Scuole di Roma, settembre con le aule bollenti: aria condizionata inesistente, si torna ai ventilatori

Scuole di Roma verso il rientro con aule bollenti e pochissimi climatizzatori. Nel Lazio impianti presenti appena nell’1,6% degli edifici
Di Lina Gelsi
Scuola, studenti

A Roma settembre riporta migliaia di studenti nelle aule, ma insieme alla prima campanella torna un problema che ormai non può più essere considerato eccezionale: il caldo. In molti istituti della Capitale l’aria condizionata semplicemente non esiste e dirigenti, insegnanti e famiglie si organizzano come possono, utilizzando piccoli ventilatori, climatizzatori portatili, finestre aperte nelle ore meno calde e tapparelle abbassate per impedire al sole di trasformare le classi in ambienti difficili da sopportare. Il punto non riguarda soltanto il comfort. Con temperature elevate per periodi sempre più lunghi, la capacità degli edifici scolastici di garantire condizioni adeguate durante le lezioni è diventata una questione concreta di organizzazione, salute e qualità dello studio.

Nel Lazio le lezioni inizieranno ufficialmente martedì 15 settembre 2026, anche se gli istituti possono anticipare l’apertura nell’ambito della propria autonomia. L’avvicinarsi del rientro sta quindi riportando in primo piano una situazione già emersa con particolare evidenza durante gli esami di Stato di giugno, quando in diverse scuole italiane erano stati segnalati malori legati alle temperature elevate e personale costretto a portare ventilatori da casa.

Nel Lazio appena l’1,6% degli edifici scolastici ha la climatizzazione

Il dato che riguarda il Lazio offre la misura del problema. Cisl Lazio e Cisl Scuola Lazio hanno chiesto un incontro urgente alla Regione sostenendo che il territorio presenta il più basso tasso nazionale di edifici scolastici dotati di climatizzazione: appena l’1,6%.

È una percentuale particolarmente significativa per Roma, città nella quale molti istituti occupano edifici costruiti decenni fa, quando il raffrescamento degli ambienti non era considerato un requisito essenziale della progettazione scolastica.

Il risultato si vede nelle soluzioni utilizzate ogni anno. Ventilatori acquistati autonomamente, apparecchi portatili spostati da una stanza all’altra, tende e tapparelle abbassate nelle ore più calde. Misure utili per ridurre temporaneamente il disagio, ma insufficienti quando per diverse ore decine di studenti devono restare nella stessa aula e la temperatura esterna rimane elevata.

Il problema, inoltre, non si limita alle prime settimane di settembre. Gli edifici scolastici vengono utilizzati fino a giugno inoltrato e, per gli esami di Stato, anche quando l’estate è già iniziata. L’allungamento dei periodi caratterizzati da temperature elevate rende quindi sempre meno sostenibile un patrimonio edilizio progettato sulla base di condizioni climatiche differenti.

In Italia più di nove scuole su dieci ancora senza condizionatori

La situazione romana si inserisce in un quadro nazionale altrettanto problematico. Un’analisi di Tuttoscuola sui dati del Ministero dell’Istruzione mostra che nell’anno scolastico 2024-2025 gli edifici dotati di sistemi di condizionamento erano 2.835 sui 39.351 rilevati, pari al 7,2%. Quattro anni prima erano appena 1.593. La presenza degli impianti è quindi aumentata, ma oltre nove edifici scolastici italiani su dieci ne rimangono privi.

Traducendo quella percentuale sul numero complessivo delle aule, Tuttoscuola stima che poco più di un’aula su quattordici possa essere climatizzata. È importante precisare che si tratta di una stima ricavata dalla percentuale degli edifici e non di un censimento effettuato stanza per stanza.

Nel Lazio la percentuale indicata dal sindacato è molto più bassa e rende ancora più evidente il ritardo accumulato.

Roma prepara gli interventi, ma il prossimo settembre il problema resta

Il Campidoglio ha riconosciuto la necessità di intervenire. A luglio il sindaco Roberto Gualtieri ha annunciato uno stanziamento di 6 milioni di euro con l’obiettivo di installare entro l’estate 2027 i condizionatori nelle scuole dell’infanzia comunali e, per quanto possibile, in alcune aule degli istituti nei quali si svolgono gli esami di terza media e di maturità.

A questo si aggiunge un programma molto più ampio di riqualificazione ed efficientamento energetico degli edifici scolastici di Roma e provincia, per il quale sono stati indicati investimenti complessivi per circa 850 milioni di euro e interventi su 1.350 istituti.

È la direzione inevitabile, perché limitarsi a installare condizionatori in edifici scarsamente isolati rischierebbe di produrre consumi elevati senza risolvere completamente il problema. Servono schermature solari, infissi adeguati, isolamento termico, ventilazione corretta, alberature negli spazi esterni e sistemi energeticamente efficienti. In altre parole, bisogna adattare le scuole alla Roma degli anni che verranno, non alle condizioni climatiche per le quali furono progettate mezzo secolo fa.

Il caldo in classe non può più essere trattato come un’emergenza occasionale

Il punto più delicato riguarda proprio il modo in cui viene considerata la questione. Se temperature elevate a maggio, giugno e settembre diventano sempre più frequenti, non è più possibile affrontarle ogni anno ricorrendo alla soluzione del ventilatore comprato all’ultimo momento.

Una scuola deve garantire agli studenti condizioni che permettano di seguire una lezione, concentrarsi, svolgere un compito o sostenere un esame senza trascorrere ore in locali surriscaldati. Lo stesso vale per docenti e personale scolastico che in quegli edifici lavorano ogni giorno.

La Regione Lazio, non a caso, ha adottato per l’estate 2026 misure specifiche contro l’esposizione dei lavoratori alle temperature elevate in alcune attività particolarmente esposte, riconoscendo quanto il caldo intenso possa rappresentare anche un problema di sicurezza. Nelle scuole la questione presenta caratteristiche diverse, ma il principio resta evidente: le temperature degli ambienti nei quali si trascorrono molte ore non possono essere ignorate.

A settembre Roma tornerà quindi a vedere aule con tapparelle abbassate, ventilatori accesi e finestre aperte alla ricerca di un po’ d’aria. Gli investimenti annunciati possono cambiare progressivamente questa situazione, ma il rientro del 2026 racconta ancora una scuola costretta, troppo spesso, ad arrangiarsi davanti a un problema diventato strutturale.

 
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