Tor Bella Monaca, disabili prigionieri in casa: montacarichi fermo da un anno

A Tor Bella Monaca il montacarichi è fermo da un anno: persone disabili bloccate in casa e gravi rischi in caso di emergenza sanitaria
Di Lina Gelsi
Anna in carrozzina senza ascensore
Anna in carrozzina senza ascensore

Nella torre ERP di via dell’Archeologia 241, a Tor Bella Monaca, alcune persone con disabilità sono di fatto prigioniere nei propri appartamenti. Il montacarichi è fermo dall’anno scorso e i due ascensori rimasti in funzione sono troppo piccoli per accogliere in sicurezza una sedia a rotelle. Per uscire di casa servono manovre complicate, l’aiuto di un accompagnatore e l’assunzione di rischi che nessun cittadino dovrebbe affrontare per raggiungere la strada.

Disabili bloccati negli appartamenti per il guasto del montacarichi

Per gli inquilini in carrozzina, anche una necessità quotidiana può trasformarsi in un percorso quasi impossibile. Per entrare negli ascensori funzionanti occorre smontare o ripiegare le pedane della sedia a rotelle. Una volta all’interno, la carrozzina deve essere girata per consentire alla porta di chiudersi.

Lo spazio disponibile non permette all’accompagnatore di salire insieme alla persona disabile. Chi presta aiuto deve quindi utilizzare l’altro ascensore oppure scendere a piedi, raggiungendo il piano di destinazione per assistere la persona al momento dell’uscita.

Il rischio aumenta se, durante queste operazioni, qualcuno chiama l’ascensore da un altro piano. La porta tende a richiudersi e la persona in carrozzina può rimanere incastrata, subire un urto o non riuscire a uscire autonomamente dalla cabina.

In queste condizioni, molte persone possono rinunciare a scendere per una visita, una commissione, un incontro familiare o una semplice passeggiata. La casa smette così di essere un luogo liberamente accessibile e diventa una forma di domicilio forzato provocata da un guasto che dura da oltre un anno.

Una reclusione domestica che limita libertà e autonomia

Il mancato funzionamento del montacarichi incide direttamente sulla libertà personale degli abitanti con difficoltà motorie. Uscire non dipende più dalla volontà della persona, ma dalla presenza di qualcuno disposto ad accompagnarla, dalla possibilità di smontare la carrozzina e dall’assenza di imprevisti durante il tragitto.

Per una persona anziana o disabile, essere costretta a programmare ogni movimento in questo modo significa perdere autonomia. Significa anche dover valutare se il rischio valga la necessità di scendere. Un appuntamento medico, l’acquisto di un farmaco o un momento trascorso fuori dall’appartamento diventano operazioni faticose e potenzialmente pericolose.

Gli inquilini parlano ormai di persone costrette ai domiciliari senza aver commesso alcun reato. Una definizione dura, che racconta però la condizione concreta di chi vive ai piani più alti e non dispone di un impianto adeguato per raggiungere l’esterno.

L’emergenza sanitaria nei quattordici piani della torre ERP

Il problema assume una gravità ancora maggiore in caso di intervento dell’ambulanza. Se un paziente dovesse essere trasportato su una barella, gli operatori sanitari non potrebbero utilizzare i due piccoli ascensori presenti nello stabile.

La torre raggiunge i quattordici piani. Portare una persona lungo le scale richiederebbe una procedura complessa, con difficoltà evidenti per i soccorritori e tempi più lunghi per raggiungere l’ambulanza. Il trasporto diventerebbe particolarmente delicato in presenza di una persona anziana, di un paziente immobilizzato o di una condizione che richieda rapidità.

Un impianto destinato al trasporto delle persone con ridotta mobilità non rappresenta quindi un servizio secondario. È una parte essenziale della sicurezza dell’edificio e della possibilità di ricevere assistenza sanitaria senza ulteriori pericoli.

Le richieste inviate agli uffici di Roma Capitale

Gli abitanti hanno contattato la ditta incaricata della manutenzione e diversi dipartimenti comunali. Numerosi inquilini avrebbero inviato più comunicazioni, chiedendo una riparazione e informazioni sui tempi necessari per riattivare il montacarichi.

Del problema sono al corrente l’assessore capitolino al Patrimonio e alle Politiche abitative Tobia Zevi e Juri Trombetti, presidente della commissione capitolina Patrimonio e Politiche abitative.

Nonostante le segnalazioni, il guasto risulta ancora presente. Gli abitanti chiedono ora una risposta precisa: quale intervento è necessario, chi deve eseguirlo e in quale data il montacarichi tornerà operativo.

Gli inquilini attendono una data certa per la riparazione

Dopo oltre un anno, la sfiducia è diventata parte della vicenda. Molti residenti temono che l’attenzione sullo stabile possa arrivare soltanto con l’avvicinarsi delle elezioni. Nel frattempo, le persone con disabilità continuano a dipendere dagli altri per uscire dal proprio appartamento.

La richiesta non riguarda un miglioramento accessorio. Gli abitanti chiedono il ripristino di un impianto necessario per vivere, muoversi e ricevere soccorso. Chiedono anche una verifica delle condizioni dei due ascensori più piccoli, che non garantiscono un utilizzo agevole e sicuro alle persone in carrozzina.

Ogni giorno trascorso senza intervento prolunga una situazione che priva alcuni cittadini della possibilità di uscire liberamente. Dentro una torre di quattordici piani, un montacarichi fermo può diventare un confine invalicabile. E per chi resta bloccato nel proprio appartamento, la libertà finisce davanti alla porta dell’ascensore.

 
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