Da Frosinone a Sanremo: il pianista Alessandro Simoni suona con LazioSound il 24 febbraio
Per Frosinone, che spesso finisce in cronaca per tutt’altro, vedere uno dei suoi “figli musicali” a Sanremo ha un sapore speciale
Alessandro Simoni al pianoforte
Roma guarda Sanremo ogni anno come si guarda una vetrina lontana, luccicante, piena di nomi già noti. Stavolta, però, in mezzo alle luci del Palafiori c’è una storia che parla di casa, di studio, di treni presi con spartiti nello zaino e di quella Ciociaria che spesso resta fuori dai riflettori. Martedì 24 febbraio, ore 16, a Casa Sanremo arriva Alessandro Simoni, pianista legato a Frosinone e vincitore della sezione classica di LazioSound: uno di quei talenti che non fanno rumore, ma quando appoggiano le mani sulla tastiera cambiano l’aria in sala.
Il “palco” di Sanremo e l’orgoglio di una provincia che si fa sentire
Casa Sanremo non è l’Ariston, ma è uno dei luoghi dove, durante la settimana del Festival, passa la filiera vera: giornalisti, addetti ai lavori, professionisti, chi decide ascolti e opportunità. E per un musicista giovane, abituato al rigore della sala da concerto, trovarsi lì significa misurare presenza scenica e identità in pochi minuti. Non è solo esibirsi: è farsi ricordare. E per Frosinone, che spesso finisce in cronaca per tutt’altro, vedere uno dei suoi “figli musicali” dentro questo circuito ha un sapore speciale.
Chi è Alessandro Simoni: la scuola, Roma, Santa Cecilia, poi la cattedra
Simoni ha un percorso che non nasce da scorciatoie. Ha frequentato il Conservatorio di Frosinone con Gilda Buttà, poi ha proseguito studi e perfezionamento fino al diploma all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, a Roma, con Benedetto Lupo. Oggi insegna Pianoforte Principale al Conservatorio di Taranto: una di quelle carriere che raccontano sacrificio e disciplina, con la musica come mestiere vero, non come hobby da vetrina.
Classica che parla al presente: il legame con cinema e serie tv
C’è un dettaglio che rende il suo profilo più vicino al pubblico di oggi: pur restando un pianista classico, Simoni ha lavorato anche su incisioni e colonne sonore, collaborando con compositori come Stefano Lentini e Stefano Mainetti. È il punto in cui il pentagramma incontra il racconto popolare, dove il pianoforte smette di essere “solo” repertorio e diventa atmosfera, narrazione, emozione condivisa anche da chi non frequenta i teatri.
LazioSound porta cinque vincitori: che cosa vedrà il pubblico al Palafiori
LazioSound arriva a Casa Sanremo con una piccola “spedizione” di generi diversi: oltre a Simoni per la classica, ci saranno Nika per l’urban, Sofia Ara per l’elettronica, Lucia Filaci e Vittorio Cuculo per il jazz, più Maria Faiola vincitrice assoluta per il cantautorato. Ognuno porterà due brani: quello che lo ha fatto vincere e un singolo prodotto con il supporto del programma. In pratica: non un saggio di fine corso, ma un test davanti a chi può aprire porte.
La Regione e la scelta di “metterci la faccia”
All’evento è annunciata la presenza dell’assessora Simona Renata Baldassarre, che parla di investimento sui giovani come investimento sul futuro culturale ed economico del territorio. Suona istituzionale, sì, ma in questo caso si traduce in un fatto: portare artisti emergenti nel luogo più osservato dell’anno, con un’organizzazione che li presenta in modo professionale.
Paolo Vita, direttore artistico, dice che Casa Sanremo è “un palco importantissimo” e che uscire dai confini regionali dà sostanza al percorso. Tradotto: non basta vincere, bisogna arrivare davanti a chi ascolta per lavoro.
La domanda che resta: dopo Sanremo, che cosa succede a questi talenti?
Il rischio, per chi conosce Roma e il Lazio, è sempre lo stesso: fare una bella figura e poi tornare invisibili. Per evitarlo, il progetto punta a costruire tappe, occasioni e contatti. Anche il sito ufficiale di LazioSound indica, per la prima volta, appuntamenti durante la settimana sanremese come parte del percorso. Adesso la palla passa al mercato e alla capacità di continuare a farli suonare, produrre, circolare. E intanto, per una volta, la provincia non chiede permesso: entra e suona.
