabile all’auto — specie per raggiungere Roma, Napoli, Firenze o i nodi di interscambio come Tiburtina — si regge su regolarità e prevedibilità. Quando entrano in gioco sabotaggi e ripetuti disservizi, cambia la psicologia del viaggio: si parte prima, si vive con l’ansia della cancellazione, si rinuncia a coincidenze “strette”, si torna a valutare auto e pullman anche quando costano di più e inquinano di più.

Il Gruppo FS e RFI, dal canto loro, puntano sulla riparazione rapida e sulla collaborazione con gli investigatori, ma la domanda che sale dalle banchine resta semplice: quante volte ancora si dovrà accettare che linee strategiche possano essere messe in difficoltà con azioni mirate sui cavi e sui punti sensibili dell’infrastruttura?

Andrea Castano – Odissea Quotidiana