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25 Settembre 2020

Pubblicato il

Cinema: Zalone “Tolo Tolo” da record, il maggior incasso della storia al debutto

di Mirko Ciminiello

Checco Zalone batte se stesso anche grazie alla strategia della polemica sul tema migranti: il “purché se ne parli” frutta 8,7 milioni di euro in un solo giorno

"There is only one thing in the world worse than being talked about" affermava con la consueta arguzia il grande Oscar Wilde, "And that is not being talked about", ("C’è una sola cosa al mondo peggiore del far parlare di sé ed è il non far parlare di sé").

L’aforisma, presente ne Il ritratto di Dorian Gray, è divenuto uno dei capisaldi del moderno marketing, e si adatta perfettamente alla strategia comunicativa di Checco Zalone per il lancio del suo nuovo film Tolo Tolo, di cui è anche, per la prima volta, regista. Il comico pugliese aveva infatti optato per un trailer musicale, costituito dalla canzone “Immigrato” che tante polemiche ha suscitato da parte degli antropologicamente superiori usi a dividere pavlovianamente il mondo in base al grado di presunto (da loro) razzismo. Aveva anche precisato che il pezzo non era particolarmente rappresentativo della pellicola, ma ormai la diatriba era già in atto.

E così, per un mese le sezioni “spettacoli” delle redazioni di tutta Italia si sono paralizzate sulla sterile controversia riguardante la politicizzazione di un’opera che nessuno aveva ancora visto, essendo uscita nelle sale solo il 1° gennaio. Con certi media che agitavano lo spauracchio della discriminazione, e quelli di carattere opposto che osannavano il film – sempre sulla fiducia.

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Questi ultimi sono quelli che, stando almeno ai primi commenti, sono rimasti delusi da Tolo Tolo, forse perché pensavano di trovarsi di fronte a una pellicola “sovranista”: la quale invece ha suscitato gli entusiasmi dei progressisti per la ragione uguale e contraria.

Questione di aspettative, certo. Ma anche di ossessioni manichee che sono alla base di una visione viziata dai paraocchi dell’ideologia. E fanno dimenticare che il modo migliore per andare a vedere una qualsiasi opera d’arte – e un film di Zalone in particolare – è semplicemente quello di gustarsela, anche criticandola se necessario, ma sempre restando fedeli a ciò che Samuel Taylor Coleridge chiamava «volontaria sospensione dell’incredulità».

Perché siamo di fronte a una storia. Punto. Nessuna dicotomia, nessuna pretesa di cogliere – né di raccontare – una verità assoluta: al massimo, il punto di vista del regista/sceneggiatore. Il quale, en passant, è l’unico che continua costantemente a farsi delle grasse risate, perché nel giorno del debutto Tolo Tolo è stato visto da oltre 1 milione di utenti, incassando 8.668.926 euro: cifra record nella storia del cinema italiano (limitatamente alle prime 24 ore in sala), che va a migliorare il primato detenuto finora dalla precedente opera del Re Mida del botteghino nostrano, Quo Vado?, che nel 2016 aveva incassato 7.341.414 euro nel primo giorno di programmazione.

A conferma che Luca Medici (questo il vero nome dell’artista barese) è infinitamente più intelligente di quanto cerchino di dipingerlo i suoi detrattori: i quali, tanto per dirne una, non hanno ancora capito, pur dall’alto del loro piedistallo radical chic, che l’arma più efficace contro la contagiosa diffusione di un fenomeno è l’indifferenza.

Zalone, invece, lo sa perfettamente, ed è proprio per questo che può nuovamente brindare al proprio successo al box office. Perché la lezione di Wilde è sempre valida e più che mai attuale: nel bene o nel male, purché se ne parli.

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