Roma prepara bus senza conducente e taxi autonomi: i primi mezzi potrebbero arrivare entro tre anni

Roma avvia il progetto per bus a guida autonoma SAE 4. Serviranno 5G, gemello digitale e nuove norme: primi mezzi possibili entro tre anni
Di Alessandra Monti
Taxi in fila senza autista

Roma comincia a preparare le proprie strade all’arrivo dei veicoli senza conducente. Il Campidoglio ha avviato il percorso per sperimentare nella Capitale mezzi a guida autonoma di livello SAE 4, una tecnologia che permette al veicolo di muoversi senza l’intervento continuo di una persona al volante all’interno di determinate aree e condizioni operative. L’obiettivo è arrivare ai primi servizi entro due o tre anni, partendo verosimilmente da minibus destinati al trasporto pubblico e aprendo successivamente la strada anche ad altre applicazioni, compresi in prospettiva i taxi autonomi.

Roma cerca le aziende che porteranno in strada i primi mezzi autonomi

Il progetto ha compiuto un passaggio concreto con la pubblicazione della manifestazione di interesse destinata agli operatori tecnologici disponibili a lavorare insieme a Roma Capitale. L’avviso resterà aperto fino al 31 dicembre 2026 e riguarda lo sviluppo e la sperimentazione della guida autonoma avanzata nella mobilità urbana.

Non si tratta ancora di una gara né dell’affidamento di un servizio. La procedura serve a individuare imprese qualificate con cui costruire il progetto, accedere ai finanziamenti europei e definire progressivamente il sistema necessario per far circolare veicoli completamente autonomi sulle strade della città. Potranno partecipare gli operatori che dispongono dei requisiti previsti per le sperimentazioni stradali.

L’ambizione dichiarata dall’amministrazione capitolina è particolarmente significativa: arrivare all’omologazione del primo veicolo di livello 4 in Italia utilizzato per un servizio rivolto ai cittadini.

Che cosa significa guida autonoma di livello 4

Il livello SAE 4 rappresenta un salto notevole rispetto ai sistemi di assistenza alla guida presenti oggi sulle automobili di ultima generazione. Non parliamo soltanto di frenata automatica, mantenimento della corsia o regolazione della velocità.

All’interno dell’area e delle condizioni per cui è stato progettato, un veicolo di livello 4 può prendere autonomamente le decisioni necessarie alla circolazione, controllando accelerazione, frenata, sterzo e comportamento rispetto agli altri utenti della strada senza richiedere una supervisione costante da parte del conducente.

Per Roma significherebbe poter immaginare piccoli autobus capaci di percorrere itinerari prestabiliti, collegamenti a chiamata o servizi dedicati a zone particolari della città senza un autista tradizionale alla guida.

Una delle priorità indicate riguarda proprio i cittadini con maggiori difficoltà negli spostamenti, come anziani e persone con disabilità, per i quali nuovi servizi flessibili potrebbero affiancare il trasporto pubblico ordinario.

Perché servono 5G e un gemello digitale di Roma

Portare un mezzo senza conducente sulle strade romane è però molto più complicato che effettuare una dimostrazione su un circuito chiuso.

Un veicolo autonomo deve conoscere con enorme precisione ciò che incontra lungo il percorso: carreggiate, corsie, semafori, incroci, cantieri, segnaletica, ostacoli, deviazioni e condizioni della strada. Per questo Roma punta alla costruzione di un vero ecosistema digitale capace di accompagnare la sperimentazione.

Servirà una copertura di rete adeguata, compresa quella 5G, estesa anche nei punti più complessi della città, dai tunnel ai ponti. Un altro elemento fondamentale sarà il cosiddetto gemello digitale di Roma, cioè una rappresentazione virtuale aggiornata della città e delle sue infrastrutture che permetta ai sistemi tecnologici di disporre di informazioni precise sull’ambiente nel quale si muovono.

Questa necessità porta con sé una conseguenza tutt’altro che secondaria: anche la manutenzione della segnaletica stradale dovrà raggiungere standard molto più elevati. Per una persona una linea parzialmente cancellata sull’asfalto può essere comunque interpretabile; per un sistema automatizzato la precisione delle informazioni rappresenta invece una condizione essenziale.

Il vero ostacolo resta il Codice della strada

La tecnologia da sola non basta. Prima che un autobus completamente autonomo possa trasportare normalmente passeggeri a Roma dovrà cambiare anche il quadro normativo italiano.

Le norme attuali sono ancora costruite attorno al principio della presenza di un conducente umano e questo limita la possibilità di utilizzare pienamente mezzi SAE 4 nei servizi ordinari. Il percorso capitolino dipenderà quindi anche dall’evoluzione della legislazione nazionale.

È uno dei motivi per cui l’orizzonte indicato non è immediato. L’amministrazione considera necessari almeno due anni per creare un ambiente tecnologico, infrastrutturale e normativo adeguato. La finestra realistica per vedere i primi mezzi potrebbe quindi collocarsi nell’arco di due o tre anni.

Bus autonomi prima dei taxi, ma lo scenario può cambiare la mobilità romana

La prima applicazione appare più facilmente realizzabile attraverso minibus o navette inseriti in percorsi controllati. Il taxi autonomo rappresenta invece un passaggio più complesso, perché dovrebbe muoversi su itinerari variabili, affrontare una quantità molto maggiore di situazioni imprevedibili e inserirsi in un settore regolato da licenze e norme specifiche.

Proprio il mondo dei taxi romani sta attraversando una fase di profondo rinnovamento. Nel corso dell’estate Roma Capitale ha superato quota mille nuove licenze assegnate e ha previsto oltre due milioni di euro per modernizzare Taxiweb e il servizio Chiama Taxi 060609. L’eventuale arrivo futuro di robotaxi si inserirebbe quindi in un settore che nei prossimi anni potrebbe cambiare sia dal punto di vista numerico sia tecnologico.

Resta naturalmente da capire quale spazio potrà essere riservato a questi servizi e quale rapporto verrà costruito con gli operatori tradizionali.

La prova più difficile sarà proprio guidare a Roma

La Capitale rappresenta un banco di prova particolarmente impegnativo. Il sistema dovrebbe imparare a gestire grandi arterie e vicoli del centro, rotatorie, motorini, pedoni, biciclette, doppie file, cantieri, deviazioni temporanee e una rete stradale che cambia caratteristiche nel giro di poche centinaia di metri.

Proprio per questo Roma non partirà direttamente con una diffusione generalizzata dei veicoli autonomi. Le sperimentazioni dovrebbero svilupparsi progressivamente attraverso ambienti controllati e living lab già disponibili, verificando prima di tutto sicurezza e affidabilità.

La guida autonoma potrebbe inoltre offrire una risposta a un problema che riguarda ormai numerose città europee: la difficoltà nel reperire conducenti per il trasporto pubblico. Non significa che autobus e taxi tradizionali siano destinati a scomparire nel giro di pochi anni. Significa invece che Roma sta iniziando a costruire una possibile alternativa per alcuni servizi e alcune tratte.

Se il percorso normativo e tecnologico procederà senza ritardi, entro il 2028-2029 vedere per le strade della Capitale una navetta che si ferma alla fermata, apre le porte e riparte senza una persona seduta davanti al volante potrebbe non essere più soltanto un’immagine da città del futuro.

 
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