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28 Settembre 2022

Pubblicato il

Iran: donne in piazza per Mahsa, uccisa per aver messo male il velo

di Morena Di Giulio
Si contano 5 morti e 75 feriti nelle proteste. In piazza donne e studenti contro la "polizia morale"
Mahsa Amini
Mahsa Amini

Bruciano le piazze in Iran per la morte di Mahsa Amini, una giovane donna picchiata dagli agenti della “polizia morale” che l’avevano arrestata perché non indossava correttamente il velo.

Ieri (20 settembre) le forze di sicurezza iraniane hanno aperto il fuoco contro i dimostranti scesi in piazza per protestare contro l’inasprimento delle leggi islamiche. In particolare l’obbligo del velo che, negli anni ha cominciato ad essere ignorato, o interpretato in modo più liberale, in particolare nelle grandi città.

La protesta dilaga in molte piazze e università, tra le altre anche città come Teheran a Isfahan, dove insieme alle donne scendono in piazza anche studenti uomini scandendo il nome della ragazza. Secondo quanto annuncia il sindaco di Teheran ci sono anche cittadini di 3 Paesi stranieri tra le persone arrestate nelle dimostrazioni.

Il caso

Mahsa Amini, era originaria del Kurdistan iraniano e si trovava in vacanza con la famiglia a Teheran. Il 13 settembre venne picchiata a sangue perché indossava male il velo, qualche ciuffo ribelle non era nascosto, era sceso. Un pestaggio che le è costato la vita. È morta così a soli 22 anni.

I fatti dopo l’arresto sono poco chiari, alcuni testimoni dicono sia stata picchiata mentre si trovava all’interno di un furgone della polizia. Altre versioni riportano come Mahsa sia stata portata in una stazione di polizia per assistere a “un’ora di rieducazione“.

Secondo quanto riferito dal fratello agli organi di stampa, la giovane donna è stata presa dalle forze dell’ordine davanti ai suoi occhi, per una “lezione di rieducazione” su come indossava lo hijab.

il fratello Kiarash è stato ad aspettarla fuori dall’edificio per un bel po’. Ha sentito le grida provenire dall’interno e visto la sorella uscire a bordo di un’ambulanza. Trasportata in ospedale è stata dichiarata morta dopo tre giorni di coma.

Dilaga la protesta anche sui social

Sui social circolano video di dimostranti che urlano slogan contro il governo, si vedono le forze di sicurezza che usano i gas lacrimogeni per disperdere la folla.

Si stanno anche diffondendo video di donne iraniane che si tagliano i capelli ed in alcuni casi addirittura bruciano hijab.

La giornalista iraniana e attivista Masih Alinejad, ha postato su Twitter un video, scrivendo che “le donne iraniane mostrano la loro rabbia tagliandosi i capelli e bruciando i loro hijab per protestare contro l’uccisione di Mahsa Amini ad opera della polizia dello hijab”. L’attrice Anahita Hemmati fa la stessa cosa su Instagram.

La morte di Mahsa è stata il detonatore di una frustrazione culturale, sociale e politica onnipresente. La morte in condizioni poco chiare della giovane iraniana per colpa di una ciocca di capelli ha scoperchiato il vaso di Pandora.

Le rivolte dei giovani iraniani

L’Iran ha una lunga storia di proteste represse nel sangue. Nel 2009 iniziò a circolare su Internet un video girato a Teheran, visto in pochissimo tempo da milioni di persone, tra cui capi di stato e di governo di tutto il mondo. Il video durava meno di 40 secondi: mostrava una giovane donna gravemente ferita, in strada, circondata da alcuni uomini che tentavano di prestarle soccorso. La donna, Neda Agha-Soltan, aveva 26 anni e stava protestando contro le elezioni truccate da Mahmoud Ahmadinejad quando divenne suo malgrado uno dei simboli più potenti di quel movimento, che durò dalla metà del 2009 all’inizio del 2010, quando fu definitivamente e brutalmente represso.

Peggiore se possibile, la risposta del regime al movimento di protesta del 2019, in quel caso, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) e altre autorità repressive aprirono il fuoco contro gruppi di manifestanti quasi subito dopo l’inizio delle manifestazioni. Circa 1.500 cittadini uccisi nel giro di pochi giorni, mentre migliaia furono nuovamente arrestati.

 

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