Villa Pamphili, Kaufmann incompatibile col carcere: ricovero psichiatrico e processo sospeso

Kaufmann, imputato per il doppio omicidio di Villa Pamphili, sarà trasferito in una struttura psichiatrica con piantonamento continuo
Di Simone Fabi
Villa Pamphilj, Kaufmann

Francis Kaufmann, alias Rexal Ford, imputato per il doppio omicidio di Villa Pamphili, non resterà in carcere. La Corte d’Assise di Roma ha disposto il suo trasferimento in una struttura psichiatrica ospedaliera del Lazio, con piantonamento continuo 24 ore su 24, dopo aver accolto la diagnosi di “disturbo psicotico acuto e transitorio”. Il processo, per ora, si ferma.

Kaufmann trasferito in cura: cosa ha deciso la Corte d’Assise di Roma

La decisione apre una nuova fase nel procedimento che vede Kaufmann accusato di uno dei casi giudiziari più drammatici degli ultimi mesi a Roma. I giudici hanno ritenuto che l’imputato non sia, allo stato, in grado di partecipare consapevolmente al processo e che le sue condizioni mentali non siano compatibili con la detenzione in carcere.

Per questo è stato disposto il ricovero provvisorio in una struttura del Servizio Psichiatrico Ospedaliero di Diagnosi e Cura della Asl Roma 1 o, in caso di mancanza di posti, in un reparto analogo di un’altra Asl del Lazio. Una scelta che non cancella la custodia cautelare, ma ne modifica il luogo di esecuzione: Kaufmann resta sottoposto a un regime custodiale, con sorveglianza continua della Polizia penitenziaria.

Il trasferimento non viene presentato come una misura definitiva. La Corte ha fissato un primo orizzonte di almeno 30 giorni, al termine dei quali sarà necessaria una nuova valutazione. I sanitari dovranno riferire sull’andamento del percorso terapeutico e i periti saranno nuovamente chiamati a esprimersi sulla capacità dell’imputato di stare nel processo.

Processo sospeso per il doppio omicidio di Villa Pamphili

La conseguenza immediata è la sospensione del dibattimento. I giudici hanno precisato che, allo stato degli atti, non esistono i presupposti per una sentenza di proscioglimento. Il procedimento, quindi, non si chiude. Resta fermo in attesa che venga chiarita la condizione psichica dell’imputato e la sua eventuale possibilità di partecipare alle udienze.

È un passaggio delicato, perché incide sui tempi della giustizia e sulla tenuta processuale di un caso già segnato da forti contrasti. L’accusa, le parti civili e la difesa si trovano ora davanti a una parentesi sanitaria che potrebbe durare un mese, ma anche concludersi prima se il quadro clinico dovesse migliorare in tempi più rapidi.

Nell’ordinanza viene indicato un obiettivo preciso: curare la condizione diagnosticata e, una volta superate le esigenze di trattamento, ripristinare la custodia cautelare in carcere. La sospensione del processo non equivale, dunque, a una battuta d’arresto definitiva, ma a un passaggio imposto dalla necessità di verificare se Kaufmann possa affrontare il giudizio con piena capacità di comprensione e partecipazione.

La diagnosi: disturbo psicotico acuto e transitorio

La perizia ha individuato un “disturbo psicotico acuto e transitorio”, definito reversibile. Proprio questo elemento ha pesato nella decisione: la condizione sarebbe curabile con un trattamento farmacologico e con osservazione specialistica in ambiente ospedaliero.

La reversibilità, però, apre anche una questione pratica. Kaufmann, durante i mesi trascorsi prima a Regina Coeli e poi a Rebibbia, avrebbe rifiutato più volte l’assunzione di farmaci. Un atteggiamento che potrebbe rendere più complesso il percorso di cura, anche se l’ordinanza attribuisce ai sanitari la possibilità di individuare le terapie più adatte e, ove ritenuto necessario, adottare trattamenti anche con modalità coattive.

Questo aspetto sarà centrale nelle prossime settimane. Non basterà trasferire l’imputato in reparto: servirà capire se il quadro clinico muterà davvero, se il trattamento produrrà effetti e se Kaufmann potrà tornare in condizione di seguire il processo.

Il piantonamento continuo e il rischio di fuga

Il ricovero non sarà libero. La Corte ha disposto il piantonamento continuativo per prevenire il pericolo di fuga e contenere eventuali comportamenti auto o etero aggressivi. La misura tiene insieme due esigenze: quella sanitaria, legata alla cura, e quella cautelare, legata alla gravità delle accuse.

Kaufmann non sarà quindi trasferito in una struttura ordinaria senza sorveglianza. Dovrà restare sotto controllo costante, in un reparto idoneo e con particolare attenzione anche alla barriera linguistica. Nell’ordinanza viene richiamata la necessità di superare eventuali ostacoli comunicativi che potrebbero compromettere il rapporto terapeutico con i medici.

È un dettaglio non secondario. In un percorso psichiatrico, la comprensione linguistica può incidere sulla diagnosi, sull’adesione alla cura e sulla possibilità di valutare con precisione pensieri, reazioni e comportamenti del paziente.

Le contestazioni di procura e parti civili

La perizia è stata fortemente contestata. Procura e parti civili hanno sostenuto, attraverso consulenze di parte, una lettura diversa dell’atteggiamento di Kaufmann. Per l’accusa, i comportamenti dell’imputato non sarebbero necessariamente il segno di una patologia tale da impedirgli di stare a giudizio, ma potrebbero rappresentare la prosecuzione di una condotta manipolatoria.

In aula è stato richiamato il profilo personale dell’imputato: i problemi giudiziari negli Stati Uniti, la partenza verso l’Europa, la relazione con Anastasia Trofimova, le versioni fornite sul proprio passato, la presunta costruzione di identità professionali non corrispondenti alla realtà. Elementi che, secondo la procura, avrebbero dovuto essere valutati con maggiore attenzione prima di arrivare alla diagnosi.

Il pm Antonio Verdi ha sottolineato anche un altro punto: il perito avrebbe fondato le proprie valutazioni su un numero limitato di colloqui in carcere, senza poter effettuare tutti i test psichici a causa del rifiuto dell’imputato. Una criticità che ha alimentato il confronto in aula e che continuerà a pesare nella fase successiva.

Le frasi deliranti, i complotti e il rapporto con la difesa

Durante i colloqui e in altri momenti del procedimento, Kaufmann avrebbe sostenuto di essere Gesù, accusato i pm di essere mafiosi e parlato di un complotto del Kgb ai suoi danni. Avrebbe anche manifestato la volontà di difendersi da solo, arrivando a considerare il proprio legale d’ufficio, Paolo Foti, parte di un piano contro di lui.

Il rapporto con la difesa è diventato uno degli elementi più problematici. In un passaggio del percorso processuale, Kaufmann avrebbe anche tentato di aggredire il suo avvocato. Comportamenti che i periti hanno inserito in un quadro di alterazione psichica, mentre procura e parti civili li hanno letti con maggiore cautela, chiedendo di non trascurare la storia complessiva dell’imputato.

La Corte ha scelto di seguire l’impostazione peritale, ma non ha chiuso la partita. Il ricovero sarà monitorato, la capacità processuale verrà rivalutata e, in caso di miglioramento, l’imputato potrà tornare in carcere e il processo potrà riprendere.

Cosa accade ora dopo lo stop al processo

Nei prossimi 30 giorni Kaufmann dovrà essere preso in carico dai sanitari, osservato e sottoposto alle cure ritenute opportune. Il reparto dovrà aggiornare la Corte sull’evoluzione del quadro clinico. Poi i periti saranno nuovamente incaricati di stabilire se l’imputato sia in grado di partecipare al giudizio.

Nel frattempo è stato nominato un curatore speciale: Alessandro Graziani, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma. Una figura necessaria per garantire la tutela dell’imputato durante la fase di sospensione e in presenza di una capacità processuale ritenuta compromessa.

Il caso Villa Pamphili resta quindi aperto, ma cambia scenario. Non più solo l’aula della Corte d’Assise e il carcere, ma anche un reparto psichiatrico ospedaliero, dove la giustizia attende una risposta sanitaria prima di poter riprendere il proprio corso. Per le parti civili, per l’accusa e per la città, il nodo ora è uno: capire se la cura restituirà a Kaufmann la capacità di affrontare il processo per il doppio omicidio di cui è accusato.

 
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