Il convegno Fast Confsal del 12 marzo ha lasciato il segno ed è emerso un confronto duro, concreto, costruito su numeri e punti irrisolti: il PNRR corre meno di quanto dovrebbe, nei trasporti mancano migliaia di lavoratori, il trasporto pubblico locale non regge ancora la domanda e molte opere decisive restano impigliate in tempi lunghi.
A dare il via ai lavori sono stati Giovanni Luciano, Vincenzo Multari, Nicola Apostolico e Stefano Franucci, poi la tavola rotonda ha riunito nomi pesanti del settore, da Pietro Ciucci a Pasqualino Monti, da Dario Lo Bosco a Nicola Biscotti, fino a Rosalba La Fauci.
La chiusura del segretario generale Pietro Serbassi, padrone di casa, ha riassunto i punti più rilevanti dell’incontro e il risultato è un messaggio molto chiaro: “Così non basta”.
Il sistema dei trasporti raccontato senza giri di parole
Nel testo “Italia velocemente connessa” la parola chiave è policrisi. Vuol dire che i trasporti non si muovono in un vuoto pneumatico: pesano guerre, tensioni commerciali, rallentamento dell’economia, rincorsa tecnologica, pressione sui costi e incertezza internazionale. Dentro questo scenario Fast Confsal prova a rimettere in fila le priorità italiane e lo fa partendo da un’idea molto concreta: se la rete non viene completata e se il lavoro nei trasporti continua a perdere attrattiva, il Paese rischia di rallentare proprio dove avrebbe bisogno di accelerare.
Gli interventi hanno insistito sul fatto che negli anni le proposte della federazione hanno inciso su riforme, investimenti e misure legislative, dalla digitalizzazione del settore alla revisione delle concessioni autostradali, fino all’avanzamento di interventi rilevanti per il Mezzogiorno e per le aree più isolate. C’è la consapevolezza che il tempo a disposizione si sta accorciando e che il passaggio dal progetto al risultato resta il punto più fragile.
Il PNRR va piano e i conti non tornano
Uno dei nodi che emergono con più forza riguarda proprio lo stato di avanzamento del PNRR nei trasporti e nella logistica. Secondo i dati riportati, a maggio 2025 la spesa dichiarata era ferma al 34,3% del totale, 11,7 miliardi su 34,2. Dietro quei numeri ci sono opere che dovrebbero cambiare il modo di spostarsi e di far viaggiare merci nel Paese. E invece restano con avanzamenti finanziari deboli proprio capitoli che pesano molto, come l’alta velocità Salerno-Reggio Calabria, alcuni programmi ferroviari nel Sud, il cold ironing nei porti e gli investimenti nelle ZES.
Nel frattempo, Fast Confsal chiede di sbloccare cantieri fermi da troppo tempo, completare corridoi infrastrutturali e recuperare una visione nazionale che tenga insieme porti, interporti, ferrovie, autostrade e nodi urbani. La sensazione, valutando il materiale discusso nel convegno, è che il sindacato non voglia limitarsi alla solita lamentela sui ritardi, ma stia provando a tenere assieme due cose: la pressione sulle istituzioni e la richiesta di responsabilità agli operatori pubblici e privati del settore.
Il lavoro che manca e quello che non attira più
Poi c’è il capitolo che fa più impressione, perché tocca la vita vera delle aziende e dei servizi. Fast Confsal parla di circa 22 mila autisti mancanti nel comparto merci su strada, 10 mila conducenti di autobus e 3 mila macchinisti. A questo si aggiunge il bisogno crescente di personale formato sulle tecnologie digitali e sull’intelligenza artificiale. È un vuoto che mette in tensione l’intero sistema.
Ancora più eloquente è il resto del quadro: occupazione del comparto prevista in crescita del 2,1%, ma salari reali sotto i livelli del 2008, turni pesanti, produttività debole, ricambio generazionale lento, difficoltà a trovare profili qualificati per il 68% delle imprese. E poi il divario di genere, enorme: donne ferme al 15% della forza lavoro complessiva e al 6% dei ruoli operativi. Numeri che raccontano un mondo che cerca addetti ma spesso non riesce a rendersi desiderabile.
È anche per questo che il convegno ha insistito sull’aumento della copertura del bonus patente, sull’estensione della platea dei beneficiari e su misure simili per i macchinisti ferroviari. Il ragionamento è lineare: non si colma il vuoto di personale solo con gli appelli. Bisogna abbassare le barriere d’ingresso, formare meglio e rendere queste professioni più stabili, più dignitose e più leggibili agli occhi dei giovani.
Treni regionali, bus, metro: il banco di prova è la vita di ogni giorno
Il cittadino comune forse non guarda la percentuale di spesa PNRR, ma sa benissimo se il bus passa, se il regionale è in orario, se la metro è troppo piena e se un collegamento fondamentale resta debole. Ecco perché è stato dedicato un passaggio importante al TPL. Fast Confsal chiede un incremento dell’offerta di servizi su treni, metro, tram e autobus, soprattutto nelle aree urbane, più investimenti sul parco mezzi e una nuova struttura di incentivi per l’uso del trasporto collettivo.
Bus, tram e metro nel 2024 hanno recuperato i livelli del 2019, mentre il trasporto ferroviario regionale resta ancora in negativo rispetto al periodo pre-pandemia. Il punto è che nel frattempo sono cambiate le abitudini di spostamento, ma l’offerta non sempre si è adattata con la stessa velocità. Qui il sindacato insiste sulla governance: servono livelli essenziali di mobilità, criteri meno disordinati nel riparto dei fondi e una regia capace di superare frammentazioni storiche.
Il peso politico della tavola rotonda
La presenza nello stesso confronto di rappresentanti sindacali e dirigenti di realtà come Stretto di Messina, Enav, FS Engineering e Anav dà alla giornata un significato che va oltre il dibattito interno. È come se il convegno avesse messo nello stesso spazio chi denuncia i problemi del sistema e chi, in vario modo, dovrà concorrere a risolverli. Pietro Serbassi, nelle conclusioni, chiude idealmente un ragionamento che il documento aveva già preparato: il sistema dei trasporti è una questione industriale, sociale e territoriale, non un insieme di dossier separati.
In fondo è questo il messaggio più forte uscito il 12 marzo. L’Italia può anche continuare a parlare di grandi opere, digitalizzazione e modernizzazione, ma senza tempi certi, senza lavoratori preparati e senza servizi quotidiani affidabili il racconto si sgonfia. Fast Confsal, con questa piattaforma, prova a forzare il passaggio dalle parole alle scelte. E non è poco, in una stagione in cui ogni rinvio finisce per costare due volte: nei conti pubblici e nella pazienza dei cittadini.
Marco Venturini