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30 Settembre 2020

Pubblicato il

Roma, salma Flavio Bucci esposta al Teatro Valle

di Redazione

“Non mi voglio assolvere da solo e non voglio nemmeno andare in Paradiso, che poi sai che noia lassù”

Sarà allestita il 20 febbraio dalle 10 alle 14 al teatro Valle, a Roma, la camera ardente per Flavio Bucci, l'attore di tv (celeberrima la sua interpretazione del pittore Ligabue) cinema e teatro morto il 18 febbraio a 72 anni a Passoscuro, sul litorale romano. Lo annuncia all'ANSA il figlio Alessandro.

Se n'è andato solo come un cane, a Passoscuro, su quel litorale romano che da alcuni anni aveva eletto a ultimo rifugio per una vecchiaia senza un soldo dopo una vita di splendori ed eccessi, esaltazioni e depressioni.

"I suoi ultimi anni non sono stati sereni purtroppo – afferma all'Ansa il figlio Alessandro, che per un tratto della vita lo ha accompagnato come attore – ed è triste pensare che in troppi lo abbiano abbandonato dopo una carriera così intensa tra il cinema e il teatro. Ma come spesso accade agli artisti aveva una sensibilità più acuta e dolorosa di noi uomini normali e il gran pregio di non rinnegare nulla di sé, neppure gli sbagli". 

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"Ho speso tutto in donne, manco tanto che me la davano gratis, vodka e cocaina”, dichiarava l'attore in una intervista al "Corriere della Sera", raccontando le sue passioni. Proprio la droga ha rappresentato gran parte della sua esistenza: è lui stesso ad ammettere di aver fatto uso, o forse abuso, di cocaina, arrivando a consumarne diversi grammi al giorno. Un ‘vizio’ che gli è costato caro e nel quale ha investito miliardi. 

Dopo una vita di successi e di eccessi, con due ex mogli e tre figli, lo storico prestavolto di Ligabue ha vissuto gli ultimi anni della vita solo – e senza soldi – in una casa famiglia sul litorale di Fiumicino. Qui sopravviveva, passando il tempo sul terrazzino della periferia di Passoscuro e, tra una sigaretta e l’altra, ripensando alla sua vita e, parlando della morte: “Non mi voglio assolvere da solo e non voglio nemmeno andare in Paradiso, che poi sai che noia lassù”.

 
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