Sede impedita: indagini in corso sulle dimissioni di Benedetto XVI. Guai per Leone XIV

Le ultime rivelazioni sono un indiscutibile successo per l’inchiesta “Codice Ratzinger” di Andrea Cionci, da anni ostacolata e censurata
Di Redazione
Papa Ratzinger, promotore

La notizia, pubblicata in esclusiva dalla testata cattolica LifeSiteNews, e ripresa da Quotidianoweb, riporta che sono tutt’ora in corso le indagini circa l’istanza per il riconoscimento della nullità delle dimissioni di Benedetto XVI e alla correlata questione della sede impedita, evidenziata dall’inchiesta del giornalista e scrittore romano Andrea Cionci, autore del saggiobestseller “Codice Ratzinger” (ByoBlu, 2022), tradotto in cinque lingue.

L’autore, che scrive da due decenni per i principali quotidiani italiani (come Libero, La Stampa, Il Giornale e Quotidiano Nazionale) almeno dal 2020 ha indagato la questione delle dimissioni di Benedetto XVI sul proprio blog “Cose dell’altro mondo” su Libero.

Nei primi mesi del 2025, tuttavia, tutti gli oltre mille articoli sono stati cancellati senza ragione sufficiente: vana si è poi rivelata la petizione, sottoscritta da duemila lettori che chiedevano il ripristino degli articoli, indirizzata ai direttori del quotidiano. Ad oggi, Cionci ha mostrato i risultati della sua pluriennale inchiesta in 1500 articoli, 2800 podcast e 185 conferenze, facendosi inoltre latore di ben 55 petizioni indirizzate agli organi ecclesiastici competenti. 

Il giornalista non conduce la sua indagine in solitaria, bensì si avvale dell’autorevole collaborazione di professionisti del settore come latinisti, canonisti, avvocati, storici della Chiesa e giuristi: questa sinergia ha permesso di ricomporre gradatamente i molti pezzi del puzzle e di depositare, il 6 giugno 2024, la succitata istanza (in cento pagine) presso il Tribunale Penale dello Stato della Città del Vaticano, a cui sono seguiti due nuove integrazioni e un esposto. 

All’epoca, la notizia fu però chirurgicamente ignorata dai media, che invece si soffermarono in lungo e in largo alla scomunica comminata qualche giorno dopo a mons. Carlo Maria Viganò, uno dei principali punti di riferimenti delle comunità tradizionaliste: un’operazione, questa, che ha tutto il sapore di un depistaggio ordito con ogni probabilità dai poteri pro-Bergoglio per evitare qualsivoglia attenzione sull’inchiesta.

Nell’inchiesta sottoposta da Cionci ai magistrati vaticani ci si sofferma, denunciandolo, sull’attentato verosimilmente subìto da Benedetto XVI a Cuba nel marzo 2012 e si sottolinea come la Declaratio pronunciata dal pontefice tedesco l’11 febbraio 2013 non sia canonicamente un’abdicazione, bensì un coerente annuncio di imminente sede impedita ed addirittura una Decisio, decreto penale emanabile esclusivamente dal Romano pontefice per punire i più gravi delitti contro la Fede. Questo tipo di decreto è emesso in via extraprocessuale ed è inappellabile. 

Il testo latino della Declaratio e le relative traduzioni nelle varie lingue volgari sono state maldestramente manipolate: parla chiaro la testimonianza di mons. Georg Ganswein (segretario particolare di Ratzinger dal 2003 al 2022) il quale, nel suo libro scritto a quattro mani con Saverio Gaeta “Nient’altro che la Verità” (Piemme, 2023) afferma che il testo originale di Benedetto XVI fu oggetto di “piccole correzioni ortografiche e qualche precisazione giuridica” da parte del segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, e di mons. Giampiero Gloder. 

La circostanza non è stata mai smentita dai due interessati, neanche a seguito di una pubblica petizione (sottoscritta da oltre duemila fedeli), poi divenuta oggetto dell’esposto depositato di cui sopra. 

Bergoglio dunque, secondo l’inchiesta di Cionci, non è mai stato papa a causa di un conclave abusivo, in quanto convocato a papa non morto e non abdicatario, ma impedito.

Leone XIV, dal canto proprio, ad oggi non può essere considerato papa a causa dell’ingresso in conclave di 108 falsi cardinali di nomina bergogliana, cui si sommano altre irregolarità come quelle evidenziate dal magistrato antimafia Angelo Giorgianni che, in una lettera al cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ripresa dal quotidiano Il Messaggero ha eccepito come gli elettori, in numero di 133 eccedessero di 12 unità il limite dei 120 elettori consentiti, e di come i sistemi di sorveglianza vaticani abbiano rilevato come un cardinale elettore avesse nelle proprie tasche un cellulare acceso anche dopo l’extra omnes. 

In questo caleidoscopico scenario è assolutamente rilevante come Cionci, il 12 aprile 2025, sia stato convocato dal promotore di giustizia vaticano ed interrogato per 4 ore in qualità di testimone informato dei fatti. E’ da questo momento, quindi, che si può dire con certezza che sia partita l’indagine preliminare.

Qualche giorno fa l’Ufficio del Promotore ha risposto a una richiesta di accesso agli atti depositata da Cionci e dal suo avvocato rispondendo così: “considerato che non è prevista la facoltà di accedere al fascicolo durante lo svolgimento dell’istruttoria, e considerato altresì che l’ufficio sta svolgendo indagini e non è allo stato attuale, possibile prevedere quando si concluderanno, rigetta allo stato l’istanza”.

Una perifrasi tecnica che mostra però in maniera assolutamente chiara ed evidente come l’indagine, ormai aperta più di un anno fa, sia ancora in corso suggerendo come il caso sia della massima importanza.

Davide De Vincentiis

 
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Cronaca

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