05 Marzo 2021

Pubblicato il

Sgomberata Area19, intervista esclusiva a CasaPound

di Redazione

“Chi spende i soldi di tasca propria per restituire gli spazi alla collettività viene punito, mentre, chi sperpera e ruba quelli pubblici gode di immunità”, commenta il vice presidente Antonini

Andrea Antonini, vicepresidente di CasaPound Italia, commenta a Romait.it lo sgombero di Area19, il centro sociale sorto dalle macerie dell’ex stazione ferroviaria Farneto, in via Monti della Farnesina 80, che il movimento delle “tartarughe frecciate” aveva occupato e bonificato nel 2008.

Lo sgombero, avvenuto giovedì scorso, rientra nel più ampio piano di legalità deciso dal prefetto Franco Gabrielli, sotto la cui tutela è stato posto il Comune di Roma attraverso una sorta di commissariamento c.d. light, al fine di preparare la città all’Anno Santo.

Così, la struttura ferroviaria realizzata in occasione dei Mondiali di Italia 90 torna a far parlare di sé. Dopo lo scandalo legato alla sua prematura dismissione, avvenuta dopo soli 8 giorni dalla sua messa in funzione a fronte di un costo di svariati miliardi di vecchie Lire, e sette anni di interregno nei quali lo spazio è stato riqualificato ed animato dai militanti di CasaPound Italia, oltre alla delusione, il timore degli ex occupanti è che la struttura possa esser nuovamente oggetto di sperperi e speculazioni in vista dell’ormai imminente Giubileo straordinario.

Dal 2008 al 2015. A chi non li ha vissuti, come spiegherebbe sette anni di Area19?

Sette anni di sacrifici, concerti, conferenze, iniziative culturali e sport con i campioni internazionali delle arti marziali che sono arrivati lì persino dalla Russia. Le “tre giorni di CasaPound” (evento programmatico di inizio anno politico, ndr), a cui hanno partecipato migliaia di persone e molti personaggi della politica e della cultura come Pietrangelo Buttafuoco, Stefania Craxi e Vittorio Sgarbi, ma anche iniziative solidali, come quella di raccolta aiuti per la Siria, organizzata in collaborazione con la Comunità Siriana in Italia e le associazioni che operano per la tutela dei diritti umani nelle aree di crisi. 

Insomma, Area19 è stata una moltitudine di cose.

Nel 2008, data della sua occupazione da parte di CasaPound Italia, in quali condizioni versava la stazione Farneto?

C’era dentro di tutto. Era diventato un rifugio per gli sbandati di tutta Roma nord, razziato e saccheggiato di rame e acciaio, il luogo era stato completamente spogliato e depredato. E non solo, le pareti erano imbrattate di scritte e simboli satanici. Il posto era inavvicinabile e insalubre. Dal 90, anno del suo prematuro abbandono, al 2008, anno in cui CasaPound ha iniziato a prendersi cura della struttura, credo che la stazione Farneto abbia vissuto ogni sorta di umiliazione.

Quanto è durata la riqualificazione dello stabile e come avete fatto ad affrontare le spese? 

E’ durata sette anni: vetri rotti, infiltrazioni d’acqua, smottamenti del terreno sovrastante, quel posto ha richiesto un lavoro permanente. Decine di persone ogni giorno, si sono armate di buona volontà, scope, pennelli e attrezzi di ogni genere. Abbiamo imparato dei mestieri che fino a quel momento non conoscevamo, ci siamo dati degli obiettivi, e li abbiamo superati. Abbiamo persino affittato una pompa industriale per bonificare i locali da metri e metri d’acqua stagnate accumulata in più di un decennio.

Nel corso di questi anni abbiamo speso almeno 20mila euro. Le prime spese le abbiamo coperte grazie ad un concerto, ma gran parte dei soldi provengono dalle nostre tasche e cioè dall’autofinanziamento, un contributo volontario che ogni militante di CasaPound, mensilmente, sceglie liberamente di conferire per la realizzazione dei progetti.

La costruzione della stazione, in previsione dei Mondiali di Italia 90, era già costata diversi miliardi della vecchie Lire e usata per soli otto giorni…

Quello della stazione Farneto è stato uno scandalo, senz’altro uno degli esempi più eclatanti di sperpero di denaro pubblico e malaffare legati alla realizzazione delle infrastrutture cittadine. 

All’epoca c’era Italia 90, ed i finanziamenti sono stati spesi così, in un tratto di metropolitana utilizzato per pochi giorni e poi abbandonato, costato una cifra esorbitante: 37 miliardi di vecchie Lire. E’ tutto agli atti. Adesso che l’anno Giubilare è alle porte, arriveranno altri soldi e partirà un nuovo progetto. 

Sono molto scettico a riguardo, anche stavolta troveranno il modo di utilizzare i fondi per far arricchire qualcuno, rimetteranno in funzione il tratto per il Giubileo in maniera improvvisata, e poi sarà di nuovo tutto abbandonato al degrado.

Lo sgombero di stamani è stato effettuato per ragioni di legalità. Eppure per lo spreco di denaro pubblico tutti gli imputati, all’epoca, furono prosciolti…

Chi spende i soldi di tasca propria per restituire gli spazi alla collettività viene punito, mentre, chi sperpera e ruba quelli pubblici spesso gode di immunità, è un controsenso. Lo sgombero di oggi è l’ennesima vergogna di un’amministrazione senza pudore, che lascia i malavitosi nelle case popolari, consente abusivismo e illegalità a tutti i livelli ma è pronta a sacrificare ad affaristi e palazzinari uno spazio di aggregazione e di solidarietà che per anni ha portato avanti attività nel campo del sociale. La tanto sbandierata legalità è ormai merce di scambio, nelle mani di pochi, serve soprattutto a metter in luce figure che proprio della legge fanno un uso assolutamente arbitrario e propagandistico. Forti con i deboli e deboli con i forti, ma noi non ci arrendiamo, e a proposito di questa storia proporremo un’interrogazione parlamentare per seguire passo dopo passo le sorti della struttura e vigilare sulla trasparenza di questa operazione.

 

 
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