06 Maggio 2021

Pubblicato il

Un panamense alla Corte di Spagna

di Redazione

L'Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede è stata la cornice della presentazione del libro di Don Ricardo Reyes

“Perchè, per essere cristiani, è necessario andare a Messa?”

Le parole più semplici e scontate del mondo introducono il nuovo libro di Ricardo Reyes che, in italiano, è intitolato “Lettere tra cielo e terra” (Cantagalli editore).

Quattro parole quasi scontate, messe lì, sul retro di copertina di un libro che vuole essere tutto meno che scontato, tutt'altro. E' un viaggio. Un viaggio che vola alto e che atterra fin dentro il mistero, fino ad arrivare al proprio sé.

Dodici lettere. Dodici viaggi. Parole scritte ad un amico.

All'ingresso dell'Ambasciata ci riceve Antonio, la Guardia Civile del palazzo. Accompagna me e Ricardo nella sala dove si terrà l'incontro. L'Ambasciatore, Eduardo Gutierrez Saenz de Buruaga, sarà qui tra poco. E' attesa anche Delia Cardènas Christie, Ambasciatore di Panama che, con il collega spagnolo, ha organizzato l'evento.

C'è il tempo di fare due passi prima dell'arrivo degli invitati. Tra questi il Cardinale Antonio Canizares Llovera e Monsignor Francisco Frojàn Madero della Segreteria di Stato. Don Ricardo è nato a Grenoble da genitori panamensi. Dal 2003 è presbitero della diocesi di Roma.

Nemmeno il tempo di prendere un altro caffè che si è fatto tardi e, di sopra, aspettano soltanto noi.

Il Cardinale Canizares e Mons. Madero introdurranno libro e autore.

“E' un libro che era molto necessario, esordisce Canizares, e per questo ringrazio l'autore. Parole che vogliono essere semplici e che arrivano al cuore. E' una professione di fede, ha continuato, dove fede e ragione camminano insieme”.

Don Ricardo è seduto in prima fila, l'Ambasciatore padrone di casa, lo ha voluto a fianco a sé.

Il Sergretario di Stato Madero dà prova di aver letto veramente il libro. Lo analizza, lo apprezza, lo svela.

Quasi si parlasse di qualcun altro, Ricardo si accorge di essere lui, stavolta, il destinatario di un'altra lettera, quella che sperava trapelasse dal suo scritto e che gli autorevoli presentatori hanno scritto per lui come la conclusione di Canizares: “La cosa migliore di questo libro? Leggerlo”.

 
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