Roma potrebbe ritrovare nel Tevere una vera via di collegamento con il suo Litorale. La Regione Lazio sta lavorando a un progetto per rendere navigabile il tratto compreso fra Ponte Marconi e Ostia, con l’obiettivo di arrivare già a settembre alla fase progettuale. L’idea apre una prospettiva nuova per una città che da decenni vive accanto al proprio fiume senza riuscire a utilizzarlo pienamente come infrastruttura urbana, turistica e ricreativa.
Il progetto è ancora nella fase preliminare, ma il passaggio previsto a settembre rappresenta il primo momento concreto per capire quali interventi saranno necessari, quali costi comporteranno e soprattutto se sarà possibile costruire un collegamento fluviale stabile fra Roma e il mare.
Regione Lazio e Università Roma Tre stanno lavorando allo studio di fattibilità. L’assessore regionale alla Mobilità Fabrizio Ghera ha indicato nella progettazione il prossimo passaggio necessario per trasformare una possibilità finora discussa in un piano tecnicamente valutabile.
Da Ponte Marconi verso Ostia, dove il Tevere può tornare una via di trasporto
Il primo tratto sul quale si concentra il lavoro parte da Ponte Marconi e procede verso il Litorale. La scelta non è casuale. Risalendo il fiume verso il centro di Roma emergono problemi molto più complessi, legati ai dislivelli e alle rapide che oggi impediscono di immaginare una navigazione ordinaria senza interventi strutturali particolarmente impegnativi.
Verso Ostia, invece, il progetto appare più realistico e potrebbe consentire di costruire progressivamente un sistema di navigazione collegato alla città.
Per adesso non esistono ancora un calendario definitivo dei lavori, una data di entrata in funzione del servizio o una stima precisa dell’investimento necessario. Tutti questi elementi dovranno emergere proprio dalla fase progettuale.
Il punto interessante riguarda però la prospettiva: trasformare una parte del Tevere in una direttrice utilizzabile per spostamenti, attività turistiche e collegamenti con il Litorale.
Roma ha costruito gran parte della propria storia sulle rive del fiume, ma il Tevere contemporaneo è rimasto in larga misura separato dai flussi quotidiani della città. I muraglioni, il traffico stradale, la difficoltà di accesso ad alcune sponde e la mancanza di servizi continui hanno progressivamente ridotto il rapporto diretto fra i romani e il fiume.
Un collegamento fluviale potrebbe cambiare il rapporto fra Roma e il mare
L’ipotesi di navigare da Ponte Marconi verso Ostia avrebbe un significato che supera quello del semplice trasporto.
Potrebbe diventare un nuovo modo per raggiungere il Litorale, soprattutto se il servizio venisse integrato con autobus, metropolitana e ferrovia. Potrebbe inoltre creare itinerari turistici collegati a Ostia Antica, al territorio del Municipio X e alle aree naturalistiche prossime alla foce.
La reale utilità dipenderà inevitabilmente dalla qualità del progetto. Serviranno approdi facilmente raggiungibili, tempi di percorrenza competitivi, collegamenti con il resto del trasporto pubblico e un’organizzazione capace di rendere il battello un servizio utilizzabile e non soltanto un’esperienza occasionale.
È su questo terreno che si misurerà la differenza fra una buona idea e una nuova infrastruttura della città.
Lungo il Tevere individuati 31 lotti per nuove attività
La navigabilità non è l’unico intervento allo studio. La Regione Lazio ha individuato anche 31 lotti distribuiti lungo il corso del Tevere, comprendendo aree libere e concessioni prossime alla scadenza.
Questi spazi potranno essere destinati ad attività sportive e ricreative, manifestazioni, servizi per la manutenzione delle imbarcazioni e strutture espositive.
La disponibilità di nuove aree può diventare un elemento importante per rendere le sponde più frequentate e ordinate, creando funzioni capaci di attrarre cittadini durante tutto l’anno.
Roma dispone di chilometri di fiume che attraversano quartieri molto diversi, dal centro alle zone meridionali della Capitale. Restituire continuità agli spazi lungo il Tevere potrebbe contribuire a costruire una rete di attività sportive, culturali e ricreative legate direttamente all’acqua.
I barconi abbandonati restano uno dei problemi da risolvere
Un capitolo più complicato riguarda i barconi presenti lungo il Tevere. Una parte delle imbarcazioni appartiene a privati, mentre altre risultano inutilizzate o abbandonate.
In alcuni casi risalire ai proprietari può essere difficile e la rimozione può richiedere procedimenti amministrativi o giudiziari.
La questione assume un peso maggiore se il fiume dovrà ospitare una navigazione più regolare. Sicurezza degli ormeggi, ostacoli presenti lungo il corso d’acqua e condizioni delle imbarcazioni dovranno essere affrontati con criteri più rigorosi.
Un Tevere utilizzato quotidianamente richiede infatti una gestione diversa rispetto a quella di un fiume considerato soprattutto come elemento del paesaggio urbano.
Navigabilità e balneabilità sono due progetti completamente diversi
La possibilità di navigare sul Tevere non significa che il fiume possa diventare automaticamente balneabile.
Sono due obiettivi distinti che richiedono interventi di natura profondamente diversa. Per la navigazione bisogna intervenire soprattutto sulle condizioni del corso d’acqua, sulla sicurezza, sugli approdi e sugli ostacoli presenti. La balneabilità dipende invece dalla qualità delle acque e da parametri sanitari e ambientali molto più complessi.
Fabrizio Ghera considera la navigabilità un obiettivo più facilmente raggiungibile rispetto alla possibilità di fare il bagno nel Tevere, tema sul quale Roma Capitale sta lavorando guardando anche all’esperienza realizzata a Parigi sulla Senna.
Relitti rimossi e nuovi mezzi elettrici per pulire il fiume
Alcuni interventi sul basso Tevere sono già cominciati. Nel mese di maggio sono stati avviati lavori finanziati con 500 mila euro per rimuovere relitti affondati o semi-affondati, soprattutto nelle zone più vicine alla foce e nell’area dell’Isola Sacra.
L’eliminazione di queste imbarcazioni permette di migliorare la sicurezza del corso d’acqua e contemporaneamente di ridurre elementi di degrado ambientale.
È entrata inoltre in servizio una seconda Pelikan Eco 23, unità navale completamente elettrica utilizzata per raccogliere i rifiuti galleggianti nel Tevere e nell’Aniene.
Sono interventi che acquistano un significato ulteriore nel momento in cui il fiume viene immaginato come uno spazio nuovamente utilizzabile dalla città.
Roma può tornare a vivere il suo fiume
La fase progettuale prevista a settembre dovrà trasformare l’ipotesi in numeri, soluzioni tecniche e tempi concreti. Sarà necessario capire dove realizzare gli approdi, quali lavori servano per garantire la navigazione, quanto possa costare il servizio e quale modello di gestione sia più efficace.
La questione più interessante riguarda però il ruolo che Roma intende assegnare al Tevere nei prossimi anni.
Un fiume navigabile da Ponte Marconi fino a Ostia potrebbe diventare una nuova porta verso il mare, un percorso turistico, una componente della mobilità cittadina e un motore per il recupero delle sponde.
Per Roma sarebbe soprattutto l’occasione di riportare il Tevere dentro la vita della città, trasformandolo da elemento che si osserva attraversando un ponte a spazio utilizzato, frequentato e collegato ai quartieri che incontra lungo il suo percorso.