Dal quartiere alla platea del Sistina: “Il ragazzo dai pantaloni rosa” riporta Roma davanti al volto del bullismo
A Roma debutta al Sistina il musical su Andrea Spezzacatena. Una storia vera, nata da un “pantalone rosa”, che parla a ragazzi e adulti
Roma ha la memoria lunga, ma a volte la usa poco. Poi arriva uno spettacolo e ti costringe a riprendere in mano una storia che non dovrebbe mai diventare “una pagina chiusa”. Andrea Spezzacatena aveva 15 anni, era il 2012, e nella Capitale si spense dopo essere stato bersaglio di umiliazioni a scuola e in rete. Tutto per quei pantaloni diventati rosa per errore: una sciocchezza, trasformata in un marchio addosso, ripetuto in battute, insulti, post, fino a una pagina social creata per colpirlo.
Il Sistina come megafono: debutto il 20 febbraio nel cuore della città
Dal 20 febbraio la storia torna in scena al Teatro Sistina in versione juke box musical, con la regia di Massimo Romeo Piparo e l’adattamento di Roberto Proia. È un salto di linguaggio: dal libro, al cinema, ora al palcoscenico. E il palcoscenico, a Roma, pesa: perché il Sistina non è un “teatro di nicchia”, è una piazza coperta, una platea che parla a famiglie, ragazzi, scuole, gruppi che arrivano in metro, si fermano in zona, commentano, discutono.
Sul palco torna Samuel Carrino come Andrea, con Sara Ciocca nel ruolo dell’amica più vicina. E c’è una promessa, ripetuta con chiarezza: raccontare la vita di Andrea, non la sua fine. Un modo per non trasformare il dolore in spettacolo, ma in racconto condivisibile.
La Roma che guarda i ragazzi: quando l’assenza degli adulti diventa parte del problema
C’è una frase che resta appiccicata a questa vicenda: l’incapacità di intervento degli adulti. Non “cattiveria”, non “indifferenza” da manuale: spesso proprio incapacità, impreparazione, paura di sbagliare, minimizzazione. Nel musical entra anche un professore che prova a tendere una mano, figura positiva introdotta proprio per mettere in luce ciò che è mancato nella realtà. E a Roma, dove le scuole sono mondi enormi e complessi, questo tema non è astratto: è quotidiano, fatto di corridoi, chat di classe, gruppi WhatsApp di genitori, video che girano in un attimo.
La colonna sonora “presa dalla vita”: hit per parlare la lingua di una generazione
La scelta del juke box è furba nel senso migliore: invece di “spiegare” ai ragazzi, li avvicina con canzoni che conoscono, riarrangiate per stare dentro la storia. Nella playlist c’è anche “Canta ancora” di Arisa, legata al film e premiata con il Nastro d’Argento per la Migliore canzone originale. Una canzone che, già da sola, ha la forza di riaprire quel nodo che molti preferirebbero evitare.
E poi c’è l’idea potente del narratore: un Andrea “di 27 anni”, l’età che avrebbe oggi. Un espediente che non serve solo a teatro. Serve a chi sta seduto in sala: perché ti costringe a pensare non a ciò che è finito, ma a ciò che poteva essere.
Il 7 febbraio non è una parentesi: Roma e l’Italia davanti al bullismo digitale
Il debutto si colloca mentre torna la “Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo”, il 7 febbraio, istituita nel 2017. È una ricorrenza utile, ma rischia di durare quanto un post: un giorno di frasi giuste, poi tutto come prima.
E invece i numeri dicono che non c’è niente da archiviare: nel 2025 Telefono Azzurro ha gestito 181 casi di bullismo e 24 di cyberbullismo, con molte segnalazioni legate ad attacchi su caratteristiche fisiche. Esattamente il tipo di ferita da cui, anni fa, partì la persecuzione contro Andrea.
La reazione che conta: portare le scuole in sala e riportare la sala nelle scuole
Il punto vero, adesso, è cosa succede dopo gli applausi. Piparo ha detto di augurarsi una sala piena di ragazzi: non per fare numero, ma per dare voce a chi non riesce a trovarla. E Roma può fare la differenza se questo spettacolo diventa un’occasione concreta: uscite didattiche, incontri, sportelli di ascolto potenziati, percorsi di educazione digitale che non siano un’ora “a tema” e basta.

