Torre dei Conti, Roma riapre Largo Ricci: dal 6 maggio via alle recinzioni dopo il crollo

La torre medievale è stata riconsegnata dai Vigili del Fuoco a Roma Capitale dopo la messa in sicurezza, mentre resta forte il ricordo di Octav Stroici, l’operaio deceduto nel crollo
Di Alessandra Monti
Torre dei Conti, transenne
Torre dei Conti, transenne

Roma comincia a riprendersi un pezzo del suo centro antico. Dal 6 maggio l’area attorno alla Torre dei Conti, a due passi da via dei Fori Imperiali, tornerà alla condizione precedente al crollo del 3 novembre 2025, con il restringimento delle recinzioni che per mesi hanno segnato largo Corrado Ricci.

La torre medievale è stata riconsegnata dai Vigili del Fuoco a Roma Capitale dopo la messa in sicurezza, mentre resta forte il ricordo di Octav Stroici, l’operaio 66enne morto nel cedimento avvenuto durante lavori di ristrutturazione.

Largo Ricci verso la riapertura: il cuore di Roma cambia volto

Chi passa spesso da largo Corrado Ricci conosce bene l’effetto di quelle recinzioni: un restringimento fisico e visivo, una ferita aperta in uno degli angoli più fotografati e attraversati della città. Da un lato i Fori Imperiali, dall’altro il traffico del centro, i turisti con il telefono in mano, i romani diretti al lavoro, le guide che cercano un punto da cui raccontare secoli di storia. In mezzo, la Torre dei Conti, rimasta per mesi al centro di un cantiere nato da un’emergenza.

Ora quella fase cambia. Il 6 maggio è la data indicata per il ritorno dell’area alla situazione precedente al crollo. Non significa che tutto sia finito, perché il restauro dovrà proseguire. Significa però che la messa in sicurezza straordinaria è stata completata e che Roma può ricominciare a vivere quel punto con meno barriere, meno impedimenti e una percezione diversa dello spazio urbano.

La riconsegna della Torre dei Conti è avvenuta durante una cerimonia in largo Corrado Ricci, con il sindaco Roberto Gualtieri, la Sovrintendenza Capitolina, il prefetto Lamberto Giannini, i Vigili del Fuoco e i familiari di Octav Stroici. Una scena romana per eccellenza: il monumento, le istituzioni, il lavoro tecnico, il dolore privato, la città che guarda e prova a capire come si possa andare avanti senza dimenticare.

Torre dei Conti messa in sicurezza, il lavoro dopo il cedimento

Il crollo del 3 novembre 2025 aveva colpito una costruzione medievale già interessata da lavori. L’incidente aveva provocato la morte di Octav Stroici, operaio romeno di 66 anni. La sua vicenda è rimasta legata per sempre a quella torre, alle immagini del cantiere, alle ore dei soccorsi, all’attesa, alle macerie.

I Vigili del Fuoco hanno lavorato per mesi per consolidare la struttura e renderla sicura. La consegna a Roma Capitale e alla Sovrintendenza Capitolina segna la fine della fase più urgente. Da qui in poi il cantiere entrerà in una dimensione diversa: meno emergenza, più restauro; meno pericolo immediato, più programmazione.

Gualtieri ha ringraziato i Vigili del Fuoco per un intervento definito straordinario, svolto con attenzione alla sicurezza e competenza. Ha parlato di un monumento salvato e di un passaggio necessario per affidare la responsabilità del cantiere alla Sovrintendenza. Sono parole che raccontano il lato operativo della vicenda, ma anche il peso simbolico di questa riconsegna: una torre medievale non è solo pietra antica, è una parte della memoria cittadina.

Il nome di Octav Stroici resta dentro la storia della torre

Durante la cerimonia il sindaco ha ricordato Octav Stroici e tutti i lavoratori che rischiano la vita. Ha aggiunto che le cause dell’incidente saranno accertate dalla magistratura. È un punto importante, perché la riapertura dell’area non può trasformarsi in una rimozione collettiva. Roma ha bisogno di tornare a muoversi, certo. Ma ha anche il dovere di ricordare che in quel crollo un uomo è morto mentre lavorava.

La presenza dei familiari, compresa la figlia, ha riportato la vicenda alla sua dimensione più vera. Dietro il nome di un operaio scomparso non c’è una formula da cerimonia pubblica, ma una famiglia, una biografia, una vita interrotta quasi alla fine di un percorso lavorativo. La città, spesso abituata a consumare le notizie nel giro di poche ore, in questo caso è chiamata a fare qualcosa di diverso: tenere insieme la riapertura e il ricordo.

Il prefetto Lamberto Giannini ha sottolineato il valore della giornata, collegando la riconsegna della Torre dei Conti al tema delle vittime della sicurezza sul lavoro. Ha parlato della necessità di preservare il bene, ma anche di agire rapidamente per proteggere la vita dei cittadini. In poche parole, il cuore del problema: Roma deve salvare i suoi monumenti senza mai mettere in secondo piano le persone.

Dai Fori Imperiali al restauro, cosa cambia per la città

Per chi vive, lavora o passa in zona, il restringimento delle recinzioni avrà un effetto immediato: maggiore continuità negli spazi, migliore percezione dell’area, un ritorno graduale alla fruibilità. Largo Corrado Ricci non è un luogo qualunque. È uno snodo urbano che unisce la Roma archeologica, quella turistica e quella quotidiana.

La Torre dei Conti, dopo la messa in sicurezza, entrerà nella fase del restauro. È qui che la vicenda dovrà essere seguita con attenzione. Roma ha molti cantieri, molti monumenti, molti palazzi storici, molte urgenze. Il rischio, in città, è che tutto diventi abitudine: transenne, deviazioni, lavori, tempi lunghi. La Torre dei Conti però ha una storia diversa, perché porta con sé il peso di una morte sul lavoro.

Il 6 maggio, quando le recinzioni saranno ristrette, Roma vedrà un segno concreto di ritorno alla normalità. Ma la vera misura del successo arriverà dopo: dalla qualità del restauro, dalla chiarezza dei tempi, dalla sicurezza garantita a chi lavorerà ancora sul monumento, dalla capacità delle istituzioni di non lasciare sola quella parte di città.

Largo Ricci riapre, la Torre dei Conti resta in piedi, i Vigili del Fuoco consegnano un monumento salvato. Roma può respirare un po’ di più in uno dei suoi luoghi più belli. Ma sotto quelle pietre, dentro quella ferita, resta il nome di Octav Stroici. Ed è da lì che bisogna ripartire.

 
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