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La lettera del maestro Manzi ai suoi alunni

Ci scrive uno degli alunni della V elementare nella quale insegnava il maestro Alberto Manzi

Ci scrive Fabio Argentini, giornalista e direttore di Spqr Sport: “L’altra sera a Sanremo Claudio Santamaria ha letto la lettera che il maestro Alberto Manzi (che tra il 1960 e il 1968 alfabetizzò un milione di italiani grazie alla trasmissione Tv “Non è mai troppo tardi”) diede proprio alla mia classe al momento di salutarci: era il 1976. E’ una lettera bellissima, come leggerete, attuale ancor oggi. Non potrete non apprezzarla. Manzi è stato il mio maestro per cinque anni. E per tanto tempo dopo ancora ho avuto con lui un rapporto straordinario: per questo non ha mai smesso di essere il mio maestro. Lunedì e martedì prossimi andrà in onda la fiction con la sua storia. Ho già visto in RAI le due puntate e sono in linea con i tanti ricordi che abbiamo, io e i miei compagni d’allora.
Sarei felice se tutti potessero vederla. Ciao, Fabio”.

La Lettera del Maestro Manzi ai suoi alunni:

“A Fabio, Danilo B, Francesco, Flavio, Luca, Alessabdro DS, Marco Floriano, Claudio F, Paolo, Andrea, Fabrizio, Roberto M, Danilo P, Claudio S, Enzo, Luigi, Alessandro V, Roberto V, Valeria, Alessandra C,Maria E,Maria F, Alessandra F, Bianca Maria, Elisa, Cinzia, Laura M, Stefania, Laura R e anche Rosaria.

Abbiamo camminato insieme per cinque anni. Per cinque anni abbiamo cercato, insieme, di godere la vita e per goderla abbiamo cercato di conoscerla, di scoprirne alcuni segreti. Abbiamo cercato di capire questo nostro magnifico e stranissimo mondo non solo vedendone i lati migliori, ma infilando le dita nelle sue piaghe, infilandole fino in fondo perché volevamo capire se era possibile fare qualcosa, insieme, per sanare le piaghe e rendere il mondo migliore.

Abbiamo cercato di vivere insieme nel modo più felice possibile. E’ vero che non sempre è stato così ma ci abbiamo messo tutta la nostra buona volontà. E in fondo in fondo siamo stati felici. Abbiamo vissuto insieme cinque anni sereni (anche quando borbottavamo) e per cinque anni ci siamo sentiti “sangue dello stesso sangue”. Ora dobbiamo salutarci.

Io devo salutarvi. Spero che abbiate capito quel che ho cercato sempre di farvi
comprendere: NON RINUNCIATE per nessun motivo, sotto qualsiasi pressione, AD ESSERE VOI STESSI. Siate sempre padroni del vostro senso critico e niente potrà farvi sottomettere. Vi auguro che nessuno mai possa plagiarvi o addomesticare
come vorrebbe. Ora le nostre strade si dividono, io riprendo il mio consueto viottolo pieno di gioie e di tante mortificazioni, di parole e di fatti, un viottolo che sembra sempre identico e non lo è mai. Voi proseguite e la vostra strada è immensa, luminosa. E’vero che mi dispiace non essere con voi,
brontolando, bestemmiando, imprecando, ma solo perchè vorrei essere al vostro fianco per darvi una mano al momento necessario. D’altra parte voi non ne avete bisogno. Siete capaci di camminare da soli e a testa alta, PERCHE’ NESSUNO DI VOI E’INCAPACE DI FARLO.

Ricordatevi che mai nessuno potrà bloccarvi se voi non lo volete, nessuno potrà mai distruggervi SE VOI NON VOLETE. Perciò avanti serenamente, allegramente,
con quel macinino del vostro cervello SEMPRE in funzione; con l’affetto verso tutte le cose e gli animali e le genti che è già in voi e che deve sempre rimanere in voi; con onestà, onostà, onestà, onestà e onestà, perché
questa è la cosa che manca oggi nel mondo, e voi dovete ridarla, e intelligenza, e ancora intelligenza, e sempre intelligenza, il che significa prepararsi, il che significa riuscire sempre a comprendere, il che signiifica sempre riuscire ad amare, e…amore, amore. Se vi posso dare un comando, eccolo: questo io voglio, realizzate tutto ciò ed io sarò sempre in voi, con voi. E ricordate: io rimango qui, al solito posto. Ma se qualcuno, qualcosa, vorrà distruggere la vostra libertà, la vostra generosità, la vostra intelligenza, io sono qui, pronto a lottare con voi, pronto a riprendere il cammino insieme, perché voi siete parte di me e io di voi”.

Ciao, Alberto
1976

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