Roma ha vissuto una giornata destinata a restare nel racconto pubblico di questa consiliatura. L’Assemblea Capitolina ha approvato in via definitiva il Progetto di fattibilità tecnica ed economica del nuovo stadio della As Roma a Pietralata, confermando il pubblico interesse dell’intervento e spingendo il progetto dentro la fase successiva dell’iter.
Per i tifosi è il passaggio che avvicina finalmente il club a una casa sua. Per il quartiere e per la città, invece, il tema è più ampio: non solo un impianto da oltre 60mila posti, ma un pezzo di Roma che dovrebbe cambiare volto con parchi, piazze, percorsi pedonali, parcheggi, ciclabilità e nuovi servizi.
Stadio Roma approvato, perché il voto in Aula pesa davvero
Il voto arriva a due settimane circa dal sì della Giunta capitolina del 26 febbraio 2026 e mette nero su bianco un elemento politico semplice ma importante: il Campidoglio ha deciso di portare fino in fondo questo progetto. Secondo le ricostruzioni pubblicate nel pomeriggio, la delibera è passata con 39 voti favorevoli e 5 astensioni, mentre il Movimento 5 Stelle non ha partecipato al voto.
Non è solo una maggioranza numerica: è il segnale che, dopo anni in cui il tema stadio sembrava impantanarsi a ogni curva, questa volta l’amministrazione ha voluto mostrare compattezza e continuità. Roberto Gualtieri ha parlato di “giornata storica”, Maurizio Veloccia di una notizia positiva non solo per il popolo romanista ma per l’intera città, che vede riaffacciarsi la possibilità di un grande investimento privato con effetti pubblici permanenti.
Pietralata non solo calcio: il quartiere che può cambiare faccia
La chiave del progetto è tutta qui: non raccontare Pietralata come semplice sede dello stadio, ma come area destinata a diventare un nuovo polo urbano. Nelle parole del Campidoglio ricorre spesso questa idea di spazio vissuto dodici mesi l’anno, capace di stare in piedi anche senza il calendario della Serie A. È un punto che pesa molto in una città dove gli impianti sportivi, da soli, non bastano più a giustificare trasformazioni di questa scala.
Il Pfte interessa 27 ettari complessivi e promette di restituire alla città circa 15 ettari di spazi pubblici scoperti, sommando 11,6 ettari di verde pubblico e 3,5 ettari di piazze e percorsi pedonali. Sul piano politico e comunicativo, è il modo con cui il progetto prova a uscire dal recinto delle tifoserie e a parlare anche a chi dello stadio non farà uso abituale ma chiede verde, servizi e qualità urbana.
Il nuovo impianto della As Roma: numeri, servizi e identità giallorossa
Lo stadio previsto a Pietralata avrà 60.605 posti, con una curva da 23.000 posti indicata come una delle più grandi d’Europa. Ma il progetto punta molto anche sul contorno, che poi contorno non è. Sono previsti un museo di 1.600 metri quadrati, un fan store di 1.800 metri quadrati, 30 punti vendita, il bar del parco e 21.000 metri quadrati destinati ad hospitality e attività congressuali. In altre parole, non un luogo da accendere ogni quindici giorni, ma una struttura capace di generare presenze, lavoro e consumo durante tutto l’anno.
Anche l’impatto simbolico è stato studiato con attenzione: la facciata sud porterà la scritta “Roma 1927”, quella nord l’emblema del club, con un richiamo architettonico dichiarato all’antica Roma. È un impianto che vuole parlare ai tifosi, certo, ma anche al turismo sportivo, agli eventi e al mercato dell’intrattenimento urbano.
Due parchi, aree gioco e spazi pubblici: il progetto oltre i novanta minuti
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il disegno degli spazi aperti. Il progetto prevede due grandi aree verdi integrate nel sistema urbano: il parco dello stadio e il parco centrale. Il primo si estende su 6,7 ettari e comprende l’impianto, circa 50mila metri quadrati di aree verdi e spazi di connessione, oltre al podio con piazze e percorsi pedonali. Il secondo, da 6,9 ettari, è pensato come spazio pubblico quotidiano con aree ricreative, sport all’aperto, soste e percorsi ciclopedonali.
Sono previste inoltre la pedonalizzazione dell’ex via Sublata, nuove piazze, aree gioco accessibili, spazi fitness e ristoro. È un impianto urbano che, almeno sulla carta, prova a evitare l’effetto enclave e a cucire il nuovo stadio dentro il tessuto cittadino. Sarà proprio su questo punto che molti residenti misureranno il progetto: non sul rendering, ma sulla qualità reale degli spazi che verranno aperti e mantenuti nel tempo.
Viabilità, parcheggi e collegamenti con Tiburtina: la partita più delicata
Ogni volta che Roma prova a immaginare una grande opera, il nodo vero arriva sempre lì: la mobilità. Anche per Pietralata la partita si giocherà molto su accessi, flussi e sostenibilità dei collegamenti. Il progetto prevede 91.426 metri quadrati di parcheggi pubblici e privati a uso pubblico, con spazi interrati utilizzabili anche nei giorni senza eventi, parcheggi a raso e multipiano, più tre velostazioni.
Sono previsti 2.606 posti auto nel comparto stadio e nel Piano particolareggiato, 5.712 posti moto, oltre ai parcheggi di scambio lungo la linea B e la FL2.
Sul versante della mobilità dolce, il sistema ciclopedonale collegherà l’area alla rete esistente e alla stazione Tiburtina, con pista ciclabile lungo l’asse nord-sud, 3.582 posti bici, passerelle ciclopedonali e nuovi scavalchi. È probabilmente il capitolo più sensibile per chi vive la zona ogni giorno: la riuscita del progetto dipenderà molto dalla capacità di non trasformare le giornate di evento in un moltiplicatore di criticità.
Un investimento miliardario e il messaggio politico del Campidoglio
Maurizio Veloccia ha parlato di un investimento da 1,3 miliardi che porterà occupazione, sviluppo e una nuova vocazione del quadrante legata allo sport e alla ricerca. Nel dettaglio diffuso da Roma Capitale, l’investimento complessivo della As Roma ammonta a 1.047,79 milioni di euro, di cui 696,37 milioni per la realizzazione dello stadio e la parte restante per urbanizzazioni e costi di costruzione.
La differenza di cifra sta nel perimetro con cui viene raccontata l’operazione, ma il punto politico resta lo stesso: il Campidoglio vuole presentare il dossier come prova della propria capacità di reggere un iter complesso, superare i ricorsi e accompagnare una trasformazione urbana senza mettere soldi pubblici nella costruzione dell’impianto. È anche un messaggio che parla oltre il calcio: Roma vuole mostrarsi più credibile davanti ai grandi investimenti.
Dopo il sì definitivo al progetto, cosa aspetta ora lo stadio della Roma
Il voto dell’Assemblea non chiude il percorso, ma cambia nettamente il clima. Il nuovo stadio della Roma non è più l’ennesima idea sospesa nel catalogo infinito delle opere annunciate e mai partite. Da oggi è un progetto che ha superato uno snodo politico e amministrativo decisivo e che si prepara all’iter finale, con la conferenza di servizi indicata come prossimo passaggio. Per i romanisti è una promessa che comincia a prendere corpo.
Per Pietralata è l’inizio di una fase che porterà attese, domande, verifiche e inevitabilmente anche tensioni. Per Roma, infine, è un test serio sulla capacità di tenere insieme ambizione, qualità urbana e gestione concreta del territorio. La vera misura del successo non sarà soltanto vedere sorgere lo stadio, ma capire se insieme all’impianto nascerà davvero un pezzo di città migliore, più accessibile e più vivibile.