Roma, si libera del braccialetto elettronico e incendia la lavanderia dove lavora l’ex compagna

Roma, 35enne si libera del braccialetto elettronico e incendia la lavanderia dove lavora l’ex. Denunciato anche il tiktoker Isaia
Di Lina Gelsi
Polizia, volante

Era già sottoposto da giugno al divieto di avvicinamento alla ex compagna e portava il braccialetto elettronico. Secondo la ricostruzione degli investigatori, un romano di 35 anni si sarebbe però liberato del dispositivo prima di raggiungere, insieme a un’altra persona, la lavanderia-tintoria di via Antonio Serra, nel quartiere Fleming, dove lavorava la donna, e appiccare un incendio che ha distrutto il locale e danneggiato gravemente anche l’appartamento sovrastante. Ora il 35enne è detenuto nel carcere romano di Regina Coeli, mentre l’uomo che era con lui, il tiktoker Isaia O., è stato denunciato a piede libero per concorso in incendio doloso.

Il rogo nella notte prima di Ferragosto

L’incendio risale ai giorni immediatamente precedenti Ferragosto. Erano circa le tre del mattino quando le fiamme hanno avvolto l’esercizio commerciale di via Antonio Serra. La violenza del rogo è stata tale da interessare anche l’abitazione situata al piano superiore, che in quel momento era fortunatamente disabitata. Una circostanza che ha impedito che un episodio già gravissimo potesse trasformarsi in una tragedia con conseguenze sulle persone.

Le indagini sono state condotte dagli agenti del XV Distretto Ponte Milvio sotto il coordinamento della Procura di Roma. Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire quanto sarebbe avvenuto nelle ore del rogo e di identificare le persone che, secondo gli investigatori, sarebbero state coinvolte.

Il 35enne non era però uno sconosciuto per la donna né per l’autorità giudiziaria. Alle spalle dell’incendio ci sarebbe infatti una storia molto più lunga, caratterizzata, secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, da comportamenti vessatori, intimidazioni, minacce e atti persecutori nei confronti dell’ex compagna. Una situazione che aveva già determinato l’intervento dei magistrati.

Da giugno aveva il divieto di avvicinarsi alla ex compagna

Nel giugno scorso il giudice aveva disposto nei confronti dell’uomo il divieto di avvicinamento alla donna, rafforzato dall’applicazione del braccialetto elettronico. Il dispositivo aveva dunque una funzione precisa: consentire il controllo del rispetto della distanza imposta dall’autorità giudiziaria e contribuire alla protezione della persona offesa.

L’indagine avrebbe però accertato che il 35enne si sarebbe liberato del braccialetto in un periodo compatibile proprio con quello nel quale venne incendiato il locale. Gli elementi raccolti dagli investigatori sono stati sottoposti al giudice per le indagini preliminari, che ha disposto la custodia cautelare in carcere. Gli agenti di Ponte Milvio hanno quindi eseguito l’ordinanza e accompagnato l’uomo a Regina Coeli.

La vicenda apre inevitabilmente una questione che riguarda l’efficacia concreta delle misure adottate per proteggere le vittime di violenza e stalking. Il braccialetto elettronico costituisce uno strumento importante, ma la sua funzione preventiva dipende anche dalla possibilità di individuare rapidamente eventuali manomissioni o rimozioni e di intervenire quando il soggetto sottoposto alla misura decide di violare le prescrizioni ricevute.

Nel caso del Fleming, la persona offesa aveva già denunciato una situazione giudicata sufficientemente seria da rendere necessario un provvedimento cautelare. L’incendio contestato al 35enne sarebbe quindi avvenuto quando l’attenzione delle istituzioni sulla vicenda era già stata attivata.

Con il 35enne anche il tiktoker Isaia O.

Nell’inchiesta compare anche Isaia O., 33 anni, conosciuto sui social e seguito su TikTok da alcune migliaia di utenti. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il giovane si sarebbe trovato insieme al 35enne in occasione dell’incendio della tintoria ed è stato denunciato per concorso in incendio doloso.

Il suo nome era già comparso pochi giorni fa nelle cronache romane per un episodio differente. All’inizio di settembre era stato arrestato dalla polizia a piazzale dei Caduti della Montagnola dopo l’intervento degli agenti per la segnalazione di un uomo molesto davanti a un bar. In quella circostanza avrebbe minacciato e aggredito i poliziotti; durante l’intervento era stato inoltre trovato in possesso di un coltello artigianale nascosto alla cintura. Il giudice aveva successivamente convalidato l’arresto disponendo la custodia cautelare in carcere.

Si tratta naturalmente di un procedimento distinto da quello relativo all’incendio del Fleming, avvenuto settimane prima.

La protezione delle vittime non può fermarsi al provvedimento del giudice

La storia di via Antonio Serra contiene un elemento sul quale vale la pena soffermarsi. La donna aveva denunciato e lo Stato aveva risposto disponendo il divieto di avvicinamento e il controllo elettronico. Eppure, secondo l’ipotesi investigativa, l’uomo sarebbe riuscito a rimuovere il dispositivo e a compiere un gesto potenzialmente devastante contro il luogo nel quale lavorava la sua ex compagna.

Non significa che il braccialetto elettronico sia uno strumento inutile. Al contrario, il controllo elettronico consente alle forze dell’ordine di verificare il rispetto delle prescrizioni e in numerosi casi permette di intervenire in presenza di violazioni. Il problema posto da episodi di questo tipo riguarda piuttosto ciò che accade quando una persona sottoposta alla misura decide deliberatamente di sottrarsi al controllo.

Per una donna che denuncia minacce, violenze o persecuzioni, il provvedimento del giudice deve rappresentare l’inizio di una protezione effettiva e continuativa. Nei casi caratterizzati da comportamenti particolarmente aggressivi, la valutazione del rischio e la capacità di reagire a una violazione diventano decisive, perché una misura cautelare acquista pieno significato soltanto quando alla prescrizione corrisponde la possibilità concreta di impedirne l’elusione o di intervenire immediatamente dopo.

Nel procedimento che riguarda l’incendio del Fleming, come previsto dall’ordinamento, le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate definitivamente nelle sedi giudiziarie e vale il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza irrevocabile.

 
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Cronaca

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