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Economia, sul Covid-19 anche gli europeisti contro l’Europa degli egoismi
Dopo il nuovo monito di Mattarella, l’affondo del Premier Conte: “Vicini al punto di non ritorno”. E qualcuno nel Continente inizia a fare retromarcia…

È sempre bello sapere che, quando l’Italia è in difficoltà e chiede una mano ai cosiddetti partner europei, questi sono sempre pronti a darci una mano… per spingerci verso il baratro. È accaduto ripetutamente nei giorni passati, e a vari livelli, dalle istituzioni Ue ai singoli Capi di Stato e di Governo.

In principio era stato il Consiglio europeo chiamato a discutere della risposta economica all’emergenza coronavirus. Il bi-Premier Giuseppe Conte aveva ancora una volta messo sul tavolo l’opzione coronabond (anche se lui preferisce chiamarli European Recovery Bond), lo strumento ipotizzato per far fronte a quella che da più parti viene definita una vera e propria guerra - e reclamato da altri otto Paesi, tra cui Francia e Spagna.

Il principio è che gli Stati membri dell’Unione Europea possano farsi prestare il denaro di cui hanno bisogno per finanziare gli interventi anti-crisi, accrescendo quindi anche considerevolmente il proprio debito pubblico (come suggerito del resto dal rimpiantissimo ex Presidente della Bce Mario Draghi): questa quota di debito verrebbe però spartita tra tutti i Paesi membri dell’Unione, onde aiutare quelle Nazioni che hanno una capacità di spesa ridotta a sostenere l’esborso necessario a superare l’epidemia.

Come già una decina di anni fa (in circostanze ovviamente diverse), questo meccanismo solidale era stato stoppato dalla ferrea opposizione della Germania e dei suoi “virtuosi” alleati nord-europei, da sempre poco inclini a misure considerate assistenzialiste: anche se è più facile fare gli altezzosi condiscendenti quando, a differenza di Bankitalia, la propria banca pubblica KfW può stampare moneta a piacimento. In ogni caso, la Cancelliera Angela Merkel aveva ribadito la propria atavica preferenza per il Mes, il Fondo europeo salva-Stati i cui paletti, però (o forse, proprio per questo), lungi dal salvare l’economia italica le darebbero il colpo di grazia.

Proprio la linea dura di Berlino aveva scatenato il furioso disappunto del fu Avvocato del popolo: il quale aveva posto il veto sul testo delle conclusioni inducendo i riottosi colleghi a procrastinare le decisioni di altre due settimane - che per Giuseppi dovevano essere dieci giorni, che comunque sarebbero sempre troppi.

Tanto più, che dopo un paio di giorni, a metterci il carico era arrivata l’altrettanto tedesca Presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, che aveva giulivamente liquidato i coronabond come uno slogan a cui nessuno stava lavorando: salvo operare una parziale retromarcia in seguito alla reazione ulteriormente stizzita di Conte e del Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

La sensazione che la corda si stesse ormai per rompere era stata confermata anche dal nuovo messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che per la seconda volta in poche settimane aveva abbandonato il tradizionale aplomb e bacchettato l’Europa: sollecitandola a comprendere appieno «la gravità della minaccia» e a intervenire prima che sia troppo tardi.

Un segnale importante, riecheggiato poi nell’ancor più recente intervista del BisConte all’iberico El País: in cui il Presidente del Consiglio ha avvisato gli euroburocrati che si sta pericolosamente avvicinando il «punto di non ritorno» e che, «se l’Ue non è all'altezza della sua vocazione e del suo ruolo in questa situazione storica», perderà definitivamente la fiducia dei cittadini.

Avvisaglie che qualcuno, nel Continente, ha iniziato a prendere tremendamente sul serio. Come Robert Habeck, il leader dei Verdi teutonici, il quale ha ricordato a Fräulein Merkel che aiutare gli Stati in difficoltà è anche interesse della Germania, la quale può restare un Paese esportatore «solo se le economie più colpite dalla crisi non finiscono in dissesto». O come lo spagnolo Luis de Guindos Jurado, vicepresidente della Banca Centrale Europea, che si è detto favorevole ai coronabond sconfessando una volta di più la Governatrice Christine Lagarde: comunque già provvidenzialmente messa a tacere dopo la disastrosa conferenza stampa in cui aveva fatto crollare le Borse di tutto il mondo.

Se sia o meno un cambio di paradigma è presto per dirlo, ma se non altro è indice che a Bruxelles si inizia a capire il pericolo: perché, se anche gli europeisti più convinti cominciano a non poterne di più di questa Europa, l’autodistruzione comunitaria potrebbe davvero essere alle porte. E chissà che allora gli alti papaveri non si decidano ad agire, se non per il tanto (a vanvera) sbandierato spirito di solidarietà, almeno per cinica convenienza?

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