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Villa Pamphili, i 300 euro e le bugie di Kaufmann nel centro di Roma

Villa Pamphili i messaggi per ottenere 300 euro e la giornata in centro storico: così Kaufmann avrebbe mentito ai familiari prima della fuga. Arresto in Grecia.

Villa Pamphilj, Kaufmann

Roma, in certe giornate, sembra fatta apposta per confondere le tracce: turisti, hotel, caffè, strade che portano al Pantheon come un fiume continuo. Eppure nelle carte dell’inchiesta su Villa Pamphili il centro storico non è soltanto uno scenario: diventa il luogo in cui, il giorno dopo la morte della figlia secondo l’ipotesi accusatoria, Francis Kaufmann si muove come se la sua vita fosse ancora una storia da raccontare.

I 300 euro e l’email del mattino: “Continuo a pregare”

Alle 6.04 del 7 giugno 2025 arriva l’email alla madre Charlene: Kaufmann chiede 300 euro, parla di “Stella” e dice di sperare in una telefonata. Per la Procura, quella mail sarebbe già dentro un tempo irreparabile: Andromeda, 11 mesi, sarebbe stata uccisa poche ore prima; e Anastasia Trofimova, 28 anni, lo sarebbe stata da giorni. La normalità, in quelle righe, appare come una maschera.

Il vocale della sera: “Le ho ridato la bambina” e il biglietto per Miami

Quando la madre non risponde, Kaufmann insiste: alle 20.01 invia un messaggio vocale e raddoppia la posta. Dice che “Stella” si è rifatta viva, che lui le avrebbe consegnato la figlia e che ora deve lasciare l’Europa. Chiede ancora 300 euro, sostiene di essere stato derubato, prova a dare alla fuga un motivo pratico: un biglietto per Miami, un “ricominciare”. Anche qui, nessuna risposta immediata.

Via del Corso, hotel Mozart e Pantheon: l’incontro raccontato dall’hostess

L’8 giugno, secondo quanto ricostruito, Kaufmann gira nel cuore della città. All’hotel Mozart in via del Corso nota Anna Chiara Gabriele, hostess, aspirante attrice. Lei racconta che lui si presenta come regista in cerca di location per un film intitolato “Food fight”, la invita a un caffè al Pantheon “per il giorno dopo”, e durante l’incontro passa rapidamente dai presunti consigli professionali agli apprezzamenti personali: “I’m single and I find you really attractive”, le dice. Lei se ne va e taglia ogni contatto: “Ho capito di stare davanti a un ciarlatano”. In quella testimonianza c’è un dettaglio che colpisce: l’idea di poter ancora sedurre, convincere, mettere in scena una parte, mentre alle spalle incombe la tragedia.

“Devi prenderti cura di loro”: la madre risponde senza sapere

Solo dopo, Charlene scrive al figlio. Non sa nulla di Villa Pamphili, e nelle sue parole c’è la logica semplice di una famiglia che prova a rimettere ordine: le coppie litigano, ma devono restare unite; devi occuparti di “Stella” e della bambina. E poi la frase sulla nipote: “Andromeda è la più carina di tutte, amala”. È l’ultimo messaggio che, stando alle ricostruzioni, manda prima che la realtà emergesse in modo definitivo.

La stessa storia ai fratelli: “Ho un lavoro a Miami”

Non ottenendo denaro dalla madre, Kaufmann prova con il fratello Baruch e con la sorella Penelope. Cambia la motivazione ma mantiene la struttura: “appuntamento di lavoro a Miami”, “mandami 300 euro”, “Stella e Andromeda resteranno a Roma finché non avrò soldi”. Da quanto riportato, Baruch non risponde; Penelope dice di non avere disponibilità. È una catena di messaggi che, per gli investigatori, segnala un obiettivo: racimolare una cifra minima per spostarsi e guadagnare tempo.

Da Roma alla Grecia: la fuga e l’arresto del 13 giugno

Il percorso finisce fuori dall’Italia. Kaufmann viene arrestato in Grecia il 13 giugno 2025 e poi estradato. In Italia, secondo le notizie, è stato portato nel carcere di Rebibbia; davanti al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere. In parallelo emergono ulteriori atti: una rogatoria verso gli Stati Uniti per ascoltare familiari e testimoni e passaggi istruttori che consolidano l’impianto dell’accusa.

Il processo in arrivo: giudizio immediato e data del dibattimento

Sul piano giudiziario, la Procura ha chiesto il giudizio immediato. Il procedimento, per quanto riportato, è destinato alla Corte d’Assise con avvio indicato il 2 febbraio 2026. In aula si misureranno prove, testimonianze, perizie e la strategia della difesa. Per Roma, però, resta già un’immagine difficile da cancellare: la distanza siderale fra i messaggi “familiari” da 300 euro e i passi fatti in centro storico, come se tutto fosse ancora negoziabile.