Venti incursioni in cinque mesi, quindici sulla ferrovia Metromare e cinque sulla linea Roma-Viterbo. I writer hanno intensificato gli assalti ai convogli Cotral adottando una tecnica ancora più pericolosa: salire sui treni, azionare i freni di emergenza e bloccare il mezzo in stazione, mentre i complici incappucciati raggiungono i binari per coprire le fiancate con le bombolette spray.
Venti raid sui treni Cotral, la Metromare è la linea più colpita
La ferrovia che collega Roma con Ostia concentra la maggior parte degli episodi registrati negli ultimi mesi. Quindici incursioni hanno interessato i convogli della Metromare, la linea conosciuta per anni come Roma-Lido e utilizzata ogni giorno da migliaia di pendolari, studenti e lavoratori. Altri cinque assalti si sono verificati sui treni diretti verso Viterbo.
I numeri descrivono un fenomeno organizzato, composto da blitz preparati in anticipo e realizzati in pochi minuti. I gruppi individuano il convoglio, scelgono la stazione, dividono i compiti e agiscono prima che il personale possa impedire l’incursione. Alcuni partecipanti entrano nel treno fingendosi passeggeri, mentre gli altri attendono nei pressi della linea ferroviaria con il volto coperto e le bombolette già pronte.
L’obiettivo è fermare il mezzo abbastanza a lungo da consentire la realizzazione delle scritte. Per riuscirci vengono utilizzati dispositivi progettati per proteggere le persone in caso di pericolo reale. L’azionamento ingiustificato dei freni di emergenza può provocare interruzioni, ritardi e verifiche tecniche obbligatorie prima della ripartenza.
Freni di emergenza azionati davanti ai passeggeri
Uno dei video acquisiti mostra un giovane salire su un convoglio in arrivo in una stazione della Metromare. Dopo essere entrato nel vagone, il ragazzo raggiunge uno dopo l’altro i comandi di emergenza e li aziona, impedendo al treno di proseguire.
La scena si svolge davanti ai passeggeri, sorpresi da un comportamento tanto rapido quanto apertamente provocatorio. Il giovane pronuncia insulti e bestemmie, rivolge frasi aggressive alle persone presenti e cita il nome del gruppo, indicato come “Latte e security”. Con il convoglio ormai immobilizzato, scende sui binari e riprende i complici già impegnati a dipingere la fiancata.
La presenza di persone lungo la sede ferroviaria accresce il pericolo. I binari rimangono un’area vietata, interessata dal passaggio dei treni e dagli impianti utilizzati per l’esercizio della linea. Un movimento improvviso del convoglio, l’arrivo di un altro mezzo o una manovra non prevista possono produrre conseguenze molto serie.
Anche il personale è costretto a intervenire in condizioni difficili. Macchinisti, addetti alle stazioni e operatori devono gestire il blocco, verificare l’assenza di persone lungo il percorso e ristabilire le condizioni necessarie per la circolazione. Ogni minuto impiegato per liberare il mezzo si riflette sull’intera linea, con attese più lunghe alle fermate e corse rallentate.
I filmati pubblicati diventano elementi per le indagini
Gli stessi autori delle incursioni riprendono spesso ogni fase dell’azione con gli smartphone. I filmati documentano l’ingresso nel convoglio, l’utilizzo dei dispositivi di emergenza, la discesa sui binari e la verniciatura delle carrozze. I video vengono poi condivisi per esibire il raid, mostrare la firma del gruppo e ottenere visibilità.
Questa esposizione lascia però numerosi elementi utili all’identificazione. Abiti, voci, tatuaggi, scarpe, movimenti, stazioni utilizzate e dettagli presenti nelle immagini possono aiutare a ricostruire le responsabilità. I filmati sono ora esaminati dalle autorità insieme alle registrazioni delle telecamere presenti nelle fermate e a bordo dei mezzi.
Le condotte possono assumere rilievo sotto diversi profili. Al danneggiamento del convoglio possono aggiungersi l’interruzione del servizio, l’accesso abusivo alle aree ferroviarie e l’uso improprio dei sistemi di sicurezza. La valutazione dipenderà dalle modalità di ogni singolo episodio, dai danni provocati e dall’effettivo impatto sulla circolazione.
Verniciatura e ripristino sottraggono treni al servizio
Un vagone ricoperto di vernice non può essere sempre rimesso immediatamente in circolazione. Il convoglio deve raggiungere un deposito, essere controllato e sottoposto alle operazioni di pulizia. La rimozione dei graffiti richiede prodotti specifici, personale specializzato e ore di lavoro, soprattutto quando la vernice interessa porte, finestrini, segnalazioni o componenti tecniche.
Durante il ripristino quel mezzo resta indisponibile. Sulle linee che dispongono di un numero limitato di convogli, anche una sola vettura ferma può incidere sulla frequenza delle corse. Il danno economico comprende quindi la pulizia, gli eventuali interventi sulle superfici e gli effetti prodotti sul servizio.
La questione riguarda direttamente chi utilizza ogni giorno la Metromare e la Roma-Viterbo. Un raid di pochi minuti può generare ritardi prolungati, cancellazioni e maggiore affollamento sui treni successivi. Per chi deve raggiungere il posto di lavoro, una scuola, un ospedale o un appuntamento, il vandalismo si traduce in un disagio concreto.
Controlli nelle stazioni e protezione dei convogli
La successione degli episodi impone un rafforzamento della prevenzione nei punti maggiormente esposti. Le stazioni periferiche, le aree meno frequentate e le fermate con accessi vicini ai binari possono diventare luoghi favorevoli alle incursioni, soprattutto nelle ore serali o nei momenti con minore presenza di personale.
Le immagini di videosorveglianza possono consentire di riconoscere spostamenti ricorrenti, gruppi già osservati e modalità operative simili. Anche il coordinamento con le forze dell’ordine assume un ruolo rilevante per presidiare le fermate individuate come obiettivi e intervenire prima che i writer riescano a bloccare il treno.
Resta essenziale proteggere i passeggeri e chi lavora lungo le linee ferroviarie. Azionare un freno di emergenza per consentire una verniciatura non rappresenta una semplice bravata. Significa interferire con un servizio pubblico, entrare in zone pericolose e utilizzare strumenti di sicurezza per uno scopo estraneo alla tutela delle persone.