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28 Settembre 2022

Pubblicato il

Diritti

Aborto, la polemica tra Chiara Ferragni e Giorgia Meloni e gli obiettori di coscienza

di Laura Vasselli
L'argomento aborto è stato utilizzato da Chiara Ferragni, la influencer nostrana più popolare, per attaccare il governo della regione Marche
Post di Chiara Ferragni sulle legge 194, che tutela il diritto all'aborto
Post di Chiara Ferragni sulle legge 194, che tutela il diritto all'aborto

E’ notorio che in tutto il territorio nazionale italiano sia difficile abortire perché lo schermo dell’obiezione di coscienza da parte di una numerosa schiera di medici impedisce l’esercizio del diritto da parte delle richiedenti. In termini di tempi giusti e in termini sanitari e di comprensione psicologica che meriterebbero questa scelta chirurgica.

Aborto e i medici obiettori di coscienza

Ma si sa, le campagne elettorali sono fonte di promesse spesso irrealizzabili e l’argomento è stato utilizzato da Chiara Ferragni, la influencer nostrana più popolare, per attaccare il governo della regione Marche. L’unica regione italiana che sembrerebbe invece essere quella più organizzata in questo senso, anche per la somministrazione della pillola abortiva.

La replica della leader del centrodestra Giorgia Meloni, che ha scelto proprio il capoluogo marchigiano per iniziare la sua campagna elettorale politica, non ha tardato a ribadire invece che l’espressione del fallimento della sinistra in queste aree è stato offerto proprio da queste mancanze.

E donne del centrosinistra non lo hanno potuto negare.

La libertà di scelta delle donne volta a decidere del proprio corpo e del rifiuto della figliolanza è realmente a rischio?

Il tema è talmente delicato che meriterebbe approfondimenti ben più seri rispetto a questa patetica schermaglia da macelleria elettorale.

La legge 194 dà diritto all’interruzione di gravidanza

La legge italiana prevede il diritto di abortire, piaccia o no, il popolo italiano attraverso il referendum lo ha confermato – come fu per il divorzio pochi anni prima – deve garantire il servizio. La rimessa in discussione di una legge deve essere motivata e seriamente circostanziata. Né si può limitare la sua applicazione alle scelte personali dei singoli addetti al lavoro sanitario, così lasciando al loro arbitrio le scelte del caso. Una scelta, quella di abortire, che oltretutto può essere autorizzata dal Giudice Tutelare a favore delle ragazze minorenni che decidono di voler abortire senza volerlo comunicare ai familiari.

A elezioni terminate, dovremmo “stare addosso” quotidianamente ai nuovi eletti per risolvere il problema. Oppure saremo costretti ad aspettare altri cinque anni per sperare nelle prossime promesse dei politici in campagna elettorale che rispolvereranno il problema con l’occasione?

 

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