Prima pagina » Cronaca » Termini, rapina “a tappe” da via Manin a Piazza Vittorio: cinque arresti dopo l’inseguimento

Termini, rapina “a tappe” da via Manin a Piazza Vittorio: cinque arresti dopo l’inseguimento

Rapina e accoltellamento vicino Termini: bottiglia rotta, fuga verso Piazza Vittorio e metro Carlo Alberto. Arrestati cinque tunisini

Polizia 113_2025

Inizia in via Manin, prosegue come una caccia di gruppo lungo le strade del rione e finisce in zona Piazza Vittorio, vicino alla Metro di Carlo Alberto. È la scia ricostruita dalla Polizia di Stato su una rapina avvenuta lo scorso 17 aprile: cinque cittadini tunisini sono stati arrestati al termine di un’indagine coordinata dalla Procura di Roma, con il lavoro sul campo del Commissariato Esquilino e un mosaico di immagini raccolte dai sistemi di videosorveglianza dell’area Termini.

Da via Manin a Piazza Vittorio: la rapina che cambia strada e ritmo

Non un’aggressione lampo, ma una sequenza scandita da passaggi successivi. Secondo gli investigatori, le due vittime sarebbero state avvicinate in via Manin e colpite con fendenti da arma da taglio. Nelle stesse fasi sarebbe stata utilizzata anche una bottiglia, rotta e trasformata in cocci durante l’assalto. Il racconto ufficiale parla di più aggressioni, ripetute, mentre le persone offese tentavano di allontanarsi e di trovare riparo.

Poi la corsa: il gruppo avrebbe inseguito i due connazionali fino in zona Piazza Vittorio, con l’epilogo indicato nei pressi della stazione Metro di Carlo Alberto. È lì che, in base alla ricostruzione, sarebbe stata portata via una catenina d’oro e una somma di 500 euro. Il bilancio, oltre al bottino, è quello delle lesioni.

Il dettaglio che fa la differenza: i volti ripresi e la chiamata al 112

Dentro una vicenda così violenta, c’è un particolare che gli investigatori considerano decisivo: una delle vittime, nonostante i colpi subiti, avrebbe trovato la forza di reagire in modo lucido. Seguendo la via di fuga degli aggressori, sarebbe riuscita a posizionarsi in modo utile per documentare i volti di alcuni componenti del gruppo.

Quasi in parallelo arriva la telefonata di un passante al 112 (NUE). Una pattuglia del Commissariato di P.S. Esquilino raggiunge la zona e raccoglie i primi elementi direttamente dalle vittime. In pochi istanti, riferisce la ricostruzione, uno degli aggressori viene intercettato e arrestato mentre è ancora in fuga.

Le tracce di sangue, la versione delle forbici e il carcere dopo il tentativo di evasione

Al momento del fermo, sull’uomo arrestato subito sarebbero state riscontrate evidenti tracce ematiche sugli indumenti. Avrebbe tentato di spiegare quel sangue parlando di una ferita procurata da forbici che aveva con sé, richiamando una presunta attività da barbiere. In sede di convalida, per lui era stata disposta la misura degli arresti domiciliari, poi aggravata con il carcere dopo un tentativo di evasione.

È un capitolo che, secondo gli inquirenti, si inserisce in un quadro più ampio: non solo il singolo arresto, ma l’identificazione progressiva del resto del gruppo.

Il lavoro del Commissariato Esquilino: telecamere, percorso, riconoscimenti

Gli altri quattro indagati vengono individuati nel prosieguo delle indagini. Gli agenti del Commissariato Esquilino ricostruiscono passo dopo passo il tragitto, seguendo l’itinerario della rapina con l’analisi delle immagini di videosorveglianza lungo l’intero percorso. A consolidare l’impianto accusatorio, viene indicato anche il riconoscimento fotografico operato dalle vittime.

Secondo quanto emerso, tutti i componenti del gruppo avrebbero avuto un ruolo attivo. Le condotte minatorie contestate sarebbero state rese ancora più gravi dall’esibizione di un coltello custodito nei pantaloni da uno dei correi, durante le fasi dell’aggressione.

L’ordinanza del Gip: custodia cautelare per tutti e cinque

A chiudere il cerchio, almeno nella fase cautelare, è l’ordinanza del Gip del Tribunale ordinario di Roma, emessa su richiesta della Procura capitolina: per i cinque è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Nel provvedimento viene richiamata l’assenza di fissa dimora, oltre all’excursus criminoso attribuito ai singoli, come elemento valutato a fini cautelari e indicativo di pericolosità.

I cinque sono gravemente indiziati, in concorso, dei reati di rapina e lesioni.

Termini ed Esquilino: quando una rapina diventa un inseguimento in piena città

Termini non è solo una stazione: è un crocevia che tiene insieme pendolari, turisti, residenti, fragilità e occasioni di reato. Vicende come questa, ricostruita lungo strade note ai romani, ricordano quanto in un attimo la violenza possa spostarsi da un punto all’altro, sfruttando la confusione e i flussi. In questo caso, a fare la differenza sarebbero stati la richiesta di aiuto, l’intervento rapido e l’insieme di riscontri: immagini, riconoscimenti, ricostruzione dettagliata dei movimenti.