Roma accoglie ogni giorno migliaia di visitatori alla stazione Termini. Per molti di loro il primo contatto con la Capitale, una volta scesi dal treno, passa proprio da quel piazzale e dalla ricerca di un taxi. Ed è difficile immaginare un biglietto da visita peggiore di una fila lunghissima di passeggeri mentre, poco distante, alcuni conducenti vengono accusati di restare fuori dalla normale coda in attesa della corsa più redditizia.
È la scena documentata da Alessandro Onorato, assessore al Turismo, Sport, Grandi Eventi e Moda di Roma Capitale, che il 24 settembre ha pubblicato un video girato davanti alla stazione Termini. Secondo quanto denunciato dall’assessore, mentre una fila di circa 300 metri attendeva un taxi, alcuni conducenti sarebbero rimasti appartati cercando direttamente clienti, soprattutto turisti.
Onorato contro i taxi che “si battono le corse”
Nel filmato il confronto diventa rapidamente acceso. Onorato si avvicina alle vetture e contesta apertamente quella che a Roma viene indicata con l’espressione “battersi le corse”: evitare la normale sequenza dello stazionamento e cercare direttamente il cliente ritenuto più conveniente.
«C’è una fila di 300 metri», ripete l’assessore, invitando i conducenti a caricare i passeggeri oppure ad allontanare le vetture. Poi lo sfogo, con toni durissimi, fino alla frase sui turisti considerati “polli da spennare”. Nel post che accompagna il video Onorato sostiene inoltre di avere già presentato esposti alla Procura della Repubblica sul fenomeno.
L’accusa è precisa e va distinta dal comportamento della grande maggioranza dei tassisti che rispetta turni, fila e tariffe. È lo stesso Onorato a sottolineare nel video la differenza tra i conducenti contestati e i colleghi che, nello stesso momento, stavano regolarmente caricando i clienti.
Il problema non è soltanto la figuraccia davanti ai turisti
La scena di Termini solleva però una questione che va oltre il video diventato virale. Se un passeggero arriva nella principale stazione ferroviaria di Roma, vede una lunga fila e contemporaneamente incontra conducenti che gli propongono direttamente una corsa, difficilmente possiede gli strumenti per capire immediatamente quale sia il comportamento corretto e quale tariffa debba essere applicata.
Le regole, invece, esistono. Il servizio taxi di Roma prevede una tariffa tassametrica progressiva e tariffe predeterminate soltanto per specifici collegamenti. Roma Servizi per la Mobilità invita espressamente i passeggeri a verificare prima della partenza che il tassametro sia acceso e a chiedere la ricevuta al termine della corsa. Il regolamento capitolino stabilisce inoltre le modalità di utilizzo del tassametro e disciplina il servizio pubblico non di linea.
Proprio per questo il punto centrale non può essere soltanto lo sfogo di un assessore davanti alla telecamera. Il punto riguarda la capacità di far rispettare quelle regole ogni giorno, soprattutto nei luoghi più esposti della città: Termini, gli aeroporti, le grandi stazioni, le aree monumentali e i punti nei quali si concentra il maggior numero di visitatori.
A Termini il turista non dovrebbe dover conoscere i trucchi del mestiere
Un turista appena arrivato a Roma non dovrebbe essere costretto a sapere cosa significhi “battersi una corsa”, distinguere un taxi correttamente in fila da uno che cerca clienti fuori dallo stazionamento o domandarsi se il prezzo proposto corrisponda davvero al tariffario.
Dovrebbe semplicemente salire su un taxi e raggiungere la propria destinazione pagando quanto previsto.
Ed è probabilmente questo il dato più significativo della vicenda di Termini. Il video di Onorato dura pochi minuti, ma mostra quanto possa diventare fragile il rapporto tra una grande città turistica e chi la visita quando le regole non appaiono immediatamente riconoscibili e controllate.
Roma investe enormemente sulla propria immagine internazionale, sui grandi eventi, sulla cultura e sull’accoglienza. Poi basta una fila di centinaia di persone davanti alla stazione e il sospetto che qualcuno possa scegliere soltanto la corsa economicamente più interessante per produrre l’effetto opposto.
La tutela, naturalmente, riguarda anche i tassisti che lavorano rispettando le regole. Perché chi salta la fila, cerca il cliente più redditizio o propone condizioni diverse da quelle previste non danneggia soltanto il passeggero: finisce per scaricare il peso della propria condotta sull’intera categoria.
Dopo il video resta quindi una domanda molto meno social e molto più concreta: quanti controlli servono davanti a Termini perché non debba essere un assessore, scendendo da un treno, ad accorgersi del problema?