A Tor Bella Monaca sembra che qualcosa stia cambiando. Non le parole, ma l’acqua che dovrebbe arrivare fino agli ultimi piani, i tetti da sistemare, l’asfalto che non deve più diventare un ostacolo per chi cammina con fatica o si muove in carrozzina. Nell’assemblea pubblica del 10 aprile alle torri di via dell’Archeologia 231 e 241, davanti agli inquilini, il messaggio che è passato con più forza è stato questo: i problemi storici di quei palazzi non sono più soltanto un elenco di lamentele, ma una serie di interventi già partiti o in procinto di cominciare.
Via dell’Archeologia, dove i residenti chiedono case normali e non favori
Chi vive nelle torri popolari della zona non chiede privilegi. Chiede di poter abitare in una casa che funzioni. Per anni, invece, in molti si sono trovati a convivere con disagi pesanti: autoclavi che non riuscivano a garantire l’acqua ai piani alti, bagni vecchi, infissi deteriorati, coperture ormai logore, infiltrazioni capaci di cambiare la vita dentro un appartamento. Nel civico 231 i lavori sono in via di completamento, mentre subito dopo si passerà al 241. Gli interventi già eseguiti riguardano proprio i punti più urgenti: l’autoclave, il rifacimento di bagni e infissi nei casi previsti, il ripristino della guaina del tetto. E dove i danni sono ormai troppo avanzati, soprattutto agli ultimi piani, viene valutata anche la possibilità di un cambio di appartamento.
È un passaggio che per il quartiere pesa molto più di quanto possa sembrare dall’esterno. Perché in una periferia spesso raccontata solo attraverso le sue ferite, la manutenzione di un immobile popolare diventa anche un modo per ridare misura e dignità alla vita quotidiana. Quando un residente deve organizzare la propria giornata attorno a un guasto o a un disagio mai risolto, non si parla solo di edilizia. Si parla di qualità della vita, di rispetto, di fiducia.
L’assemblea nelle torri e il filo diretto con gli abitanti
L’incontro pubblico è servito anche a questo: mettere faccia a faccia istituzioni e residenti, senza filtri e senza passaggi intermedi. Dopo l’introduzione iniziale, gli inquilini hanno portato sul tavolo tutto quello che ancora non va, dai problemi nei singoli appartamenti alle condizioni dell’intero stabile, fino agli spazi esterni. Ogni famiglia conosce il proprio elenco di urgenze e, proprio per questo, è stato chiesto a ciascun inquilino di comunicare via mail le criticità presenti nel proprio alloggio, così da costruire un cronoprogramma preciso dei lavori.
Nel frattempo, il valore politico di questo metodo viene rivendicato con forza da Nella Converti, presidente della commissione Politiche sociali e della salute del Comune di Roma. Alla domanda sul perché sia stato scelto il contatto diretto nei quartieri, la risposta è chiara: “Abbiamo iniziato con vere e proprie riunioni di caseggiato, andando direttamente nei quartieri. Una scelta che fin dall’inizio ci ha esposto anche a critiche e contestazioni, ma che abbiamo rivendicato con chiarezza: la criminalità e le mafie si combattono restituendo dignità, servizi e presenza concreta delle istituzioni”.

Nella Converti e Tobia Zevi con i residenti di Tor Bella Monaca
Nella Converti e il ritorno delle istituzioni nei quartieri
Nel suo ragionamento c’è un punto che a Tor Bella Monaca pesa molto: la fiducia non si recupera con una visita occasionale. Serve presenza. Serve continuità. Serve anche la capacità di ascoltare la rabbia prima ancora di portare le risposte. Converti lo dice in modo diretto: “Sono nata e cresciuta ai margini della città e so bene che la fiducia non si ricostruisce in un giorno. La prima volta si ascolta anche la rabbia, la seconda si apre un dialogo, la terza si costruisce una prospettiva, la quarta si portano le soluzioni”.
È una frase che racconta bene il clima di tante periferie romane. Non basta presentarsi con un elenco di opere. Chi vive da anni in palazzi segnati da manutenzioni assenti o insufficienti vuole capire se davvero qualcosa sta cambiando. E allora diventa importante tornare, verificare, rispondere, spiegare. In questo senso, la riunione del 10 aprile è stata anche una tappa di controllo pubblico su un percorso avviato mesi fa in diversi quadranti del VI Municipio.

Strade dissestate, accessibilità e sicurezza: non c’è solo il problema dentro casa
Il nodo, infatti, non si ferma alla porta di casa. Una parte importante delle richieste riguarda l’esterno. L’area intorno alle torri presenta un asfalto segnato da buche e avvallamenti, aggravati dalla presenza delle radici dei pini. Camminare in sicurezza, in vari punti, è diventato complicato. Per una persona con disabilità, quel tragitto può trasformarsi in un percorso pieno di ostacoli. Per questo è stata annunciata la sistemazione dell’asfalto e, più in generale, la messa in sicurezza dell’intera via dell’Archeologia con attraversamenti pedonali rialzati e illuminati.
Sono opere che, lette da sole, potrebbero sembrare semplici interventi di viabilità. In realtà cambiano il rapporto quotidiano dei residenti con il quartiere. Rendono più sicuro un attraversamento, più praticabile un ingresso, più semplice uno spostamento a piedi. E quando un quartiere periferico torna a essere attraversabile, leggibile, curato, cambia anche il modo in cui viene vissuto da chi ci abita.

Oltre le torri, un piano più ampio sulle case popolari di Roma
Il lavoro su Tor Bella Monaca si inserisce in una cornice più larga. Nel quartiere è in corso un programma di investimenti per oltre 110 milioni di euro destinato alla riqualificazione del patrimonio ERP con fondi PNRR, a cui si sommano ulteriori risorse stanziate da Roma Capitale per la manutenzione straordinaria degli alloggi. Ascensori, impianti, infissi, spazi esterni, autoclavi: l’obiettivo è migliorare in modo concreto l’abitare nelle case popolari.
Converti insiste proprio su questo cambio di passo: “In questi anni abbiamo cambiato il sistema della manutenzione, rimettendo in piedi un meccanismo che non funzionava e investendo, proprio nelle ultime settimane, oltre 80 milioni di euro per interventi strutturali, superando la logica dei rattoppi”. E aggiunge un elemento che a Tor Bella Monaca assume un significato molto netto: “L’elemento innovativo di questo lavoro è semplice: sono le istituzioni che tornano nei quartieri, non i cittadini a doverle inseguire”.
Tor Bella Monaca, il banco di prova è la continuità
Il quartiere, naturalmente, giudicherà tutto sui fatti. È lì che si gioca la credibilità di questo percorso. Non basta che un cantiere parta: deve finire bene, deve essere seguito, deve portare risultati percepibili. Però qualcosa, rispetto al passato, sembra cambiare davvero. Non solo per i lavori avviati nelle torri 231 e 241, ma per il metodo adottato e per la volontà di tenere aperto il filo con i residenti. In una parte di Roma dove l’assenza pubblica ha lasciato segni profondi, rivedere le istituzioni dentro i palazzi e lungo le strade del quartiere ha un valore che va oltre la manutenzione.
Il punto è tutto qui: riparare un’autoclave, rifare un tetto, sistemare una strada, migliorare un attraversamento non significa soltanto risolvere un problema tecnico. Significa dire a chi abita in quei palazzi che non è invisibile. E a Tor Bella Monaca, dove per troppo tempo il disagio è sembrato normale, questo è già un cambio di passo.