09 Marzo 2021

Pubblicato il

Virus e isolamento. Dov’è finita la “casa dolce casa” che bramavamo fino a ieri?

di Antonio Guidi

Riflessioni di uno psichiatra, che ama le pantofole ma anche la socialità e il vivere (davvero) insieme

Questo isolamento forzato dovuto a un'emergenza sanitaria ci mette di fronte a un paradosso, e come sempre i paradossi ci dicono molto di noi: quando siamo presi dalla frenesia del lavoro, del traffico, dei ritardi, dallo stress di uscire con l'afa o con freddo e pioggia, pensiamo alla nostra dimora come ad una “casa dolce casa”, eppure ora che dobbiamo starci, perché solo questo in realtà ci viene chiesto per non stritolare il sistema sanitario, quella finestrella con le tendine colorate, ci sembra un luogo infernale o almeno soffocante. Le tendine diventano improvvisamente sbarre di una prigione che ci mette di fronte alla nostra verità interiore.

È come se, una volta messi davvero in connessione alla nostra identità, al bilancio di chi siamo, alla riflessione su cosa stiamo facendo della nostra vita, fossimo nel panico. Ecco, il vero panico mi sembra che molti lo soffrano, non appena hanno la possibilità di avere reali contatti con i familiari e con la propria intimità. Succede a Natale, o per le ferie…tanto desiderate e tanto respinte o deludenti. Il riflesso dello specchio di noi stessi ci fa paura. Ed è un altro aspetto che questo virus ci sta mostrando.

Qualche consiglio pratico può essere: ridipingiamo le pareti tutti insieme, diamo una lucidata a quell'armadio, buttiamo un po' di roba che non ci serve, cambiamo la disposizione dei quadri, giochiamo a Risiko, prepariamo un ciambellone, se siamo un po' a disagio con la tecnologia, facciamoci insegnare dai nostri figli a fare fatture elettroniche, mandare email, accedere a servizi nel Web. Possiamo fare tentativi, non dobbiamo fare la cosa con il miglior risultato o più divertente, da subito.

Le colonne sono: farlo insieme e farlo con calma. Abbiamo il regalo, in questa situazione terribile, di avere tempo. Il tempo, tutto ciò che abbiamo in sostanza. Possiamo leggere poesie, e soprattutto possiamo scriverle anche noi. Qualche riga, un assaggio di parole, se non ci piace questo sarà il trampolino per fare invece qualcosa che preferiamo.

A proposito di modernità e di paradossi vorrei anche dire: sono colpito dagli appelli e raccolta fondi aperta dalla Ferragni e Fdez, hanno usato la loro popolarità in modo diverso, concretamente utile, rinnovando la loro modalità di esporsi. Noi, come loro, possiamo scoprire nuovi modi di “connetterci”.

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