La scena raccontata da Alessandro Onorato è destinata a fare discutere Roma: poco dopo mezzanotte il blindato dell’Esercito lascia l’area di Termini e successivamente si riducono altre presenze visibili nella piazza. L’assessore capitolino al Turismo, Moda, Grandi Eventi e Sport accusa il Governo Meloni di aver costruito sulla sicurezza un’operazione soprattutto propagandistica. Il problema sollevato, però, va persino oltre la polemica politica: se le ore notturne sono quelle nelle quali una grande stazione diventa più vulnerabile, perché proprio allora diminuire un presidio che durante il giorno viene presentato come elemento importante della sicurezza?
Termini dopo mezzanotte, il problema non è il blindato: sono gli uomini che restano
Onorato usa parole pesanti e sostiene che la partenza del blindato finisca per lasciare spazio a spacciatori, malviventi e molestatori. È una rappresentazione volutamente dura, costruita su un fatto che merita comunque una spiegazione: la sicurezza di Termini non può essere valutata soltanto osservando un mezzo militare che arriva o che riparte.
Bisogna sapere soprattutto chi rimane.
Termini non è una stazione qualsiasi. È il principale nodo ferroviario della Capitale, una porta d’ingresso utilizzata ogni giorno da pendolari, turisti, lavoratori e viaggiatori provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero. Intorno alla stazione si muove inoltre una parte consistente del sistema di trasporto romano, con metropolitane, autobus, taxi, strutture alberghiere e attività commerciali.
Quando il flusso dei passeggeri diminuisce, cambia anche il volto dell’area. Alcune strade diventano meno frequentate, l’illuminazione e la presenza di persone assumono un peso maggiore e chi arriva con un treno in tarda serata può trovarsi a percorrere zone nelle quali la percezione del rischio cresce rapidamente.
Per questo la domanda sugli orari dei controlli è tutt’altro che marginale.
L’Esercito a Roma serve, trasformarlo nel bersaglio sarebbe un errore
C’è però un passaggio che deve essere chiarito. La presenza dell’Esercito nelle stazioni e nei luoghi sensibili non diventa inutile perché un turno termina a mezzanotte.
I militari svolgono una funzione di presidio e deterrenza evidente. La loro presenza rende più visibile il controllo del territorio, rafforza la sorveglianza di obiettivi sensibili e permette di costruire un dispositivo nel quale operano soggetti con compiti differenti.
Sostenere che quel servizio sia soltanto uno “spot” rischia quindi di mettere sullo stesso piano due questioni molto diverse.
La prima riguarda l’utilità del presidio militare. E un presidio visibile in un luogo frequentato da centinaia di migliaia di persone ha certamente una funzione.
La seconda riguarda invece la sua organizzazione. Ed è qui che la denuncia politica di Onorato diventa molto più difficile da liquidare.
Se la fascia successiva alla mezzanotte presenta problemi maggiori, occorre capire perché il dispositivo sia organizzato in quel modo e quali altre forze assicurino la continuità dei controlli.
Sicurezza a Termini, Roma non può accontentarsi delle divise visibili di giorno
Per un cittadino la sicurezza non coincide con il numero di uniformi presenti davanti all’ingresso della stazione alle undici del mattino. Conta soprattutto la possibilità di trovare una risposta quando aumenta la vulnerabilità.
Una ragazza che arriva a Termini all’una di notte, un turista che deve raggiungere un albergo in via Giolitti, un lavoratore che termina il turno e attraversa piazza dei Cinquecento hanno diritto alla stessa attenzione riservata al viaggiatore delle ore diurne.
Da questo punto di vista la polemica aperta dall’assessore pone una questione precisa alla quale sarebbe utile rispondere con numeri e organizzazione: quanti uomini presidiano Termini nelle diverse fasce della giornata? Quali pattuglie restano operative dopo mezzanotte? Quali zone vengono controllate? Quanto rapidamente può arrivare un intervento in caso di aggressione, furto o molestia? È su questi elementi che si misura un piano per la sicurezza.
Militari, Polizia e controlli: Termini ha bisogno di una presenza costruita sugli orari del rischio
L’Esercito non può sostituire Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza o Polizia Locale. Le competenze sono differenti e anche gli strumenti operativi non coincidono.
Proprio per questo sarebbe sbagliato affidare all’immagine del blindato un significato che non può avere.
La sicurezza di Termini richiede un sistema molto più articolato: pattuglie mobili, presidi nelle aree maggiormente esposte, controlli sui soggetti sospetti, azioni contro lo spaccio, videosorveglianza, interventi rapidi e una capacità di adattare la presenza degli uomini alle diverse ore della giornata.
Se emerge che alcuni episodi si concentrano maggiormente nelle ore notturne, la risposta dovrebbe essere semplice: spostare una parte delle risorse proprio in quella fascia.
Non per ragioni politiche. Per logica operativa.
Onorato ha aperto una domanda che il Governo dovrebbe prendere sul serio
L’assessore romano può essere contestato quando attribuisce alla partenza dei militari il significato di un fallimento complessivo dell’Esercito a Termini. Quel presidio svolge un servizio utile e chi vi opera non decide né gli orari né la strategia nazionale sulla sicurezza.
La domanda sollevata da Onorato, però, resta sul tavolo.
Se il Governo considera importante la presenza dei militari nelle stazioni, deve essere in grado di spiegare anche come viene garantita la sicurezza quando quel presidio termina. E se le condizioni di Termini suggeriscono una maggiore copertura notturna, gli orari devono poter cambiare.
Roma non ha bisogno di una disputa per stabilire chi abbia segnato un punto politico. Ha bisogno di sapere chi controlla una delle sue zone più delicate all’una, alle due e alle tre del mattino.
Perché un presidio dell’Esercito può essere utile, persino molto utile. Ma la vera domanda comincia esattamente nel momento in cui il blindate lascia la stazione Termini: chi resta a proteggere chi arriva a Roma nel cuore della notte?