Zona 30 a Roma, dopo il caos il Campidoglio cambia marcia: più vigili, pannelli e autovelox

Dopo le tensioni sulla Zona 30 nel Centro di Roma, il Campidoglio rilancia con pannelli, pattuglie e controlli mirati. Ecco cosa cambia davvero
Di Alessandra Monti
Polizia Roma Capitale

Per giorni la domanda è stata la stessa, detta con parole diverse da residenti, tassisti, commercianti e automobilisti: ma questa Zona 30 a Roma come si controlla davvero? Il chiarimento è arrivato con un vertice d’urgenza in Campidoglio nel pomeriggio di martedì 17 marzo. Al tavolo, secondo la ricostruzione diffusa da Palazzo Senatorio, si sono seduti Mobilità, Polizia Locale e Direzione generale, con il sindaco Roberto Gualtieri collegato da remoto. Il risultato è una correzione operativa netta: meno ambiguità, più segnalatori, più vigili in strada e autovelox soltanto nei tratti dove la legge consente di usarli senza rischiare contestazioni.

Roma Centro a 30 km/h, perché è servito un tavolo urgente

La misura in realtà non è nuova. La Zona 30 nel perimetro della Ztl Centro è entrata in vigore il 15 gennaio 2026, con una fase iniziale di assestamento e comunicazione. Il passaggio vero è arrivato dal 16 marzo, quando sono partite le multe. Ed è proprio lì che qualcosa si è inceppato: la politica aveva raccontato una macchina già pronta, la parte operativa si è trovata davanti a limiti tecnici e normativi più rigidi del previsto, soprattutto sul fronte autovelox.

Per capire il problema basta guardare la geografia della misura. La nuova disciplina riguarda tutte le strade dentro la Ztl Centro Diurna e include anche assi importanti come corso Vittorio Emanuele II, via del Teatro Marcello e il Traforo. In teoria il principio è semplice: abbassare la velocità dove convivono flussi turistici, pedoni, mezzi pubblici, taxi, scooter e traffico privato. In pratica, però, una regola così estesa ha bisogno di essere visibile e comprensibile quasi metro per metro, altrimenti il rischio di disorientamento cresce subito.

Pannelli in arrivo, il Comune prova a farsi capire meglio

La prima risposta del Campidoglio non è punitiva, ma visiva. Secondo la nuova linea, nei prossimi giorni compariranno in alcuni punti strategici del Centro storico indicatori di velocità con funzione informativa e dissuasiva. In sostanza, chi guida vedrà la propria andatura in tempo reale e capirà più facilmente quando sta superando il limite dei 30. È il tentativo di rendere la norma meno astratta e più leggibile nella quotidianità del traffico romano, che spesso vive di accelerazioni improvvise e frenate brusche anche in aree piene di attraversamenti.

Le ricostruzioni uscite dopo il vertice parlano di possibili installazioni in strade molto note a chi frequenta il Centro: via Nazionale, corso Vittorio Emanuele, via del Teatro Marcello, via Milano, via del Quirinale e via Zanardelli. Sono tratti dove la novità dei 30 all’ora si scontra con abitudini sedimentate da anni, soprattutto per chi usa il Centro come direttrice di passaggio. Ecco perché il Campidoglio ha capito che non basta aver deliberato la misura: bisogna farla percepire in modo immediato.

Autovelox sì, ma non dappertutto: il nodo che ha frenato la partenza

Il punto più spinoso resta quello degli autovelox. Molti si aspettavano un dispiegamento rapido e uniforme, ma la normativa è molto più severa di quanto sembri dal dibattito politico. In ambito urbano i dispositivi di rilevazione della velocità possono essere installati soltanto in condizioni precise: servono requisiti del tratto stradale, segnalazione adeguata, rispetto delle procedure e conformità ai decreti ministeriali che disciplinano omologazione, taratura e verifiche. Per questo il Campidoglio ha dovuto ricalibrare la promessa iniziale.

Tradotto nella vita reale, significa che non ci sarà un autovelox a ogni angolo del Centro. Dove i requisiti ci sono, potranno essere attivati rilevatori mobili; dove i requisiti non ci sono, entreranno in gioco le pattuglie. È il motivo per cui il vertice del 17 marzo non è stato un dettaglio tecnico per addetti ai lavori, ma un passaggio decisivo per evitare che la Zona 30 diventasse una misura annunciata bene e attuata male.

Più Polizia Locale in strada, cosa cambia davvero per chi passa in Centro

La novità più concreta, alla fine, riguarda proprio i vigili. Palazzo Senatorio ha annunciato una “significativa intensificazione” dei controlli su strada, con pattuglie e servizi mirati nei tratti ritenuti più critici. Questo vuol dire più presenza fisica, più verifiche sul comportamento di guida e, all’occorrenza, sanzioni non solo per la velocità ma anche per tutte le condotte considerate pericolose o non conformi alle regole.

Per gli automobilisti il messaggio è netto: la fase morbida è finita. Le sanzioni per eccesso di velocità, già partite il 16 marzo, vanno da 42 euro per i superamenti minimi fino a oltre 3.300 euro nei casi più pesanti; nelle fasce superiori scattano anche decurtazione dei punti e sospensione della patente. In una Zona 30 la differenza la fanno pochi chilometri orari, quindi chi è abituato a guidare nel Centro come se il limite fosse ancora 50 rischia di accorgersene nel modo più costoso.

Il vero test non è la delibera, ma la reazione di Roma

Il Campidoglio insiste sul fatto che la Zona 30 resta un cardine delle politiche di sicurezza stradale, con un’attenzione particolare per pedoni e utenti più esposti. Sul piano teorico l’impostazione è chiara e si inserisce nel percorso già annunciato a gennaio, quando l’amministrazione aveva presentato l’estensione del limite come parte di una strategia più ampia sul Centro storico. Ma Roma non è una città che assorbe cambiamenti di questo tipo in modo automatico: qui ogni novità sul traffico viene misurata subito sul campo, nell’ora di punta, davanti a un attraversamento, con un bus in arrivo e un motorino che prova a infilarsi ovunque.

Il punto, quindi, non è solo capire se la Zona 30 sia giusta o sbagliata. Il punto è capire se i cittadini, adesso, avranno finalmente regole chiare davanti agli occhi. Il vertice del 17 marzo sembra dire proprio questo: prima ancora di punire, bisogna rendere credibile la misura. Perché una politica della mobilità funziona quando chi la subisce ogni giorno la considera leggibile, non quando la percepisce come una trappola. E Roma, su questo terreno, si gioca molto più di qualche multa: si gioca il rapporto di fiducia tra Palazzo Senatorio e chi il Centro lo vive, lo attraversa o ci lavora ogni giorno.

 
CATEGORIA

Cronaca

DATA

Condividi l'articolo su

Scorri lateralmente questa lista