Roma si blocca a ogni temporale, trasporti fermi, metro e treni in tilt: “Gualtieri attui il Piano Piogge”

Bastano precipitazioni particolarmente intense perché una parte consistente del sistema urbano entri in difficoltà
Di Lina Gelsi
Maltempo. Metro di Roma, allagamenti
Maltempo. Metro di Roma, allagamenti

Il temporale che giovedì 10 settembre ha investito Roma ha riproposto un problema che ormai non può più essere archiviato come una successione di emergenze eccezionali. Bastano precipitazioni particolarmente intense perché una parte consistente del sistema urbano entri in difficoltà: strade allagate, sottopassi impraticabili, traffico paralizzato, alberi caduti, stazioni della metropolitana chiuse, collegamenti ferroviari sospesi o rallentati.

Per una capitale europea di quasi tre milioni di abitanti, nella quale ogni giorno si muovono centinaia di migliaia di pendolari e visitatori, una vulnerabilità di queste dimensioni pone una questione che riguarda direttamente la qualità e l’efficienza dell’amministrazione della città.

Il bilancio del 10 settembre è eloquente. I Vigili del Fuoco hanno effettuato oltre 120 interventi in poche ore per allagamenti, alberi e rami caduti, pali e altre situazioni di pericolo. Automobilisti sono rimasti bloccati dall’acqua sulla via della Stazione Aurelia e sulla Cristoforo Colombo, mentre numerosi quartieri hanno dovuto fare i conti con strade difficilmente percorribili e una viabilità pesantemente congestionata.

Metro e ferrovie, il maltempo colpisce il sistema dei trasporti

La criticità più preoccupante riguarda la capacità dell’intero sistema dei trasporti di continuare a funzionare durante eventi meteorologici intensi.

Sulla Metro A sono state chiuse stazioni a causa dei danni provocati dal maltempo. Subaugusta è stata interessata dalla sospensione del servizio e successivamente anche Anagnina è stata chiusa, con limitazione dei treni e attivazione di collegamenti sostitutivi. Ancora venerdì 11 settembre risultavano segnalazioni relative alle stazioni di Lucio Sestio e Cinecittà.

Contemporaneamente sono emersi problemi sulla rete ferroviaria. Dalle 17.30 del 10 settembre la circolazione sulle linee Roma-Cassino, Velletri, Albano e Frascati è stata sospesa in prossimità di Ciampino per un inconveniente tecnico alla linea durante il maltempo. Sulla Roma-Formia/Nettuno i rallentamenti hanno raggiunto i 50 minuti fra Torricola, Pomezia, Campoleone e Latina.

Il risultato è un effetto domino che coinvolge chi utilizza la metropolitana, chi raggiunge Roma dalla provincia, chi si muove in automobile e chi dipende dagli autobus rimasti intrappolati nella congestione stradale. Non è necessario che si interrompa contemporaneamente ogni servizio della città per parlare di un problema strutturale: è sufficiente osservare quante infrastrutture fondamentali possano entrare in sofferenza nello stesso arco di poche ore.

Una Capitale non può considerare normale il blocco dopo un nubifragio

È su questo punto che interviene Fabio Schiuma, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, con un attacco diretto al sindaco Roberto Gualtieri.

«È inaccettabile che ogni volta che piove Roma si trasformi in una città da terzo mondo: strade allagate, traffico paralizzato, sottopassi impraticabili e cittadini costretti a convivere con disagi che ormai non possono più essere liquidati come emergenze imprevedibili».

Al di là della durezza dello scontro politico, il problema sollevato riguarda una questione concreta: Roma deve essere organizzata per affrontare precipitazioni violente senza perdere contemporaneamente funzionalità in settori essenziali della mobilità urbana.

L’intensificazione degli eventi meteorologici impone certamente investimenti sulle infrastrutture, ma impone anche manutenzione ordinaria, pulizia delle caditoie, monitoraggio dei sottopassi, controllo delle alberature, presidio dei punti maggiormente soggetti ad allagamento e una macchina operativa pronta prima dell’arrivo delle precipitazioni.

Schiuma sintetizza così la sua critica: «Il problema non è la pioggia, ma arrivare ogni volta impreparati alla pioggia. Roma non può continuare a rincorrere l’emergenza quando l’acqua è già arrivata».

Il Piano Piogge proposto da Schiuma e quella mozione del 2006

Il dirigente di Fratelli d’Italia rilancia quindi il cosiddetto “Piano Piogge”, un modello organizzativo che sostiene di aver proposto già vent’anni fa.

Schiuma ricorda che il 13 dicembre 2006 venne approvata in Campidoglio una sua mozione che prevedeva l’impiego di mezzi e squadre operative calibrato sull’intensità delle precipitazioni.

La proposta comprende l’utilizzo preventivo di idrovore mobili nei punti della città maggiormente esposti agli allagamenti, squadre incaricate di mantenere libere caditoie e bocche di lupo e personale sul territorio capace di individuare rapidamente le situazioni critiche, consentendo l’intervento prima che una strada o un sottopasso diventino impraticabili.

È soprattutto il concetto di prevenzione che appare decisivo. Le precipitazioni intense non costituiscono infatti un rischio sconosciuto all’amministrazione capitolina.

La Strategia di adattamento climatico di Roma Capitale, approvata dall’Assemblea Capitolina nel gennaio 2025, colloca proprio piogge intense e alluvioni capaci di mettere a rischio quartieri e infrastrutture fra le quattro principali priorità per il futuro della città. Il documento indica inoltre quasi 400 mila residenti nelle aree a rischio idrogeologico.

Roma Capitale riconosce espressamente che le precipitazioni tendono a concentrarsi in giornate caratterizzate da fenomeni molto intensi, con conseguenze sulle strade, sulle stazioni e sulle infrastrutture.

Il problema non può essere affrontato soltanto dopo l’allagamento

Proprio l’esistenza di una strategia climatica rende ancora più importante verificare la traduzione dei programmi in interventi visibili sul territorio.

Una città estesa come Roma non può evidentemente eliminare qualsiasi disagio provocato da un nubifragio eccezionale. Nessuna metropoli può garantire che un fenomeno atmosferico violento non produca mai conseguenze. Il livello di efficienza di una Capitale si misura però nella capacità di limitare quelle conseguenze, mantenere operative le infrastrutture fondamentali e ridurre i tempi necessari al ritorno alla normalità.

Il punto riguarda anche la vita quotidiana delle persone. La chiusura di una stazione della metropolitana, la sospensione di una linea ferroviaria, un sottopasso sommerso o un’importante arteria trasformata in un enorme ingorgo non rappresentano disagi separati. Per il cittadino diventano ore sottratte al lavoro, alla famiglia, agli appuntamenti, alla possibilità di rientrare a casa.

Ed è difficile continuare a considerare accettabile che il deterioramento delle condizioni meteorologiche produca periodicamente una crisi così estesa della mobilità cittadina.

Schiuma a Gualtieri: «Il Piano Piogge è sul tavolo da vent’anni»

Schiuma chiede quindi al sindaco Gualtieri di passare rapidamente dalla programmazione alla capacità operativa sul territorio.

«Gualtieri parla di resilienza e adattamento climatico, ma una Capitale europea deve essere capace innanzitutto di affrontare concretamente un temporale», afferma il dirigente di Fratelli d’Italia, ricordando che la stessa strategia capitolina individua le precipitazioni intense e gli allagamenti fra le principali criticità.

La richiesta finale è esplicita: «Sindaco Gualtieri, il Piano Piogge è sul tavolo da vent’anni. La mozione è stata persino approvata».

Il nubifragio del 10 settembre consegna quindi alla politica romana una questione che supera la polemica fra maggioranza e opposizione. Gli eventi meteorologici estremi saranno probabilmente una componente sempre più rilevante nella gestione delle grandi città. Roma dispone già di studi, mappe dei rischi e strategie di adattamento. Adesso il giudizio dei cittadini si concentrerà inevitabilmente sulla capacità di trasformare quei documenti in manutenzione, prevenzione e interventi tempestivi.

Perché una capitale europea deve poter continuare a funzionare anche mentre piove.

 
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