San Luca, base clandestina della cocaina scoperta nell’Aspromonte: il laboratorio nascosto in un rudere

All'interno del rudere sono state trovate attrezzature utilizzate per preparare lo stupefacente prima della sua distribuzione
Di Lina Gelsi
Laboratorio clandestino per la lavorazione della cocaina
San Luca, scoperto rudere dove si lavorava la cocaina

A prima vista sembrava un vecchio rudere abbandonato sulle montagne dell’Aspromonte. In realtà era stato trasformato in una base clandestina destinata alla lavorazione della cocaina. La scoperta è avvenuta nel territorio di San Luca, in provincia di Reggio Calabria, durante un controllo del territorio eseguito alle prime ore della giornata. All’interno dell’edificio sono state trovate attrezzature utilizzate per preparare lo stupefacente prima della sua distribuzione, un elemento che evidenzia l’esistenza di un’attività organizzata e ben strutturata.

Laboratorio della cocaina scoperto a San Luca: come era organizzata la struttura

Il casolare, nascosto in una delle aree più difficili da raggiungere dell’Aspromonte, era stato allestito con strumenti normalmente impiegati nelle fasi di lavorazione della cocaina. Durante la perquisizione sono stati rinvenuti forni a microonde, ritenuti compatibili con le operazioni di essiccazione della sostanza, e presse idrauliche sulle quali sono emerse tracce riconducibili alla cocaina.

Il laboratorio disponeva anche di bilance di precisione, indispensabili per la pesatura del prodotto, oltre a una consistente quantità di sostanza da taglio e materiale destinato al confezionamento delle dosi. L’insieme dei reperti indica che il rudere non veniva utilizzato come semplice deposito, ma come un vero centro operativo nel quale la droga veniva preparata prima di essere immessa nei circuiti dello spaccio.

I sequestri e gli accertamenti sul materiale rinvenuto

Dopo la scoperta sono stati avviati gli accertamenti tecnici sulle attrezzature sequestrate. Le analisi riguardano le tracce presenti sulle presse, sui macchinari e sugli altri oggetti recuperati all’interno della struttura. L’obiettivo è ricostruire con precisione il funzionamento del laboratorio e raccogliere elementi utili per risalire ai soggetti coinvolti nella gestione dell’impianto clandestino.

L’attenzione si concentra anche sul materiale destinato al confezionamento e sulla sostanza da taglio, componenti fondamentali nella fase che precede la distribuzione dello stupefacente. Ogni elemento repertato potrà contribuire a delineare il percorso seguito dalla cocaina e il ruolo ricoperto dal laboratorio all’interno della rete criminale.

Un’infrastruttura nascosta nell’Aspromonte

La conformazione dell’Aspromonte continua a offrire numerosi punti isolati, caratterizzati da casolari abbandonati e aree boschive difficilmente accessibili. Proprio queste caratteristiche rendono possibile l’occultamento di strutture destinate ad attività illecite, lontane dai centri abitati e protette dalla vegetazione.

Il ritrovamento di San Luca assume particolare rilievo perché documenta l’esistenza di una struttura dedicata non soltanto alla custodia della droga, ma anche alla sua trasformazione e preparazione. Le apparecchiature rinvenute dimostrano che il sito era predisposto per svolgere operazioni specifiche prima della commercializzazione della sostanza.

Il contrasto ai traffici di droga nella Locride

L’individuazione del laboratorio rappresenta un ulteriore passo nell’attività di contrasto ai traffici di stupefacenti nell’area della Locride, un territorio nel quale il controllo delle zone interne riveste un’importanza costante. Le verifiche nelle aree montane consentono di individuare strutture nascoste che, per posizione geografica e caratteristiche ambientali, possono rimanere operative a lungo senza attirare l’attenzione.

Le indagini proseguiranno per accertare chi utilizzasse il casolare e ricostruire i collegamenti logistici necessari al funzionamento della base clandestina. Gli elementi raccolti durante il sopralluogo potranno fornire indicazioni utili per identificare i responsabili e chiarire l’estensione dell’attività svolta all’interno del laboratorio. La scoperta conferma come il traffico di cocaina continui a servirsi di strutture mimetizzate in aree isolate, trasformando edifici apparentemente inutilizzati in centri operativi dedicati alla preparazione dello stupefacente prima della distribuzione.

 
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