Per chi era al Parco della Pace sabato pomeriggio doveva essere una giornata come tante: bambini che corrono, famiglie all’aperto, sole, prato, il parco finalmente di nuovo vivo dopo mesi di chiusura. Invece, in un attimo, tutto si è fermato. Una donna di 41 anni è sparita davanti agli occhi del marito ed è precipitata in un pozzo nascosto nell’erba, non segnalato, finendo bloccata a circa 15 metri di profondità. Si è salvata aggrappandosi a una trave e grazie all’intervento dei vigili del fuoco. Da quel momento, a Monte Stallonara, nessuno parla solo di fatalità: la domanda che gira nel quartiere è molto più semplice e molto più dura. Com’è possibile che un buco del genere fosse lì, in mezzo a un parco appena riaperto?
Monte Stallonara sotto choc, il racconto di quei secondi
Il marito, Alessandro Rasia, ha affidato alle cronache parole che rendono bene la misura dello spavento. Ha detto di aver raggiunto i bambini e di non aver più visto la moglie, sparita all’improvviso. Dal basso sentiva le urla, vedeva soltanto il puntino della torcia del cellulare acceso nel buio. Una scena tremenda, resa ancora più pesante dalla presenza dei figli piccoli. Attorno, altre famiglie si sono avvicinate ai bambini per calmarli, mentre nel parco cresceva la paura. In pochi secondi un luogo pensato per dare respiro al quartiere si è trasformato in un incubo sotto gli occhi di tutti.
La donna, infermiera del Bambino Gesù secondo le ricostruzioni pubblicate, è stata recuperata viva e trasportata al San Camillo. Ha riportato la frattura di un piede e alcuni traumi, ma il punto che colpisce più di ogni altro è che non sia finita peggio. Chi conosce quell’area sa che il Parco della Pace è uno dei pochi spazi verdi di riferimento per tante famiglie della zona. Proprio per questo la vicenda ha acceso una rabbia immediata: non si tratta di un angolo dimenticato della città, ma di un luogo frequentato, conosciuto, usato ogni giorno.
Pozzo al Parco della Pace, il quartiere ora chiede risposte
I residenti insistono su un punto che pesa molto. Quel pozzo, dicono, “non c’è mai stato”, o comunque non era mai emerso in quel modo prima dei lavori. È una frase che nel quartiere circola con insistenza e che sposta il discorso su un piano molto concreto: se il buco era già presente, perché nessuno lo aveva protetto? Se invece è emerso o è stato lasciato scoperto durante gli interventi, allora bisogna capire chi ha operato, chi ha verificato e chi ha autorizzato la riapertura. Il Comitato Montestallonara lo ha detto in modo netto, chiedendo a chi spettasse controllare che tutto fosse davvero in regola.
Qui non basta il linguaggio prudente degli uffici. Le famiglie del quartiere portano i figli in quel parco dando per scontato che sia sicuro. Non fanno un sopralluogo tecnico prima di sedersi su una panchina o lasciare correre un bambino sul prato. Ed è proprio questa la misura del problema: quando riapre un parco pubblico, il cittadino deve poter fidarsi. Se questa fiducia salta, non salta solo l’organizzazione di uno spazio verde, salta un rapporto elementare con le istituzioni.
Lavori, riapertura anticipata e rimpallo sulle competenze
Il Parco della Pace veniva da una chiusura lunga, disposta mesi fa per la presenza di cinghiali e per lavori urgenti di manutenzione e messa in sicurezza. Negli ultimi giorni aveva anche ospitato un evento regionale dedicato a salute, prevenzione e benessere. Poi l’incidente. E con l’incidente è arrivato anche il rimpallo sulle competenze. Il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Antonello Aurigemma, ha fatto sapere che la riapertura era stata condivisa con il Municipio XI e che sarebbero partite verifiche tecniche con sopralluogo e relazione. Dal Municipio, però, è arrivata la replica dell’assessora Daniela Gentili: la competenza esclusiva, ha ricordato, è del Consiglio regionale, che ora deve procedere con controlli immediati e con tutte le misure utili a impedire nuovi pericoli.
Questo scambio istituzionale non è un dettaglio da addetti ai lavori. È il cuore del problema, perché ogni cittadino capisce una cosa molto semplice: se nessuno chiarisce subito chi dovesse vigilare, sarà più difficile capire anche chi dovrà rispondere di un eventuale errore. Intanto, dopo l’accaduto, il parco è stato richiuso per verifiche urgenti. Segno evidente che i dubbi sulla sicurezza, oggi, non sono più rinviabili.
Roma e i parchi pubblici, una fiducia da ricostruire
Monte Stallonara non è solo il luogo di una brutta storia finita senza tragedia. È anche lo specchio di un problema più largo che a Roma torna spesso: la distanza fra l’annuncio di una riapertura e la percezione reale di manutenzione, controllo e sicurezza. In molti quartieri, quando un parco viene restituito ai residenti, la speranza è quella di avere un presidio di vita normale, non un luogo dove basta un passo sbagliato per rischiare il peggio.
La donna è viva, e questo oggi è il primo dato da mettere in cima. Ma il sollievo non cancella il resto. Restano i bambini impauriti, il marito che la cerca e non la vede più, i residenti che si domandano come sia potuto accadere, le istituzioni chiamate a spiegare. Restano, soprattutto, le verifiche da fare fino in fondo. Perché un quartiere accetta i lavori, attende la riapertura, sopporta i ritardi, ma poi pretende una cosa sola: che il parco sia davvero un parco, non un luogo dove il verde nasconde un rischio mortale.