Roma, tram tutta la notte? Le rimesse sono piene e nasce l’ipotesi h24

Con l’arrivo dei nuovi CAF Urbos e gli spazi di ricovero sempre più ridotti, alcune linee potrebbero in futuro essere spinte verso un esercizio molto più lungo, fino all’ipotesi estrema del servizio h24
Di Simone Fabi
Tram Roma Prati
Tram Roma Prati

Il tram passa sotto casa alle tre del mattino, raccoglie chi esce dal lavoro, accompagna verso il centro chi deve prendere un collegamento notturno e continua la sua corsa fino all’alba. A Roma potrebbe non essere più soltanto uno scenario immaginario. Con l’arrivo dei nuovi CAF Urbos e gli spazi di ricovero sempre più ridotti, alcune linee potrebbero in futuro essere spinte verso un esercizio molto più lungo, fino all’ipotesi estrema del servizio h24.

Roma riceve i nuovi tram e scopre di avere poco spazio per parcheggiarli

È uno dei problemi meno visibili della rivoluzione del ferro annunciata per la Capitale. Comprare nuovi convogli è fondamentale, ma poi bisogna avere un luogo dove sistemarli quando terminano il servizio.

I primi dieci Urbos sono arrivati entro il 30 giugno. Le consegne sono destinate a proseguire e l’obiettivo per la fine del 2026 è portare a venti il numero dei nuovi mezzi presenti a Roma.

Ogni arrivo rappresenta una buona notizia per una rete che utilizza ancora vetture con molti anni di servizio alle spalle. Contemporaneamente aumenta la pressione sulle strutture destinate al ricovero e alla manutenzione.

Le aree tranviarie di via Prenestina e Porta Maggiore hanno una capacità fisica precisa. Non basta stringere le vetture un po’ di più: i mezzi devono poter entrare e uscire, raggiungere le zone di manutenzione ed essere movimentati senza bloccare l’attività degli altri convogli.

Quando i binari disponibili finiscono, il problema diventa immediato.

I vecchi convogli vengono spostati per fare posto agli Urbos

Una prima risposta è stata quella di liberare progressivamente gli spazi occupati dai tram accantonati e ormai inutilizzabili per il normale servizio.

Alcuni mezzi possono essere trasferiti verso aree esterne al cuore del sistema tranviario, recuperando binari preziosi nelle strutture operative. È una sorta di grande riordino della flotta romana: ciò che non serve più quotidianamente viene spostato, mentre i nuovi convogli conquistano gli spazi necessari per collaudi, manutenzione e ricovero.

Ma anche questa operazione ha un limite.

Liberato tutto ciò che può essere liberato, resta infatti da gestire una flotta destinata a crescere ancora. E un tram lungo decine di metri non può essere parcheggiato come un autobus in un piazzale qualsiasi: ha bisogno dei binari.

Tenere i tram in linea anche di notte potrebbe diventare una soluzione

Da qui nasce l’idea che sembra quasi una battuta e invece contiene una logica operativa: se nelle rimesse non c’è posto, una parte dei tram potrebbe rimanere più a lungo sulla rete e continuare a trasportare passeggeri.

Il passaggio da questa possibilità a un vero servizio h24 sarebbe naturalmente molto più complesso.

Un tram che viaggia richiede conducenti, energia, supervisione, pulizia, sicurezza e manutenzione programmata. Inoltre le ore notturne vengono spesso utilizzate proprio per intervenire sui binari e sugli impianti quando il traffico ferroviario è fermo.

Per questo non sarebbe realistico immaginare improvvisamente tutta la rete romana accesa ventiquattr’ore su ventiquattro.

Più plausibile sarebbe l’individuazione di una o più direttrici capaci di rimanere operative con frequenze ridotte durante la notte, organizzando le manutenzioni sugli altri tratti.

Dal 3 all’8, Roma conosce già il tram che arriva molto tardi

L’idea non partirebbe completamente da zero. Alcune linee romane hanno già corse che si protraggono fino a orari molto avanzati.

La domanda notturna, inoltre, esiste. Basta osservare Roma dopo mezzanotte: camerieri che finiscono il turno, cuochi, personale degli alberghi, medici e infermieri, lavoratori dello spettacolo, giovani che rientrano a casa, turisti diretti negli alloggi.

Oggi una parte consistente di questi spostamenti viene assorbita dalle linee bus notturne o dal trasporto privato.

Il tram potrebbe aggiungere un collegamento regolare sulle direttrici dove i binari esistono già, con una capacità superiore a quella di un autobus e fermate facilmente riconoscibili.

Via Severini resta la soluzione strutturale per la nuova flotta

Il vero passaggio destinato a cambiare la situazione sarà il nuovo deposito di via Gino Severini, pensato per servire il quadrante est e assumere un ruolo centrale nel futuro sistema tranviario.

È lì che dovrà trovare spazio una parte consistente della nuova flotta. Il problema riguarda i tempi: la disponibilità completa delle nuove strutture deve procedere insieme alle consegne dei mezzi, mentre i tram continuano ad arrivare.

La Capitale si trova quindi davanti a uno dei tipici effetti collaterali delle grandi trasformazioni della mobilità. Dopo anni nei quali il problema principale era avere mezzi troppo vecchi, oggi comincia a presentarsi quello opposto: arrivano vetture nuove e bisogna trovare rapidamente lo spazio necessario per gestirle.

Tram h24, da necessità logistica a servizio utile per Roma

La situazione potrebbe produrre una conseguenza inattesa.

Una città come Roma discute da anni della possibilità di ampliare il trasporto pubblico notturno. Le metropolitane hanno limiti legati alla manutenzione e all’organizzazione del servizio, mentre la rete degli autobus notturni non sempre riesce a soddisfare tutte le esigenze di una metropoli estesa su un territorio enorme.

Qualche linea tranviaria attiva senza interruzione potrebbe diventare un esperimento interessante.

Non servirebbero necessariamente frequenze elevate. Anche una corsa ogni venti o trenta minuti durante le fasce con minore domanda potrebbe cambiare le abitudini di chi oggi considera l’automobile quasi inevitabile dopo una certa ora.

Sarebbe uno dei paradossi più romani degli ultimi anni: il servizio notturno dei tram potrebbe nascere perché non sappiamo più dove metterli quando smettono di circolare.

Una necessità logistica capace, almeno potenzialmente, di trasformarsi in un servizio utile. A quel punto la domanda non sarebbe soltanto dove parcheggiare i nuovi Urbos. Sarebbe un’altra: se i tram possono continuare a viaggiare, perché farli fermare?

 
CATEGORIA

Cronaca

DATA

Condividi l'articolo su

Scorri lateralmente questa lista