Il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi sceglie di schierarsi al fianco di Spin Time, la realtà romana nata dentro un immobile occupato nel centro della Capitale, e lo fa mettendo al centro disuguaglianze ed emarginazione. «Sono i tarli che minano la nostra democrazia e dovremmo essere tutti dalla parte di chi le combatte concretamente, non solo a parole», è il senso del suo intervento. Una presa di posizione destinata inevitabilmente ad alimentare il confronto politico, perché Spin Time porta con sé due temi che Roma e l’Italia continuano a non riuscire a governare in maniera definitiva: l’emergenza abitativa e le occupazioni abusive.
Parisi sceglie Spin Time e porta il tema della casa dentro il dibattito politico
La presenza di un premio Nobel accanto a un’esperienza come Spin Time attribuisce alla vicenda un peso che supera il singolo edificio. Parisi concentra la sua attenzione sulle persone in condizioni di marginalità e sulla necessità di intervenire concretamente sulle disparità sociali, richiamando un principio che riguarda la qualità stessa della democrazia.
Spin Time, a Roma, è diventato negli anni uno dei luoghi simbolo del confronto sull’emergenza abitativa. Il palazzo occupato misura circa 17 mila metri quadrati e ospita da tempo nuclei familiari e persone che hanno trovato all’interno dell’immobile una risposta a un bisogno abitativo che non erano riuscite a soddisfare attraverso i canali ordinari.
La notorietà nazionale della struttura è cresciuta anche in seguito alle vicende che negli anni hanno acceso il confronto sulla fornitura di energia elettrica e sulle condizioni delle persone presenti nel palazzo. Da allora Spin Time è rimasto dentro una discussione molto più ampia: fino a quale punto una situazione di bisogno può incidere sul giudizio relativo all’occupazione di un immobile?
Occupazioni abusive e diritto alla casa, due problemi che chiedono regole certe
Il sostegno di Parisi incontra prevedibilmente consensi soprattutto in una parte della sinistra e forti contestazioni in ambienti politici di destra. Ridurre tutto alla collocazione politica, però, lascia irrisolta la questione concreta.
L’Italia ha bisogno di una disciplina capace di rendere compatibili tutela delle persone fragili, diritto alla proprietà, sicurezza degli edifici e disponibilità di alloggi accessibili. Quando questi elementi vengono affrontati soltanto dopo l’occupazione di uno stabile, il conflitto diventa quasi inevitabile.
Chi possiede legittimamente un immobile deve poter contare sulla certezza del diritto. Allo stesso tempo, una famiglia che perde il lavoro, non riesce più a sostenere un affitto oppure resta per anni in attesa di una soluzione abitativa non può diventare invisibile fino al momento in cui occupa uno stabile.
È proprio in questo spazio lasciato vuoto dalle politiche pubbliche che proliferano situazioni destinate a durare anni. Una condizione provvisoria si trasforma progressivamente in una realtà stabile, abitata da decine o centinaia di persone, fino a rendere molto complesso qualsiasi intervento successivo.
Il caso Spin Time mostra quanto costa rinviare le decisioni
Roma conosce bene questo meccanismo. Le occupazioni abitative hanno attraversato amministrazioni di diverso orientamento politico e sono diventate una componente strutturale dell’emergenza casa della Capitale.
Il problema riguarda la scarsità di alloggi economicamente accessibili, i tempi per ottenere una casa popolare, gli immobili pubblici inutilizzati, gli edifici privati lasciati vuoti e le difficoltà incontrate da nuclei familiari che non riescono più a sostenere i prezzi del mercato immobiliare romano.
Quando una città non riesce a intervenire in anticipo, ogni occupazione finisce per produrre una situazione giuridica e sociale sempre più difficile da sciogliere. Più tempo passa, maggiore diventa il numero di persone coinvolte e più delicata diventa qualsiasi ipotesi di sgombero, ricollocazione o regolarizzazione.
Spin Time rappresenta esattamente questa complessità. Da una parte esiste un’occupazione di un immobile che non può essere cancellata dal quadro giuridico. Dall’altra esistono persone, famiglie e minori che vivono concretamente dentro quello stabile e la cui condizione non può essere affrontata come un elemento astratto.
Dal sostegno del Nobel serve un passo ulteriore: una politica abitativa nazionale
Le parole di Parisi hanno quindi il merito di riportare l’attenzione sulle disuguaglianze, ma possono diventare anche l’occasione per chiedere alla politica qualcosa di più impegnativo di una dichiarazione a favore o contro Spin Time.
Serve stabilire procedure certe per intervenire sugli immobili occupati, individuare rapidamente chi possiede realmente i requisiti per ricevere assistenza abitativa, proteggere minori e persone vulnerabili, evitare che le occupazioni diventino scorciatoie rispetto alle graduatorie e garantire ai proprietari tempi definiti per il recupero dei propri beni quando ne ricorrono le condizioni.
Occorre inoltre aumentare l’offerta di edilizia residenziale pubblica e sociale. Senza case disponibili, qualsiasi politica basata unicamente sugli sgomberi rischia di trasferire famiglie da un’emergenza all’altra. Senza regole e controlli, invece, l’emergenza abitativa può trasformarsi in una giustificazione permanente per occupazioni destinate a consolidarsi.
Un Paese serio dovrebbe riuscire a intervenire prima che una famiglia arrivi davanti alla porta di un edificio vuoto con le proprie valigie e prima che un proprietario debba attendere anni per conoscere il destino del proprio immobile.
La posizione di Giorgio Parisi su Spin Time divide inevitabilmente. Può piacere o irritare, può essere letta come un gesto civile o come una legittimazione discutibile di una realtà nata da un’occupazione. Il passaggio politicamente più utile sarebbe però uscire dalla contrapposizione e affrontare finalmente la domanda che resta aperta da anni: quante Spin Time devono ancora nascere prima che il diritto alla casa e il rispetto della legalità vengano regolati attraverso soluzioni chiare, applicabili e uguali per tutti?