L'EDITORIALE

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Casapound e la rimozione dell'insegna. Ma è così importante?
La questione abitativa a Roma è un tema serio, non ci si può permettere di fermarsi a fare polemica per la cancellazione di una scritta

Per il fascismo in Italia non c'è spazio. Troppi rigurgiti fascisti hanno caratterizzato la cronaca di questi mesi. Pertanto, qualsiasi gesto delle istituzioni che tenda a reprimere eventuali revival di un'ideologia che la storia ha sconfitto e che l'Italia ha definitivamente superato va accolto positivamente. Anche attraverso l'eliminazione dei simboli che a tale ideologia possono richiamare.

Ieri la sindaca di Roma Virginia Raggi, in diretta Facebook, ha annunciato la notifica di un atto amministrativo che impone la rimozione della scritta Casapound fuori la sede del movimento di estrema destra a via Napoleone III. "Ripristiniamo la legalità - ha scritto la prima cittadina su Twitter -. Notificato atto che impone di eliminare la scritta abusiva di CasaPound, simbolo della prepotenza".

Qualora l'insegna sia abusiva va rimossa. Su questo non ci piove. Ma il punto non è la cancellazione di una scritta, quanto invece la risonanza mediatica che circonda le vicende legate a Casapound. Possibile che in una città difficile come Roma si parli così tanto dell'immobile di via Napoleone III? Eppure sembrerebbero esserci criticità molto più importanti a Roma. Senza scomodare temi come i rifiuti e i trasporti, basterebbe restare nel tema della questione abitativa e delle occupazioni per rendersi conto che non ci si può permettere di accendere lo scontro su Casapound. Ma forse questo, in assenza di una soluzione immediata, fa comodo a tutti. 

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