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Metal detector nelle scuole: controlli anche a sorpresa se il preside li chiede, ecco come funziona

Controlli con metal detector mobili a scuola, anche a sorpresa: in arrivo la circolare Viminale–Istruzione. Attivazione su richiesta del preside

Polizia, agente donna

A scuola, di solito, si entra con lo zaino pieno di quaderni e di pensieri. Negli ultimi mesi, però, in molte città è cresciuta una preoccupazione che non riguarda compiti e verifiche: coltelli nelle tasche, lame portate per “sentirsi forti”, bravate che possono degenerare in un attimo. Ora il governo si prepara a mettere nero su bianco una misura che farà discutere: controlli con metal detector portatili nelle scuole, anche a sorpresa, se richiesti dai dirigenti scolastici. La circolare condivisa fra Viminale e Ministero dell’Istruzione viene data in arrivo “nelle prossime ore”.

La circolare in arrivo: come funzionerebbero i controlli a scuola

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha spiegato che i controlli potrebbero avvenire “nelle scuole, davanti alle scuole, all’ingresso delle scuole”, in collegamento con un fenomeno considerato in aumento: l’uso di coltelli da parte dei ragazzi. Non si parla di tornelli fissi o di varchi stile stadio: la linea indicata è quella dei metal detector mobili, come quelli usati in eventi pubblici, e della presenza delle forze dell’ordine quando si decide di procedere.

Il dettaglio che pesa di più è quello del “controllo a sorpresa”. Non routine quotidiana, dunque, ma interventi che possono scattare quando la scuola lo chiede. E qui entra il cuore della questione: la richiesta parte dal preside, ma si costruisce con il prefetto, cioè con l’autorità che sul territorio coordina sicurezza pubblica e forze di polizia.

Dal Napoletano un precedente: l’accordo a Ponticelli

La misura nasce anche da un’esperienza concreta. Nel Napoletano, in alcuni comuni, la sperimentazione dei controlli con metal detector portatili è stata già adottata su richiesta di una dirigente scolastica, Valeria Pirone, a Ponticelli, grazie a un accordo con il Prefetto di Napoli. È quel “modello” che ora potrebbe diventare replicabile in tutta Italia.

Raccontata così, sembra una storia di scuola che alza la mano e chiede aiuto, e di istituzioni che rispondono. Ma la vita reale è più complicata: ogni istituto ha la sua quotidianità, i suoi equilibri, le sue fragilità. Il rischio è che un controllo gestito male si trasformi in una giornata di tensione, con studenti che si sentono etichettati e famiglie che si dividono. Il vantaggio, invece, è evidente: mettere un argine prima che un episodio diventi tragedia.

Presidi e famiglie: quando la sicurezza entra nel cortile

C’è una parola che torna spesso: autonomia scolastica. Piantedosi la richiama come garanzia: il controllo non dovrebbe essere imposto, ma attivato “su richiesta dei dirigenti scolastici”. In pratica, significa che la scuola valuta il clima interno, le segnalazioni, gli episodi avvenuti, i timori del personale, e decide se chiedere il supporto del prefetto. È un passaggio che carica i presidi di una responsabilità delicata: scegliere se un controllo rafforza la serenità dell’istituto o rischia di incrinare fiducia e relazione educativa.

C’è poi un altro fronte: quello giudiziario. Se emergono reati o indagini, cambia tutto: Piantedosi ha chiarito che, in presenza di attività investigative, l’intervento può seguire canali diversi, su disposizione dell’autorità giudiziaria. Insomma, la circolare descrive la prevenzione; l’indagine penale resta un’altra storia.

Nel pacchetto sicurezza anche la stretta sulle lame: il Parlamento al centro

Il tema scuola si incastra in un quadro più ampio: il pacchetto sicurezza allo studio del governo, che comprende un decreto e un disegno di legge. La stretta sulle armi da taglio dovrebbe finire nel disegno di legge, e il ministro dell’Interno ha detto di confidare in una discussione parlamentare capace di far convergere anche le opposizioni. In effetti il Pd, nei mesi scorsi, ha presentato proposte di regolamentazione sul possesso di armi da taglio: un punto che potrebbe aprire uno spazio di confronto concreto, oltre le tifoserie.

Il punto vero: evitare che un “coltello in tasca” diventi normalità

Al netto delle polemiche, il nodo resta uno: se la scuola intercetta un rischio reale, deve avere strumenti rapidi e coordinati. Un metal detector non educa, ma può disinnescare un gesto impulsivo. E può restituire fiato a chi, in classe, prova ogni giorno a rimettere ordine nel linguaggio e nei comportamenti, senza alzare la voce, senza spettacolarizzare. La circolare che sta arrivando dirà molto anche su questo: quanto spazio avrà la prevenzione, e quanto verrà chiesto alle scuole di reggere da sole il peso del problema.