12 Giugno 2021

Pubblicato il

Salute, ecco come il coronavirus sta cambiando le nostre abitudini

di Mirko Ciminiello

Scuole chiuse fino al 15 marzo, a Messa niente segno della pace, e il Governo è pronto a misure ancora più drastiche: ma la salute conta più dei disagi

Il presidente del Piemonte Alberto Cirio lo aveva detto in tempi non (così tanto) sospetti: «La salute conta più dei disagi».

Con queste parole, il Governatore giustificava la proroga della chiusura delle scuole nella Regione: misura che ora, stante il persistere dell’emergenza coronavirus, Palazzo Chigi ha deciso di estendere all’intero territorio nazionale (almeno) fino al 15 marzo.

Il provvedimento è stato adottato su consiglio della commissione scientifica del Governo, che in precedenza aveva anche suggerito di bloccare per 30 giorni qualsiasi manifestazione o attività aggregativa, incluse quelle sportive: il che pare abbia finalmente indotto la Lega Calcio ad autorizzare lo svolgimento dei match di Serie A a porte chiuse. Meglio tardi che mai.

Non è, come noto, l’unica disposizione governativa, e del resto pare che il bi-Premier Giuseppe Conte abbia confidato di essere pronto a vararne di ancora più drastiche. Anche la Chiesa, d’altronde, sta facendo la sua parte, invitando i fedeli a rinunciare allo scambio del segno di pace e a ricevere la comunione sulla mano. E dopotutto, come ha dichiarato il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti, in epoca di COVID-19 «per alcuni giorni, forse alcune settimane, vanno cambiate le abitudini personali».

Via della Pisana, per esempio, ha chiesto di evitare abbracci e strette di mano. Ed è significativo che questo invito arrivi dal segretario di un partito (il Pd) che a inizio epidemia aveva inventato la pagliacciata dell’abbraccia un cinese che avrebbe dovuto contrastare il fantomatico avanzamento del razzismo – in realtà inesistente, a differenza del dilagare del contagio.

Allo stesso modo, è certamente una buona notizia il fatto che, dopo aver sprecato un bimestre con misure inefficaci se non controproducenti (anche perché sovente ideologizzate), l’esecutivo rosso-giallo abbia finalmente capito di dover seguire le raccomandazioni di un comitato di esperti. L’importante è che, una volta presa una direzione, si tenga il punto, mettendo in conto le inevitabili proteste ma senza (ri)cambiare idea a ogni piè sospinto, stile banderuola al primo soffio di vento contrario.

È, mutatis mutandis, la condizione descritta dal filosofo inglese Thomas Hobbes come “stato di natura”: in cui gli uomini, costretti a una continua lotta per la sopravvivenza, si accordano per cedere parte dei propri diritti naturali al grande Leviatano – lo Stato, la sola entità in grado di garantirne la sicurezza e il benessere in un ambiente ostile.

Il coronavirus, insomma, cambia inevitabilmente e radicalmente i nostri stili di vita – ma chissà che non lo faccia in meglio. In attesa poi che, come da previsioni, l’arrivo del caldo contribuisca a indebolire il patogeno. Con buona pace di qualcuno lassù in Svezia.

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